Editoriali Pascolando

Zitti zitti che forse ho trovato lavoro!

Salve equini ed equestri, qui è Padrecavallo che vi scrive. Da quasi un anno sono disoccupato e me ne vado al pascolo senza una meta, chi segue il blog e chi mi conosce sa che sto in una situazione abbastanza di merda. Ho due figlie, una moglie che non lavora per le stesse mie ragioni: il lavoro non c’è. Specie per chi ha superato i 30 anni. Ho perso il mio impiego per motivi estranei al mio rendimento e non ne trovo un altro. Se non sto ancora in strada a chiedere l’elemosina o fare rapine è perché mio padre ha una buona pensione e può aiutarmi, prendo la disoccupazione (che sta finendo) e ogni tanto alzo qualche cosa facendo tutto quello che mi capita: volantinaggio, raccolta olive, scrivere su commissione.

Domani però potrei essere a una svolta. Incrociate gli zoccoli con me, grazie. Di che lavoro si tratta? Un ingrosso di macelleria. Dovrei fare consegne la mattina presto e invaschettare polli smembrati nel pomeriggio. Per ora so soltanto che domani mattina dovrò svegliarmi alle 4:30 e raggiungere il posto per l’ora successiva. Un tipo mi guiderà nel percorso delle consegne, mostrandomi le mete e l’iter lavorativo. Non so quando tornerò a casa e non so quante ore lavorerò, quello che dovrò fare esattamente e quanto prenderò. Vi aggiornerò nelle prossime settimane. Al momento sono ottimista. Ho parlato con il titolare e lui mi ha elencato una serie di possibilità.

Ora, se ho trovato un lavoro devo rivedere le priorità. La disoccupazione è come la gravidanza. Quando con mia moglie attendevamo sia la prima che la seconda bambina, soprattutto gli ultimi mesi, era impossibile definire una routine, prendere impegni nuovi e organizzare le cose a lungo termine. Questo perché non avrei potuto dire, una volta nate le bimbe, quanto tempo avrei dovuto dedicare loro, quante ore avrei dormito e quante bestemmiato e sclerato. Quindi ho aspettato di essere padre e dopo, piano piano e con fatica sono riuscito a stabilire una nuova routine. Con il lavoro è lo stesso. Finché sono disoccupato ho molto tempo libero e posso imbarcare collaborazioni, progetti letterari a media e lunga scadenza e iniziare anche tre libri in contemporanea, ma per quanto passino anche degli anni, la speranza che la situazione si sblocchi è alla giornata e poi, una volta trovato un nuovo impiego tutto questo salta e magari devo rifiutare lo spazio offertomi da siti e riviste perché non ci arrivo più.

Ora sto messo così. Non so dire quante energie e tempo mi rimarranno per la scrittura (vale a dire il blog, tre, forse quattro libri di prossima pubblicazione e le mie collaborazioni con Classic Rock, Classix e Classix Metal e Metal Hammer) per il sesso, per la palestra, tenendo presente che almeno un 60 per cento di tutto quello che avrò a disposizione, tra ore e stanchezza, lo vorrò dedicare alla mia famiglia e agli amici.

Per quanto riguarda Sdangher! cercherò di portarlo avanti nei limiti del possibile. Ruggiero, Mara e altri cavalli pazzi mi aiuteranno, ma non posso dire con quale frequenza posteremo articoli, se uno al giorno come ora o tre a settimana o due al mese. In ogni caso il blog non chiuderà. Solo qui posso scrivere della musica e le altre cose che amo e odio e farlo in modo sfrenato. Con questo non voglio dire che io non mi diverta negli altri frangenti, però Sdangher! l’è Sdangher!

