la biblioteca di Chtulhu Recensioni

Gli antenati dei blogger

Prima di stilare una possibile lista di blogger ante-litteram, antenati dei blogger o precursori del blogging (le sto mettendo tutte pur di salire nei motori di ricerca) dovremmo stabilire un paio di cosette.

La prima è che questa rubrica non vi abbandonerà. Ci saranno altri appuntamenti in cui affronteremo ogni volta una questione inerente l’essere blogger o tenere un blog, vi darò dei consigli dal mio personale dacheppulpito esperienziale e così potrò rimediare consigli o sconsigli io stesso: soprattutto grazie ai vostri commenti amorevoli, ci conto.

Sarà un’occasione per riflettere, discutere e arraparci intorno alla faccenda del blogging come attività onanistica ma spiritualmente corroborante, pleonastica e gnurante, divertente ma seria. Serissima, anzi, così tanto che quasi sarebbe il caso di pigliarla un po’ per il culo.

Seconda questione da appuntare sulle vostre spaziose fronti è: smettetela di leggere i blog! O meglio non riducete le vostre quotidiane abluzioni mentali, informative e narrative a qualche tronfio scribacchiotto nato, cresciuto e pasciuto nella rete. Sarebbe come scrivere recensioni metal limitandosi a leggere riviste metal, chiaro? All’inizio può far bene perché incoraggia a provarci, poi però bisogna darci un taglio e misurarsi con gente che ha saputo tirar su scrittura in grado di reggere i giorni, i mesi e gli anni.

Poiché un blogger, come qualsiasi cazzo di scrittore deve aspirare all’immortalità, chiaro? Fate finta di no, negatelo pure sotto tortura ma in fondo in fondo chiedete questo a voi stessi. Volete sì diventare grandi? Far cose che durino nel tempo? Che comunichino qualcosa non solo ai vostri 3 lettori di tutti i giorni ma pure ai loro nipoti?

Bene, perché la strada per arrivarci non è questa.

La maggior parte di noi è solo capace di generare delusione, imbarazzo e un senso di profonda sciatteria persino in quei tre lettori affezionati se disgraziatamente fanno un giro negli archivi dei nostri blog. Avete mai letto o riletto i primi articoli dei vostri blogger preferiti? Se volete che continuino a esserlo vi consiglio di non farlo mai. E non pensate che “sì, però poi sono migliorati, hanno guadagnato robustezza nel prosare, hanno uno stile definito, una visione più matura delle cose…” vi assicuro che dopo un anno, qualsiasi articolo fico di un blogger si scioglie come neve gialla al sole e lascia l’odore tipico dei cani da slitta eschimesi.

I blogger devono prima di tutto amare ciò che fanno. Il resto verrà di conseguenza. Il problema principale della maggior parte di loro (qui io mi levo) non ama ciò che fa. Considera il blogging come la disperata danza di uno scrittore che aspira a cose più alte (TV, giornali de carta, radio vere e non podcast o stazioncine via internet, riviste de carta, fumetti, romanzi de carta de carta e de carta).

De carta. De carta. De cartaaaa! Il blogger è ossessionato dalla carta. Odia il digitale. Se vi dice che non è vero, al 90 per cento mente. Pubblica ebook e scrive su venti blog pur di evadere da questa trincea che lo fa sentire così patetico e anonimo. Odia l’editoria che lo ignora, detesta gli scrittori senza talento che però pubblicano in nome della sua stessa generazione e cose che finiscono effettivamente sulle vetrine della Feltrinelli. Il blogger pensa che il mondo dei libri faccia schifo e il fatto che lui non venga accolto a manciate di fiori e tartine ogni volta che prova a entrarci ne è una prova ulteriore.

Lo scrittore internettaro di oggi è tipo il vecchio complessino punk degli anni 80 (in Italia, intendo). Scrive e pubblica certo di far parte di una rivoluzione e sputa addosso all’etablishement costituito ma in fondo in fondo tra vent’anni, quando sarà finalmente approdato sotto l’ala di una casa editrice fideizzante, tipo Marsilio, desidererà veder stampati tutti i suoi ebook, come oggi i vecchi gruppi punk pubblicano cofanetti celebrativi a cifre altissime, con copertina pop-up dei loro antichi demo da guerra senza quartiere dei giorni andati.

