Editoriali I Comandamenti del Blogger

2 – Voi siete blogger e tanto vi basta

Tu sei orgoglioso di essere un blogger. Non aspiri alla carta. Il tuo futuro è qui. Fico no? Immagino che la maggior parte di chi abbia aperto o stia per aprire un blog non la pensi così e invece volenti o no, è così che deve essere. So cosa credono in molti e lo so perché anche io lo credevo: scrivo su internet, mi metto in mostra e guadagno lettori e contatti con cui un giorno raggiungerò il traguardo delle pubblicazioni vere, con editori di prestigio, premi strega e tutto il resto della fiaba. Sbagliato. È praticamente finita l’era in cui La Repubblica commissionava articoli sul mondo dei blog o intervistava la tipa de Le Malvestite. È finito il tempo in cui un editore prendeva il meglio dei pezzi di un blog e con l’autore ne ricavava un romanzo o un saggio su qualche argomento di scottante attualità tipo essere zoccole oggi o come pensare vaginalmente in questo mondo di nerboruti impotenti senza peli e senza palle. Questo però non vuol dire che i blog siano morti (lo sono per la logica cannibale dei quotidiani, dove tutto può essere notizia e poco dopo macero) ma gli editori tradizionali hanno capito che il blogger in gamba non sempre si trasforma in uno scrittore vero, anzi, sovente è proprio quello sfondo mediatico peculiare a diminuire i limiti ed esaltarne i pregi, cosa che una volta passato al libro “normale” non si ripete, anzi, si smentisce: mancanza di approfondimento, umorismo stantio e soprattutto un respiro che sulla pagina si riduce a qualche breve e flatulento sbuffo da provocatore qualunquista. Se vi è successo non sentitevi scrittori falliti ma ancora di più dei veri bloggerz!

Insomma, oggi si apre un blog, si raggiungono migliaia di visite ma è inutile poi bussare alla Mondadori per dirgli che si è “visitati” da miriadi di testuggini: non fa più alcuna impressione, anzi.

Intendiamoci, è molto difficile arrivare ad avere un seguito di 14milioidi di lettori quotidiani e se ci si riesce con un bloggetto, tanto di cappella, però tutto ciò non vi rende scrittori da lanciare, ma solo dei bravi blogger e il mondo triste in cui vivete cambierà giusto se avrete il coraggio e l’umiltà di sentirvi realizzati per ciò che siete, sfanculando l’editoria e la carta, i romanzi, i racconti, i saggi, i reportage giornalistici via Wikipedia e YouTube e tutte le solite stronfiate da pagina culturale riciclata.

Siate blogger, non scrittori! Tenetelo a mente e fate del vostro meglio per continuare a essere i migliori. Pregate affinché la gente non si accorga che in realtà siete autori, narratori, saggisti, giornalisti rifugiati in internet, perché tutte queste categorie letterarie hanno guadagnato credibilità e rispetto tra la gente ma allo stesso tempo sono diventate sinonimo di noia. Aprire ogni giorno un blog e leggere un articolo non fa sentire alla gente il peso di avere un volume tra le mani e mettere alla prova il proprio cervello, solo di ammazzare il tempo, di divertirsi un po’. Questa è la vostra arma. Il pubblico vi sottovaluta e vi segue incuriosito. Non è un caso che l’autore di un blog di successo poi fallisca nelle librerie: il pubblico non voleva l’ennesimo scrittore di libri, ma qualcosa di diverso da leggere. Non è strano che le vostre visite diminuiscano se iniziate a pubblicare un romanzo a puntate invece dei soliti articoli in cui sparate a zero sull’ultimo film di Spielberg?

Siate bravi blogger, magari non potreste essere niente di diverso. Non consideratelo una tappa nella vostra ascesa letteraria. Siete già arrivati. È il vestito che dovevate e potevate indossare. Siete magnifici. Credetemi, grandi scrittori affermati non sono bravi quanto voi. Vengono letti i loro blog ma solo per via del nome già noto e stimato. Non sanno neanche cosa sia un blog. Pensano basti pubblicare lettere aperte alla nazione dei loro lettori, aggiornamenti sui loro libri in lavorazione e cose da funclub di questo tipo. Parlano sovente di scrittura… e di che altro? La loro vita è quella. Voi invece parlerete di vita che poi è ciò di cui la gente vuol leggere. Racconterete di come non riusciate a tenervi un lavoro decente. Direte al mondo come avete ideato il sistema infallibile per circuire una Milf, sperimentandolo sulla vostra pellaccia. Li avrete ai vostri piedi, i lettori. Lettori veri.

Pensate che poteva andarvi peggio se i blog non fossero esistiti. Oggi sareste scrittori frustrati chiusi in una cameretta a riempire pacchi di manoscritti impubblicati, romanzi tipo saghe famigliari o centinaia di racconti minimalisti e solo perché da ragazzetti prendevate sempre dieci sui temi e una professoressa vi incoraggiò a scrivere. Ora eccovi lì a sprecare l’esistenza su forme letterarie che non sono le vostre. Quanti falsi Faulkner e Carver ci sono stati risparmiati dai blog? Io credo sempre troppo pochi, ma nel futuro le cose cambieranno ancora in meglio.

