Pascolando

Riflessioni su industria discografica e download

industria discografica

Family Day. Perdonate se da un po’ non mi faccio sentire ma ora che non ho più un lavoro ho un casino di cose da fare: pulire casa, masturbarmi, leggere, scrivere saggi e romanzi che nessuno pubblicherà mai, pianificare rapine in banca a mani nude e stare con la mia famiglia. Ah sì, cercare un nuovo lavoro, certo. Tutte le mie energie mentali sono rivolte a quello, ma è come tentare un contatto alieno usando il polso o il duodeno. Il mondo del lavoro si è estinto tanti anni fa. Solo i politici continuano a parlarne come qualcosa che esiste ancora e per motivi che centrano poco con il nostro effettivo benessere di cittadini disoccupati. L’Italia è un paese affondato sul lavoro. E anche molte altre cose sono sprofondate o stanno sprofondando.

Che combinate oh miei prodi equini? Sgaloppate? Sganasciate? Io personalmente sto morendo di fame. L’assegno di disoccupazione ancora non si vede e sì che mi sono licenziato più di un mese fa. Il pignoramento a chi di dovere richiede tempo… i progetti di investire in un takeaway sono andati a farsi maledire non appena abbiamo messo da parte l’entusiasmo e ci siamo fatti due conti con un bravo e disinteressato commercialista. Proveremo qualche altra scommessa in futuro ma prima dobbiamo recuperare gli stipendi, il TFR di dieci e passa anni, un budget da cui partire, altrimenti nessuno ci presterebbe nulla senza una firma. Vorreste metterla voi?

Cerchiamo di amministrare al massimo i pochi soldi che i miei genitori gentilmente ci allungano per pietà. Fare la spesa con venti o quindici euro è umiliante ma anche molto più vivace di prima. Se hai cento euro in tasca diventa quasi una roba noiosa andare al supermercato, prendi il latte, le uova, le bimbe non stanno ferme e le sgridi, la fila al banco per il prosciutto… ma se il tuo capitale è così misero devi fare mille calcoli, decidere cosa sia necessario e cosa assolutamente indispensabile, rinunciarvi e optare per ciò che rientra nella terza categoria ovvero “senza questo non si vive” e poi passare alla cassa. Il rischio di dover chiedere alla commessa di riprendersi una parte dei prodotti perché ci mancano due o tre o dieci euro è alto, ma fino a qui il nostro talento matematico ci ha assistito oltre le migliori aspettative.

Insomma, se non avessimo avuto i soldi per l’università delle figliole, saremmo morti di fame dopo averle divorate (citazione colta per il nostro pubblico antropofago più raffinato) e in quel caso non ci sarebbe stata più l’università e nemmeno le figlie. Come vi vanno gli ascolti metallici? A me bene. Strano che in questo periodo così buio e affannoso mi imbatta in così tanti album ganzi. Più che altro mi viene un dubbio. Quando avevo un lavoro mi annoiavo, sentivo un quintale di musica e non mi piaceva quasi nulla. Adesso che ho tanto tempo libero non ascolto che uno o due titoli alla settimana e sono tutti dischi meravigliosi.

Ne deduco che il metal sia sempre stato buono e che è la vita mia così sedentaria e in fondo appagante non ne avesse sto gran bisogno. Ora che sto malissimo il metal mi piace, mi esalto persino per un album degli Omnium Gatherum, il che è tutto dire. Il metal dei Textures mi medica e mi coccola e quello degli Holy Grail mi ha fatto ufficialmente ricredere sul presente e il futuro del genere. Se non li conoscete provateli, il meglio del meglio in giro oggi sono loro, secondo me.

Volete qualche altra band da scaricarvi? Obscura e Black Breath. Ho deciso di dare fiducia al nuovo. Scarto a prescindere i nomi che hanno venti dischi sulle spalle e trent’anni di carriera, tipo The Cult, Diamond Head… anche se uno dei migliori album usciti nel 2016 è dei Rotting Christ, quindi ocio, non seguite il mio metodo. Credo poi che il nuovo Metallica lo sentirò volentieri. Evito come le caccole di cane tutto quello che si professa classic, power, glam. Concedo la mia attenzione al progressive, al black o al death che non sia tech o slam o brut o qualsiasi altra cosa. Prog Death sì. Anche Prog Black. Se ci fosse prog davanti a classic, glam o power una possibilità la darei anche ad altri nomi.