No, il vero blogger scrive su un blog e non pensa ai romanzi, non pensa a niente. Crede solo di aver trovato la sua sedia e da lì fa ciò che vuole, scrive su tutto senza peli sulla lingua, sproloquia, piagnucola, si autoincensa, lecca il culo e sbertuccia i grandi con sollazzo di se stesso e chi lo legge. Ma il punto forte e inamovibile è solo uno: se gli chiedono di traslocare le sue scemenze in una redazione o sotto l’insegna di un grande editore gli prende un attacco di gotta e rifiuta. E soprattutto non caga il cazzo al mondo se lui tiene un blog.

Il vero blogger non deve solo bloggare (verbo inteso come genere letterario e non come dimensione comunicativa). Può essere poeta, romanziere, saggista… tutto quello che vuole. Ciò che conta è sapere che scrivere su un blog non è una palestra, non è uno scherzo e non è una cosa che dura poco. Se lo fa ottiene proprio quei risultati effimeri di cui parlavamo sopra. E sarebbe un peccato perché là fuori ci sono dei lettori veri, gente che segue e legge più i blog che i giornali e i romanzi veri. Perché giocarseli così?

Ci torneremo. Ora parliamo degli antenati dei blogger. Ogni forma letteraria, soprattutto agli inizi, quando viene considerata “nuova” deve sempre aggrapparsi a delle tradizioni. Anche senza averle finisce per crearsene. Prendete il romanzo. Non era poesia, non era saggistica, non era nessuna delle forme di scrittura esistenti e ha finito per combinarle insieme traendo ispirazione proprio da quegli autori che in qualche modo si sono prestati a ottenere gli stessi obbiettivi del romanziere: comunicare una visione del mondo, intrattenere, approfondire, appassionare.

Casanova scriveva le sue memorie, ormai diventate alla stregua di un romanzaccio erotico superpatinato ma citava il Tasso, non Defoe.

Ok, ogni tipo di scrittura vuole intrattenere, approfondire, appassionare eccetera, ma per il feulletonista dell’800 fu naturale appellarsi alle dinamiche e la vena narrativa di Shakespeare per imbastire storie lunghe puntate e puntate, per non parlare dei classici greci e latini.

I primi romanzieri leggevano i poeti e i filosofi e speravano un giorno di poter aspirare a quelle forme alte di letteratura, ecco la verità. Vi ricorda qualcosa?

Il romanzo ha iniziato a morire quando ha dato il via all’autoesplorazione, la metaindagine romanzesca all’interno di se stessa. Non crediate che sappia cosa sto dicendo, eh? Però suvvia, seguitemi ancora un po’. Quando il romanzo ha iniziato a trarre spunto dal romanzo stesso è morto. E dopo che è morto il romanzo, anche la borghesia non ha più resistito. Il blogger dovrebbe leggere altro, quindi. Trarre ispirazione da altre forme letterarie che non siano i blog. Se vogliamo crescere sul serio, combinare qualcosa di grandioso, smettiamola di misurarci il pene tra noi e peggio di spompinarci a vicenda. Non c’è nessuna scena intellettuale da nutrire a suon di spermabyte nel mondo dei blogger italiani.

Cerchiamo ispirazione in coloro che prima di noi hanno tentato di fare qualcosa di avvicinabile al blogging. Ma cos’è la letteratura da blog? Semplice: un misto di invettiva, pamphlet, editoriale, recensione, tema scolastico e lettera aperta a un giornale. Leggendo e scrivendo mi accorgo che non sono le recensioni, le schede di approfondimento su un dato argomento o i report di viaggi, di cucina o qualsiasi altra cosa, a interessare sul serio il pubblico (a parte le ricette) e forse nemmeno chi li scrive. È quando il blogger sbrocca e se la prende con qualcosa che odia o parla anche di qualcosa che ama, di se stesso, delle proprie fantasie, delle idiosincrasie, a quel punto la gente finisce per amarlo, seguirlo e dargli punteggi altissimi in termini di visite.

