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Nancy A. Collins – Occhiali da sole dopo il buio

Questo libro avrebbe dovuto uscire in Italia circa trent’anni fa, quando anche da noi il fenomeno dello Splatterpunk attirò l’attenzione degli appassionati di horror. Occhiali Da Sole Dopo Il Tramonto era uno dei romanzi citati nel volumetto sulla letteratura del terrore in allegato allo speciale di Dylan Dog, La casa degli uomini perduti. C’era un frammento preso dal libro di Nancy A. Collins, molto eloquente su cosa le nuove tendenze horror narrative americane stessero facendo al genere, ovvero spingere i limiti più in là. Parecchio più in là.

Occhiali Da Sole Dopo Il Tramonto però rimase inedito e della Collins apparvero solo una serie di racconti sparsi in varie antologie horror Mondadori. Su tutti ricordo Pareti sottili dalla bella raccolta Dark Love, storia ironica e toccante su una vecchia coppia di gay impantanata in una relazione burrascosa e dagli esiti tragici. Speravo già nel 1995 di leggere quello che per molti era un capolavoro ma invano. Le case editrici specializzate (e non) preferirono dare una possibilità a gente come Christopher Fowler, Stephen Gallagher, Richard Laymon, autori senza dubbio interessanti, di sicuro più temperati ma meno innovativi della Collins, che al pari di John Skipp e Craig Spector (gli autori di Maledizione fatale) e di Dan Simmons (con il suo imperfetto ma poderoso e ponderoso Danza Macabra) stavano rivitalizzando sul serio il rinsecchito mito vampirico con un bel calcio in culo rock and roll!

Sono rimasto molto sorpreso quando ho scoperto che la sconosciuta, piccola e davvero encomiabile casa editrice Elara, specializzata nella fantascienza, avesse deciso fuori tempo massimo di dare una possibilità a questo romanzo brutale (e per la verità ormai un po’ datato) di uscire anche in Italia. Probabilmente se ne sono accorti in pochi ma è così, Occhiali Da Sole Dopo Il Tramonto è stato tradotto e pubblicato, gente! Potete averne una copia.

Iniziamo dalla storia: Denise Thorne è la figlia di un riccone: è giovane, bella e smaniosa di godersi la vita multicolore e sballona degli anni 60. Durante un viaggio in Inghilterra con le amiche incontra un tipo elegante e sofisticato di nome Morgan che in realtà è un terribile vampiro. Costui la violenta in una limousine, la ciuccia per bene e commette l’errore di scaricarla per strada senza assicurarsi prima di averla uccisa. Da quel momento la povera Denise sparisce e Sonja Blue, avvenente disadattata si fa strada nel goliardico e brutale mondo della prostituzione e dell’occulto, fino a ritrovarsi, vent’anni più tardi in USA, a caccia di vampiri prima, poi sulla strada di una telepredicatrice senza scrupoli e con dei superpoteri telepatici.

Leggendo questo romanzo e tutti gli altri capisaldi splatterpunk di fine anni 80, inizio anni 90, ci si accorge che in fondo stavano facendo un buon lavoro di rigenerazione ma che oggi possono ancora funzionare, reggersi in piedi proprio grazie alla componente tradizionale delle loro trame. Le descrizioni ultraviolente ormai fanno ridere, le parentesi porno annoiano quasi e se si riesce ad arrivare fino in fondo a questi libri è per via di trame ben ritmate e tutto sommato familiari.

La storia di Sonja Blue non ha nulla di particolare se paragonata alla saga di Anne Rice che magari non munisce i propri vampiri di peni enormi e una smania di sodomizzare verginelle ma ancora oggi, soprattutto con Intervista col vampiro risulta fresca, originale e vispa più di tutto lo splatterpunk messo insieme (a esclusione dei racconti di Clive Barker). Quella di Occhiali Da Sole Dopo Il Tramonto è in fondo solo una buona narrazione incentrata sull’ennesima nascita, crescita e maturazione di un vampiro più buono di tanti vampiri cattivi che infestano la società all’insaputa dei cosiddetti normali. C’è un antagonista spregevole da sconfiggere e uno sfondo sociale deprimente e pieno di cliché: assassini bastardi, tossici penosi, papponi violenti, puttane gentili… il consueto bric à brac con cui ce l’avevano tanto Travis Bickle e gli alienati giustizialisti degli anni 70.

Quello in cui eccelle la Collins però è nella capacità di descriverla tutta ‘sta violenza, al punto di portare il lettore a sorprendersi in un compiaciuto ghigno di ammirazione per quanto la narratrice sia brava a smembrare corpi e cavare bulbi con similitudini precise e avvincenti.

Un assaggio?