Rispetto a qualche tempo fa ora mi gira di esplorare musica nuova, affrontare la realtà. Ho dedicato un sacco di tempo ai cosiddetti BIG del genere, ricavandone per lo più delusione e incazzature. Preferisco spingermi avanti, accogliere le stranezze e le austerità un po’ ridicole dell’underground piuttosto che seguitare a mungere la vecchia mucca avvizzita che potete chiamare Iron Maiden, Testament, Venom, Children Of Bodom o Dark Tranquillity. Quando avevo 14 anni i gruppi con venti anni di carriera alle spalle per me erano cariatidi. Oggi non riesco a pensarli così ma in effetti gente come i Paradise Lost, i Queensryche, persino i Lamb Of God, hanno dato. A 14 anni ascoltavo gruppi che avevano sì e no dieci anni di album e concerti alle spalle. Il tempo mi ha dimostrato che gente come i Deep Purple, i Black Sabbath, i Jethro Tull, gli Ac/Dc, i Kiss, i Priest o gli Aerosmith dopo il 1993 erano già belli e finiti e ne hanno avuti di anni in cui l’industria discografica funzionava ancora e i soldi giravano: solo che loro non sapevano più che cazzo dire. Stiamo parlando di nomi che da soli basterebbero quasi a raccontare la storia del metal ma è una questione fisiologica. Si può rimanere affezionati a uno stile, si può desiderare di vedere dal vivo ancora una volta Highway Star eseguita dal Mark II ma dopo dieci, quindici anni, a tenersi larghi, i gruppi sono finiti e dovrebbero smettere di far dischi. Nel metal è così più che in qualsiasi altro genere perché è un genere che punta troppo sul fisico. Gli Slayer di oggi sono ridicoli. Si erano ripromessi di chiudere e pensionarsi prima che accadesse ma sono ancora in giro a fare magre figure. Per i solisti è un po’ diverso perché gente come Ozzy, Cooper e King Diamond hanno saputo sfruttare il turn-over di collaboratori, tenendosi per molti anni, artisti capaci e con idee fresche da inglobare dietro un brand consolidato, ma i Maiden e i Priest, sempre con lo stesso motore dietro la batteria, sempre con gli stessi chitarristi incagliati a stili musicali e suoni di vent’anni fa, oggi hanno un passo piuttosto senile e deprimente.

So cosa dite, loro hanno saputo scrivere la storia mentre i The Great Old Ones o gli Emptiness sono solo scoregge dell’underground con un briciolo di personalità in più. Non riempiranno gli stadi e bla bla bla. Sapete cosa, io odio i concerti allo stadio. A me piace il localetto con duecento persone che si guardano in faccia e un gruppo a un metro da noi che ci da il sangue fino a prosciugarsi. Questo è metal, no i megaconcertoni dove pago 100 euro per vedermi Ulrich o Harris su un megaschermo e un pupazzetto sul palco. I Maiden richiamano folle oceaniche, come si dice, ma sono fuffa. Il 50 per cento di quelli che stanno lì sanno solo Fear Of The Dark. Ricordate nel 1996, quando i Maiden facevano cagare quanti eravamo sotto il palco? Ecco, quelli sono solo i classici saltatori sul carro dei vincitori. Quando i Maiden perdevano ed erano più metal che mai, perché il metal è dei losers, non se li cagava più nessuno e Blaze era solo una scusa.

Va beh, pensatela come vi pare. Sentitevi i soliti vecchi dischi fino alla fine dei vostri giorni ma non ditemi che ogni volta che spegnete il vostro giradischi poi non vi sentite malinconici e vecchi. Io non mi voglio sentire così. Non voglio credere che il meglio sia già alle spalle. Lo pensavano quelli della mia età quando io avevo 14 anni. Già allora mi sentivo dire che ero in ritardo e che la musica buona era dietro. Fanculo. C’erano i Death, gli Alice In Chains, i TON, i Pantera, il Death svedese e il black norvegese ancora da scoprire e quelli già rompevano il cazzo dicendo che era tutto finito. Oggi molti di quelli della mia età dicono la stessa cosa ma non voglio starli a sentire perché nell’ultimo dei Leprous, l’ultimo dei Pain Of Salvation e l’ultimo degli Emptiness ho trovato emozioni ed energie come mi capitava a 16 anni, a 25 e a 34. Il metal è vivo e lotta insieme a noi. A noi che non ci lasciamo andare e lo aspettiamo, esploriamo e supportiamo. Chi preferisce avere un futuro alle spalle, faccia pure. Per quei somari il metal è morto e se spenderanno dei soldi sarà solo per il triplo CD dei Maiden o per il nuovo dei Priest, che ormai è diventato un ossimoro. Hai sentito il nuovo dei Priest è come dire, hai provato quel gelato dimagrante?

 

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