Non dico che sia la sola forma di scrittura da praticare se si ha un blog, però è la più divertente, appagante, fica in assoluto.

Ho chiesto in giro, ho ripensato agli autori che mi hanno personalmente ispirato, ho cercatato su internet e questa è la lista degli scrittori che un blogger dovrebbe leggere, una tradizione a cui appellarsi, con cui nutrire la propria verve bloggista e magari ripudiarla poi. Insomma fate voi.

1 – Karl Krauss

2 – Frank Zappa

3 – Giovenale

4 – F.W Nietzsche

5 – Elio Vittorini

6 – Jack Kerouac

7 – Luciano Bianciardi

8 – Gianni Brera

9 – Trilussa

10 – Gabriele D’Annunzio

11 – S.A. Kierkegaard

12 – Samuel Johnson

13 – Emil Cioran

14 – Max Frisch

15 – Luis Ferdinand Celine

16 – W.G. Gombrowicz

17 – Virginia Woolf

18 – G.G. Byron

19 – Jean Cocteu

20 – Marco Polo

21 – R.W. Emerson

22 – H.D Thoreau

23 – Giuseppe Prezzolini

24 – Alberto Savinio

25 – H.P. Lovecraft

26 – Charles Bukowski

27 – G.B. Shaw

28 – Lester Bangs

29 – Hunter S. Thompson

30 – Lanny Bruce

31 – Tom Wolfe

32 – Rodolfo Walsh

33 – Truman Capote

34 – Norman Mailer

35 – Oriana Fallaci

36 – Philip Roth

37 – Ryszard Kapuscinski

38 – Mark Twain

39 – Jonathan Swift

40 – Robert Crumb

41 – Adolf Hitler

42 – Lev Tolstoj

43 – Michel E. de Montagne

44 – Luca Signorelli

45 – Roberto Cotroneo

46 – Giampaolo Rugarli

47 – Massimiliano Parente

48 – Massimo Fini

49 – Italo Svevo

Potevo arrivare a 50 ma non c’è stato verso.

Ok, se pensate che io li abbia letti tutti state fuori. Ne conosco appena la metà e ne ammiro davvero solo una decina, ma questo è il listone completo che è venuto fuori dal mio sondaggio. Alcuni dei nomi mi sono stati motivati, certo, ma non ho ritenuto di aggiungere didascalie per pigrizia e soprattutto in fondo le spiegazioni personali della scelta contano poco. Sta a voi esplorare, scoprire come mai qualche blogger o scrittore digitale ha individuato in quel determinato nome una fonte di ispirazione.

Se volete proprio saperlo, la maggior parte dei blogger, letterati, intellettuali che ho interpellato ha detto che molta di questa gente pubblicava in proprio, era tagliata fuori dai giri culturali che contavano e aveva uno spiccato senso critico nei confronti del mondo contemporaneo.

Alcuni di loro sono ancora vivi, avete ragione, ma il discorso non cambia, coniugatelo al presente, il concetto vale pure per loro.

In ogni caso, se non avete mai assaggiato questi autori, ve li consiglio. Tutti. Io lo sto facendo e lo farò fino in fondo. Credo che possano dare una bella spinta ricostituente a tutti noi, marmaglia venuti su a pane e riviste, fumettacci e film dell’orrore. E non dite che conoscete anche Tortoieski e Calbino. Le letture scolastiche non contano un cazzo.

C’è chi ha sentenziato che in fondo molti di questi autori sono gli antenati di tutti. Vero, ma non tutti sono gli antenati pure dei blogger. Prendete un tipo come Faulkner o magari Arthur Miller e Kant.

P.S. Questo articolo e quelli che seguiranno sull’argomento sono contraddittori e incoerenti, ma ho tutto il diritto di esserlo. In quanto blogger sono un tipo di scrittore neonato e ho la prerogativa di strillare per comunicare, farvi annusare la mia cacca e cambiare spesso opinione su ciò che voglio e ciò che mi spaventa.

Ti potrebbe interessare anche