Il corpo si era gonfiato ed era diventato scuro, la testa assomigliava alla valvola di rilascio di uno pneumatico troppo gonfio. (p.123)

Ancora: 

La cosa gli affondò le dita come artigli negli occhi scuri e tristi, schiacciandoli come acini d’uva stramaturi, poi gli colpì il naso a mano aperta, mandandogli schegge di ossa e cartilagine nel cervello. (186)

Il suo pene era enorme e sembrava marmo bianco; era eretto, ma era vuoto di sangue. Era freddo in bocca e sembrava morto, a dispetto delle apparenze di vita. I muscoli facciali di lei erano indolenziti e sembrava che la mascella stesse per slogarsi. Stava quasi per soffocare nel suo stesso vomito quando il glande le toccò le tonsille. (p.95)

E in fondo è questo che rimane nella mente del lettore, una volta chiuso il libro: l’enorme cazzo di marmo del vampiro Morgan che si diverte con la povera Denise, sfondandole il culo e martoriandola in tutti gli altri orifizi nella più cruenta iniziazione vampirica che si ricordasse alla fine degli anni 80.

In effetti un avvenente prototipo di Cary Grant che si trasforma in un principe della notte non è niente di che, ma parlare del suo pene enorme e ghiacciato e di come prenda le proprie soddisfazioni dal povero corpo appetitoso di una giovinetta resta ancora ancora oggi abbastanza sconvolgente, nonostante la serie televisiva True Blood abbia mostrato a tutti quanto i succhiasangue siano virili e debosciati, ma è palese come l’epopea globulinica di Charlene Harris debba più di uno spunto alla saga di Sonja Blue. Persino la tendenza a scomodare i martiri del rock, da Morrison a Elvis, resuscitati e coinvolti in un balletto hardcore sulla musica dei Bauhaus.

 

La Collins mette moltissima carne sul fuoco fatuo della vecchia vita cinematica del vampiro classico, fatta di ragnatele, malinconia e concime cimiteriale. Mostra che i succhiasangue non si limitano a questo, non usano poteri mentali per immobilizzare o sedurre, ma si sporcano le mani peggio di Ted Bundy e Henry Lee Lucas messi insieme. Negli anni in cui uscì Occhiali Da Sole Dopo Il Tramonto la gente pensava a quel tipo di mostri e non più a Dracula prima di addormentarsi. La mossa vincente della scrittrice fu proprio quella di portare Nosferatu al livello cruento e pervertito dei serial killer veri e aggiungere un bel po’ di cultura pop a far da sfondo: i nazisti, gli Hawkwind, gli hippies, i Rolling Stones, un orco da fiaba che si masturba su un libro per bambini, i predicatori televisivi paranormali, un vampiro che si nutre delle nevrastenie polemiche di un gruppo di intellettuali imbalsamati (geniale).

Sono due i momenti in cui il libro crolla: l’itinerario della crescita della vampira Sonja è segnato dal suo passaggio in varie città europee e qui come nei romanzi della Rice l’asino casca fragoroso sugli stereotipi da agenzia viaggi da americani all’estero; e poi c’è il deludente scontro finale con la telepredicatrice (personaggio quasi più intrigante della stessa vampira) che si risolve con una serie di effetti pirotecnici davvero vetusti.

Prendete questo momento:

Catherine Wheele la fissava con le braccia spalancate, come un bambino che sta facendo l’imitazione di Frankenstein. Una sostanza verdastra usciva dal naso, dalla bocca e dagli occhi della telepredicatrice. Aveva una debole luminescenza, come quelle maschere economiche di Halloween. Sonja riconobbe le viscose secrezioni di un ectoplasma, sebbene fossero in quantità mai contemplate negli annali nella storia del paranormale (pag.228)

Ora, a parte ‘sta cosa degli annali storici del paranormale, troppo vaghi come riferimento documentizio per farsi l’idea del quantitativo di ectoplasma secreto, è proprio la scelta del colore verdastro, la dance scattosa da Frankenstein che rimembra i balli degli Oingo Boingo a spingere l’immaginazione dentro un brutto clip da MTV anni 80, non credete?

Al di là della inevitabile delusione, visto che questo libro me lo sono immaginato per troppo tempo prima di leggerlo, quello che sorprende è la vulnerabilità di una prosa che al tempo risultò molto aggressiva e spaventosa. C’è addirittura la ripetizione di una similitudine. A dire il vero ce ne sono talmente tante che a un certo punto la Collins non sa più cosa inventarsi e finisce con qualche toppa clamorosa, tipo a pag 150 quando paragona un flebile gemito a quello di un topo preso in trappola e chiuso poi in una scatola per scarpe (!).

La casa editrice Elara è comunque da encomiare per averci permesso questo recupero. Se amate l’horror e il filone vampirico, passare da Occhiali Da Sole Dopo Il Tramonto è doveroso.

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