Pascolando

Il metallo retroattivo – Riflessioni e flessioni

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Tempo fa ho scritto un articolo sulla necessità di un nuovo approccio alla musica da parte di chi la recensisce: i dischi di oggi sono molto diversi da quelli di un tempo e i recensori dovrebbero adeguarsi incominciando magari a smetterla di chiamarli dischi, visto che ormai il supporto fisico ha senso giusto nel fun club degli Exodus. Ma a parte le frivole provocazioni, la realtà è che il mondo della musica è profondamente cambiato e pur con le sue resistenze strenue anche il metal è diventato molto diverso rispetto a vent’anni fa.

Il metal ha accettato di cambiare per poter continuare a esistere. Anche se alcuni artisti sbandierano la registrazione analogica e la purezza dei suoni perduti, la maggioranza si è buttata sul digitale come maiali sulle ghiande. Per cominciare, con il computer il prezzo di un superdemo nel 1997 è sufficiente oggi a fare un album di medio livello; non parlo di roba ultrakvlt tipo blackmetalneiboschi ma un prodotto accessibile, decente. In passato le band si scioglievano perché fallivano. I Saigon Kick ai tempi di Water si ritrovarono talmente in debito con la Atlantic che furono costretti a fermarsi. Oggi le etichette non investono quasi più nulla, sponsorizzano. Elevano soltanto con la loro presenza, tipo bollino blu per le banane, un demo al livello di un disco vero.

I soldi li mette tutti il gruppo e non si rovina di certo per mantenere in piedi una carriera all’insegna del casereccio, l’amatoriale, l’hobby. Non sto dicendo che sia facile vendere magliette, bisogna comunque avere alle spalle una certa reputazione o proporre canzoni valide, ma in generale non è più così difficile per un gruppo italiano di provincia incidere un disco cazzuto con cinquemila euro, firmare un contratto con la Assbang Records di Bolsena, comprare un pacchetto di concerti in Russia e fare finta di essere rock star in ascesa con i colleghi in ufficio o la mamma. Figurarsi come è agevole per gli Hammerfall, gli Stormwitch o i Riot. Finché avranno voglia, passione e qualche migliaio di euro, saranno dei nostri, che vi piaccia o no. Non c’è più un mercato che decide, che applica quella sorta di darwinismo pilotato dai boss col sigaro di cui parlano su Vinyl.

Oggi, con you tube si è tornati alla produzione di videoclip. Ricordate, nel 2002 la domanda ricorrente in ogni intervista a un gruppo metal era: avete in programma un video? Risposta: no, tanto è inutile, le tv non li passano e costano troppo. Adesso le cose sono diverse, con i programmi giusti si possono fare dei clip alla grande e montarli benissimo dal pc di casa propria e da you tube raggiungo milioni di persone, volendo. Creare le magliette da smerciare ai concerti costa relativamente poco e dio se si vendono bene. Il fai da te ormai domina il metal. Su facebook ogni giorno assisto alla passerella di una band di mister nessuno che promuove il disco, che suona dal vivo, che si vanta dei risultati raggiunti. E sotto gli amici e i parenti che mettono 9 mi piace e qualche commento estasiato. “Sapevo che sareste diventati qualcuno”. Cose così.

Sembra tutto un gigantesco underground. Non c’è più un mainstream a cui ambire. Non ci sono più dei traguardi di vendite. Ci sei tu e quanto vuoi spendere per tenere in vita l’illusione di fare il mestiere più bello del mondo. Tolti i due o tre nomi che ancora vivono sui vecchi canali produttivi della Sony o di MTV non c’è più chi vive di metal. Se lo fanno è a costo di grosse privazioni, tipo campare con la disoccupazione e le mance dei nonni. Avete visto il docufilm sugli Anvil? Magari credete che quello sia il loro passato e adesso la band stia bene proprio grazie al successo di quel lungometraggio girato in un momento di crisi nera ma sbagliate, fanno ancora la vita di prima e gli sta ok così.

Tutti quanti fanno i duri e puri, esaltano questo spirito indipendentista, quando di 30 anni fa era sul serio una roba da pazzi. Che ci vuole ora a registrare una canzone? Lo fai dalla cameretta. Nel 1979 era un incubo se non avevi soldi o contatti con qualche capoccia di uno studio, non arrivavi a niente. Il primo disco della Strana Officina fu eroico. Quello dei Cripple Bastards? Un’epopea navale. Oggi qualsiasi cosa che una band italiana faccia è comoda ed economica. E nella maggior parte dei casi mediocre, ma questo è un altro discorso.

