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Kiss Kiss – I primi baci di Roald Dahl

Una cosa curiosa e che farebbe la felicità dei lettori pigri è la totale assenza di introduzioni nei volumi di racconti di Roald Dahl. Uno degli scrittori più singolari, originali e potenti della narrativa fantastica novecentesca è lasciato in balia dei suoi lettori, senza una bibliografia, qualche nota biografica, due o tre dotte considerazioni di qualche critico sulla fortuna, la poetica, le contraddizioni. Niente. Persino la raccolta completa dei suoi racconti, pubblicata da Longanesi alcuni anni fa, è lasciata a se stessa. Le antologie, raggruppate sotto vari titoli nell’indice in fondo, non hanno neanche una data precisa a cui farle risalire. E non è che la successione dei gruppi di racconti siano posizionati in ordine cronologico. Kiss Kiss, quella messa prima di tutte, non è la più vecchia. Risale al 1960, quando Dahl aveva già piazzato un paio di capolavori per l’infanzia: I Gremlins (che ispirò il film di Dante) e James e la pesca magica (portato sullo schermo da Tim Burton). Ma anche Over To You: Ten Stories Of Flyers and Flaying è precedente a Kiss Kiss. E probabilmente posso anche sgamare il motivo di questa inversione.

Chiaro che Over… avrebbero dovuto metterla prima di tutte ma essendo una raccolta atipica di Dahl, rispetto alle sue consuete escursioni al limite del fantastico condite di veleno e uno spiccato senso comico, avrebbe costituito un incipit troppo ostico e destabilizzante per i lettori. Ecco quindi come mai sono partiti da Kiss Kiss.

Longanesi, ci ho preso?

Ma tolti questi misteri filologici che lasciano il tempo che trovano, passiamo a esaminare Kiss Kiss.

Kiss Kiss è una raccolta classicamente pretestuosa. Nel senso che non è stata concepita dal suo autore in modo organico, come un corpus artistico suddiviso in tante parti. È solo un recupero dei tanti racconti pubblicati in precedenza dall’autore in varie riviste. Ovviamente c’è un motivo per cui si inizia con L’affittacamere e si finisce con Il campione del mondo ma è solo nella testa di chi ha deciso la scaletta (probabile se ne sia occupato l’autore stesso).

La cosa straordinaria di questi brevi componimenti è che sono irresistibili. Si comincia a leggerli e non si può fare a meno di andare in fondo. E nessuno mi ha pagato per dirlo. In ognuno di essi c’è una sorta di magia affabulatoria che conquista il lettore sin dalle prime righe e non lo molla più, sollazzandolo e sorprendendolo-lo-lo. Sembra una cosa scontata da dire, tutti i racconti dovrebbero essere così, ma provate a leggervi quelli di Fitzgerald, per nominare il primo che mi viene in mente e vediamo se non si tratta piuttosto di un’eccezione questa di Dahl. Dahl sapeva avvincere i ragazzini, figurarsi gli adulti. Un maestro? Esattamente. E la cosa più straordinaria è che dopo tutto, tolti un paio di episodi, le storie di Kiss Kiss non sono neanche tanto spaventose. Hanno un ritmo e trasmettono un senso di angoscia costante, ma credo che sia più che altro l’autore stesso l’antagonista dei personaggi. Nel senso che non si capisce mai fino a che punto lui ami e rispetti le sue creaturine. Il più delle volte vien fuori che le prende in giro e le detesta, spingendole a una fine ridicola o atroce per il sollazzo di tutti noi bastardi come lui.

Questa tensione capita per esempio in una storia apparentemente innocua dal titolo Il diletto del pastore, (diletto, non delitto, ho scritto bene) in cui un venditore di mobili antichi si spaccia per vicario rappresentante di un’associazione di amanti del mobile antico, in realtà setaccia le campagne in cerca di pezzi pregiati da scucire per una miseria a dei contadini ignoranti e poi rivenderli a migliaia di sterline. In fondo è una situazione innocua ma si finisce per provare una tensione pari a una storia di furti e rapine. Lo stesso vale per Mrs Bixby e la pelliccia del colonnello. In entrambi i casi si tratta di gente che vuole ingannare e che finisce per essere ingannata, a causa di elementi fortuiti o di un banale equivoco. Quelle che ho citato sono le storie più innocue, quasi degli sberleffi rispetto ai dolori seri e la corrosione di William e Mary o L’ascesa al cielo. In questi casi la rivalsa delle mogli sui mariti è causata da un odio puro, profondo, irrancidito e affamato. Ed è qui che Dahl fa paura per davvero, ne mette più che nel classico racconto horror d’apertura L’affittacamere, in cui una specie di donna ragno in stile Hanns Heinz Ewers fagocita gli ignari ospiti. È il solo esempio di narrativa di genere senza alcun elemento fuori posto mentre l’altra escursione nelle tenebre di A proposito di maiali, è più una storiella sentimentale un po’ fiabesca che si trasforma in un horror truculento sotto i nostri baffi, avvicinandosi al surreale più provocatorio. Non ci facciamo troppo caso poiché è travestito da storia per ragazzi. Il protagonista, il giovane Lexington, rimasto orfano dei genitori e poi adottato da una ricca zia, è un genio della cucina vegetariana e un fortunato ereditiere. Il suo problema è che vive in un mondo fasullo, protetto, sicuro e tenuto in piedi dalle parole della zia ma quando lei muore lasciandolo solo a muoversi in quello vero di mondo, la lezione della realtà sarà davvero aspra e dura.

Roald Dahl è così: non sai mai quando, come e se distruggerà i suoi personaggi. Talvolta più sono innocenti e più si diverte a fargli fare una brutta fine. I cattivi puniti dalla sfortuna sono circondati da gente mediocre, non certo da puri e innocenti ragazzini come in Matilde o La fabbrica di cioccolato. Nei racconti siamo nel territorio degli adulti e non c’è posto per i puri e i sognatori.

Ci sono soltanto due nei in questa bella raccolta. Il primo è il racconto Caro padre, troppo affidato alle dinamiche freudiane e il secondo, Il campione del mondo lo cito per motivi personali. In sé è un buon racconto ma si tratta anche dell’embrione di un romanzo scritto successivamente dallo stesso Dahl col titolo Danny sei il campione del mondo. Avendo letto prima questo non sono riuscito a godermi la versione breve, dove c’è esattamente la stessa trama con la variante di trasformare uno dei due bracconieri in un ragazzino e tirarne fuori forse il lavoro più malinconico e moscio dell’intera produzione di questo grande autore.

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