Essere un blogger diventerà una cosa rispettabile solo quando chi lo è smetterà di vergognarsene o una fase di transizione o considerarlo un tentativo furbo di raggiungere l’attenzione di chi fa pubblicare libri veri. Capisco che questo potrebbe essere il solo stimolo necessario a farvi sopportare la fatica di postare qualcosa ogni giorno o una volta a settimana, ma non vi sto dicendo di smetterla di considerarlo un investimento. Guardate comunque la cosa in prospettiva. Avrete sempre più visite e diventerete amati e celebrati e forse tra qualche decennio un editore normale deciderà di raccogliere le vostre mirabili perle e ci sarà un nuovo parco critici in grado di dare ai vostri scritti una contestualizzazione culturale davvero intrigante.

Prendete quello che è successo a Lester Bangs, il giornalista musicale. Oggi escono edizioni rilegate delle sue recensioni via Minimum Fax ma quando scriveva sulle riviste musicali underground sarebbe stato prematuro passarle in un volume antologico e per molti ridicolo. Il tempo ha permesso a una certa critica di avvicinarsi e capire il giornalismo musicale rock, riconoscergli una dignità e un valore letterario e culturale e oggi Bangs viene pubblicato in edizione di lusso alla faccia di tutti quei critici da rivista che lo usano come modello di riferimento spregiativo.

Un giorno anche qualche blogger avrà la sua antologia sugli scaffali e diventerà il rappresentante di una fase culturale della letteratura tutta, ma fino a lì fate i blogger, non gli scrittori frustrati. Testa alta e pedalare verso una direzione che nessuno conosce. Sparirete con il prossimo olocausto elettronico? Rimarrete solo dei bigini dell’editoria pieni di risentimento e griletto facile? Non si sa. Però credete in voi, cazzo. Bloggate e sentitevi orgogliosi di farlo. Cercate di essere sempre più bravi, precisi, schietti e ambiziosi. E fottetevene degli scrittori tradizionali. Stanno morendo. Voi invece siete appena usciti dall’asilo. Sono sicuro che chi si cimentò con i primi romanzi non avesse la pretesa di essere romanziere. Considerava di sicuro più importante e prestigioso scrivere poemi, rappresentazioni teatrali, così i primi cineasti: non credevano sul serio che un giorno il cinema avrebbe soppiantato le altre arti e facevano film sperando di tornare al teatro o alla letteratura. Oggi un ragazzo sogna di essere sceneggiatore. Molti anni fa il lavoro sulle sceneggiature era quasi sempre opera di scrittori di talento perennemente ubriachi e in crisi creativa che sbarcavano il lunario adattando i romanzi degli odiati colleghi e continuando a lavorare al capolavoro che li avrebbe riportati in alto nel gotha delle lettere. Non voglio dirvi che il blogging sarà la letteratura del domani ma è già un fatto che, ogni giorno, gente che non legge neanche un libro all’anno segua i blog e con passione. Questo dovrebbe incoraggiarvi. Il resto non è affar vostro. Lasciate decidere al tempo.

E il denaro? Gli scrittori staranno morendo ma vengono pagati, i teatranti frustrati facevano cinema e prendevano bei soldoni. Il blogger chi lo risarcisce?

Ok, mettetevi seduti e guardatemi nelle palle degli occhi. Sul serio pensate che scrivere i vostri articoli sia un sacrificio da remunerare? Davvero pensate che tutta la libertà di cui godete nello scrivere quel che cazzo vi pare e quando vi pare debba essere pagato da chi vi legge? Davvero dite che tutto lo spazio che internet vi offre, le foto, i filmati, gli mp3, i film, le informazioni infinite e ottenibili con un click e in modo assolutamente gratuito faccia parte di un elenco di eventuali spese da coprire? Siamo seri. Il blogging è una cosa estremamente piacevole. Se vi pagassero diverrebbe una vera rottura di coglioni e presto o tardi finireste per fare le cose per i soldi e non per la gloria. A voi non deve interessare nemmeno la gloria ma il vostro godimento. Ovviamente il vero godimento lo avete quando il vostro pubblico rigode numeroso e vi copre di complimenti e attenzioni, discute di quello che avete scritto, mostra soprattutto di averlo letto e compreso e magari vi aiuta a capire i vostri stessi limiti. Se tutte queste cose che sto dicendo non vi bastano allora è un motivo in più per non aprire un blog e tornare a scrivere nella vostra cameretta, riempire il cassetto di progetti e la posta elettronica di mail di garbato rifiuto in attesa di guadagni letterari che, vi svelo un segreto, sono da sempre una leggenda che di rado si avvera. Molto di rado.

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