Le etichette, che maledette! Oggi che non ci sarebbe più bisogno di usarle, i gruppi stessi se le appiccicano addosso, e ne tirano fuori nuove e di molto più fantasiose. Siamo pigri, noi del pubblico, vogliamo che ogni band, come una scatola di fagioli abbia scritto fuori fagioli, altrimenti cosa compreremmo? Ma perché qualcuno compra ancora musica? Ipocriti. Va bene che vi spendete l’ira divina per un vinile d’importazione di una ristampa di un disco degli Emperor inciso digitalmente nel 2003 ma poi giù a scaricare pure il ciborio o sbaglio?

E vi scandalizzate se Kerry King dice che le grosse band storiche campano sulla propria storia? Di cosa altro potrebbero vivere? Comunque la solfa che oggi i dischi musicali siano peggiori di quelli di ieri perché non si vendono più è fasulla. L’economia è stata da sempre la metereologia dell’arte ma mai la miglior fonte d’ispirazione. Secoli fa la musica non faceva guadagnare così tanti soldi ai grandi compositori e realizzarono comunque cose talmente grandi che misurarle con il pop, il rock e il metal di oggi sarebbe semplicemente ridicolo. La più grande canzone metal è una scoreggia elettrica rispetto a un qualsiasi lavoro di Bach e questo tutti noi in fondo lo sappiamo.

Chi ha oltre vent’anni non può più esaltarsi per un disco di una band nata due anni fa, rispetto a come gli capitava nel 1992 perché per riuscirci dovrebbe retrocedere a quello stadio puberale di fascinazione e ignoranza che gli faceva accettare le minchiate metafisico-sataniche di Trey Azagthoth e credere sul serio che i suoi riff intricati fossero stati desunti da qualche grimorio riesumato nella cantina di un serial killer. Dovrebbe tornare a quel livello di cultura che gli impediva di conoscere i Led Zeppelin e gli dava il privilegio di esaltarsi per un disco dei Kingdom Come.

Ma d’accordo, un conto è crescere nel 1981-82, al tempo dei migliori Maiden, Priest e Motorhead e un conto oggi con i Black Dahlia Murder, Killswitch Engage e Avanged Sevenfold, però oltre al limite generazionale con cui ognuno di noi deve fare i conti e che impediva a molti metallari degli anni 80 di non amare gli Europe e ora a quelli degli anni 90 di non esaltarsi per i Black Veil Brides, c’è pure un problema di fisiologia dell’arte. I grandi artisti non nascono ogni anno e nemmeno ogni dieci.

Capita che se ne presentino un secolo sì e uno no. Nel 600, per esempio non ci fu un grande scrittore Italiano che potesse competere con quelli dei secoli precedenti e successivi. Un intero secolo, cazzo. L’industria discografica però non può permettersi di aspettare così tanto, no? Da circa una sessantina d’anni è nata quella del rock e poi del metal ed essendo industria necessita sempre di nuovi prodotti e nuovi consumatori: i prodotti in fondo sono gli stessi e i consumatori pure ma ogni cosa va rinnovata almeno in apparenza, altrimenti addio lavoro per tanta gente.

Se non esistesse il download illegale compreremmo lo stesso i nuovi dischi perché il meccanismo illusionistico dell’industria funzionerebbe come è successo per decenni. Oggi che però non c’è più bisogno di tirar fuori i soldi per sentire le novità, nessuno sgancia più un centesimo. Non c’è più guadagno, l’industria però, non solo metal, continua a vivere come uno zombie che va al supermercato, torna a casa e divora ogni cane vivo o essere umano che trova sulla strada, vive di riflessi condizionati, insomma. Si continuano a fare i cd, le copertine, i tour promozionali grazie ai quali si vendono più magliette e toppe che dischi e così via. Spotify e Itunes, con cui tanti illusi si riempiono la bocca sono palliativi ridicoli. Non stanno cambiando un accidenti. Tanto più che gli artisti ci guadagnano poco e niente.