Ci sono centinaia di band nate, cresciute, sciolte e riformate nell’arco di quarant’anni che vivono di riflesso sugli effetti retroattivi di un mercato ormai estinto. I Manilla Road non vendettero granché ai tempi in cui gli album registrati con due soldi si sentiva che erano registrati con due soldi, ma oggi sempre con due soldi fanno lavori dignitosi. Non importa se il mondo continua a ignorarli, loro possono esistere per la piccola comunità mondiale che li adora. Questo è bello, no? Purtroppo il metal così non si rigenera. Sembra quel racconto di Saramago in cui la morte innamorata smette di lavorare e il mondo intero continua a vivere collassando nel giro di poco tempo. Per fortuna qui il sistema è andato a puttane da tempo e rimangono le macerie di un mondo dorato in cui una massa di zecche e reietti continua ad aggirarsi, fingendo che niente sia finito.

Sebbene il vecchio mercato non esista più, è su quei vecchi binari arrugginiti che questa enorme quantità di gruppi continua a viaggiare. Fanno album, li promuovono con i concerti e i video, le interviste e le recensioni e la gente vede, sente, assiste ma i dischi poi non li compra. Poco male. Lo scherzo più assurdo è che nonostante questo nel metal più che altrove esistano ancora le recensioni.

Ok, le recensioni. Io ne faccio, quindi sono convinto che abbiano ragione di esistere ma solo adeguandosi alla nuova realtà e pensando alla condivisione e non il giudizio. Anche di questo ho già scritto parecchio quindi vi risparmio la solita pippa. Ma ribadisco una cosa: chi scrive una recensione di un album andrebbe informato di come funziona l’incisione di un disco oggi, di come avvengono la scrittura dei brani e l’arrangiamento, di quali programmi si usano e quello che è possibile ottenere in due minuti solo tenendo premuto un tasto. Per fare un esempio, oggi non ha più alcun senso scrivere che il batterista pinco pallino è reduce da una prestazione sovrumana. Lo si può scrivere in un report, dopo aver assistito a un’esibizione di tecnica spaventosa ma al termine dell’ascolto di un disco dire che uno suona sovrumano non dovrebbe intendere altro che un dato oggettivo.

I batteristi oggi usano un sacco di “trucchi” in studio, approfittano di ogni vantaggio che gli offrano i programmi di registrazione e nella maggior parte dei casi le prestazioni sovrumane lo sono nel senso di semi-meccaniche e quindi taroccatissime. Non intendo dire che sia per forza una cosa brutta, ma che bisognerebbe smettere di analizzare la bravura dei musicisti in studio, è anacronistico, obsoleto e ignorante oltre che inutile. Ormai non ha più alcuna attendibilità quello che uno combina in studio. Si rischia di prendere delle cantonate immense.

Ho letto complimenti sperticati a batteristi che conosco di persona e che dal vivo valgono meno della metà di quello che qualcuno gli ha permesso di fare in studio. Si recensisca l’efficacia degli arrangiamenti, l’originalità delle canzoni, la bellezza di un riff ma basta dire che il cantante, il bassista, il chitarrista e soprattutto il batterista sono reduci da una prestazione sovrumana o sugli scudi (qualsiasi cosa voglia dire sugli scudi).

Tuttavia io non sono tra coloro che sostengono l’assoluto realismo di un’incisione. Gli strumenti sono i mezzi per l’espressione creativa e se la tecnologia permette a un artista di realizzare esattamente ciò che ha in testa, aggirando i propri stessi limiti tecnici, tanto meglio. Amo i Blind Guardian di Nightfall… o qualsiasi disco dei Cradle Of Filth e non a caso. Però iniziamo a sintonizzarci con un mondo diverso da quello che ancora abbiamo in mente se desideriamo giudicarlo e riconoscerne i valori e facciamolo senza rinunciare a un certo gusto estetico perdio.

Perché se da una parte c’è ancora chi crede a tutto quello che sente, ci sono persone che qualsiasi cosa sentano, per quanto brutta e mal fatta, sono pronti a elogiarla e sostenerla, Sentite qui. Ho sbirciato le novità sia su Metalitalia che in vari siti stranieri. Voti altissimi, album posizionati in rilievo, nella griglia dei top, articoli che annunciano la nascita di nuovi astri del genere, gruppi originalissimi, imperdibili. Gargantuja, Eight Bells, Mars Red Sky, New Keepers Of The Water Towers. Li vado a sentire e mi ritrovo registrazioni decenti che fingono di essere registrazioni di merda; riff del terzo disco dei Black Sabbath rallentati e reiterati fino alla bava dal naso, cori che non centrano un cazzo con il cazzo che si sente, minutaggio oltre la soglia dell’umano e ogni tanto un blastbeat con gli urlacci che ci sta sempre bene e fa intellettuali a tutto tondo. Fortunatamente io ste cose le ho tutte scaricate e frullate nel cestino del pc ma pensate se avessi fatto un bell’ordine su EMP? Io che non ho neanche i soldi per la spesa… Secondo voi maledico Napster?

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