L’industria culturale ha creato i Journey, i Queen, Frank Zappa ma anche un trilione di merda. Ogni grande artista lo è quando sfida il denaro e rischia, quando non sa se facendo una determinata cosa riuscirà comunque ad avere il supporto del proprio pubblico. Pensateci, meno soldi incassa un disco e più è grandioso artisticamente. Non è matematico ma quasi. L’arte di Zappa o dei Blue Oyster Cult, è migliore di quella di Samantha Fox (anche io avrei da discutere) eppure la seconda ha venduto il doppio dei primi.

I più grandi lavori del rock e del metal sono stati audaci scommesse scoraggiate dai produttori i quali poi ci si sono arricchiti. Il più grande artista metal degli ultimi anni è stato Chuck Schuldiner e tutto voi sapete quanto ci abbia guadagnato e come sia morto. Dimebag Darrell è stato l’ultimo genio alla chitarra e il mondo se ne è accorto dopo che un pazzo gli ha sparato. Tumori e attentati sono i viagra del mercato ma nemmeno quelli oggi funzionano più. Sapete quanti nuovi album hanno venduto gli Stone Temple Pilots o i Velvet Revolver dopo la morte di Scott Weiland? Nada. Download illegali a bestia e tante magliette con l’epitaffio ma pure questa è semplicemente una moda nerd che prima o poi appassirà.

Ci avete fatto caso che da quando c’è facebook la gente ha aumentato l’acquisto e l’indosso di magliette di telefilm, film, artisti morti? Semplice, siccome siccome non tutti sanno scrivere ma tutti possono fare click e selfeggiarsi, è necessario mostrare di petto cosa ci piace e con la dichiarazione dei gusti dichiarare chi siamo o vogliamo sembrare. Perché sono sicuro che metà degli stronzi che si fanno gli autoscatti con la foto dei Gwar li conosce veramente.

E poi dato che la maggior parte del tempo siamo in casa, davanti al pc a mostrarci, ovvio che andare in giro con magliette parlanti e in grado di esprimere la nostra essenza viene naturale. Prima giravamo come pubblicità ambulanti di marche di tute o di camicie e oggi invece sponsorizziamo Lucio Fulci o Diego Abatantuono, ma sempre molluschi promozionali dell’industria rimaniamo. Fanculo, Convinci la gente che attraverso un oggetto potrà potenziare la propria individualità e avrai un nuovo gregge da tosare.

Ma torniamo all’industria discografica. Oggi ogni band sarebbe libera di far dischi con ciò che veramente sente dentro. Molti dicono che finalmente possono suonare ciò che amano e non sputtanarsi con nuove tendenze e suoni coolest, infischiandosene della reazione del pubblico, eppure mai come in questi dieci ultimi anni il metal ha prodotto tanta prevedibilità. Paradise Lost, Anathema, Moonspell, My Dying Bride, nomi che per tanti anni si sono trasformati di continuo in nome dell’evoluzione sembrano irrancidirsi in una summa accomodante di tutte le cose che sono stati. Il denaro era un incentivo alla creatività, forse, nel 1995. Ma probabile che gli artisti stessi, ingranaggio dello zombie discografico seguitino a fare dischi per non sentirsi morti come tutto ciò che li attornia. Voi che ne dite?

In questi giorni va in onda la serie TV prodotta da Scorsese, Vinyl. Non è malvagia ma sembra di vedere una trasposizione di un romanzo vittoriano. Tutta quella cosa è finita da un secolo. Non ci racconta cosa è il mondo dei dischi e del rock ma cosa fu. Oggi per avere un quadro preciso dovrebbe occuparsene George Romero.

Chiudo parlando della guerra in Libia. Sapete che ci sarà una guerra, neh? L’ambasciatore degli Stati Uniti ha chiesto cinquemila dei nostri uomini subito. L’unico sollievo è che questi cinquemila non avranno bisogno di cinquemila ronzini. Noi equini siamo pacifisti e non sopporteremmo di essere ancora coinvolti in conflitti ipocriti e stupidi.

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