Recensioni Supernatural Horse Machine

The Ominous Circle – Basta poco per essere dei fenomeni di questi tempi.

Se un buon disco Death metal sia sufficiente a scatenare entusiasmi e proclama vari, allora non stiamo attraversando un periodo così esaltante per l’underground estremo. L’esordio dei The Ominous Circle è top album su Metalitalia ed è un’esagerazione. Questi portoghesi mascherati come i Portal, mescolano infatti Morbid Angel, Malevolent Creation, Behemoth, Entombed e Marduk senza aggiungere nulla di particolare. Il solo aspetto che giustifichi l’esaltazione di un recensore lasciato a pane e Joy For A Cowboy per troppo tempo è che le canzoni sembrano canzoni vere. Magari è roba che Trey Azagtoth nel 1995 avrebbe scritto con la mano sinistra mentre con la destra giocava alla Playstation ma non disprezziamo l’artigianato fatto con amore. I brani infatti hanno una struttura definita, cesellata. Si sente che questi tizi senza volto e il nome ridotto a due iniziali puntate, ci hanno messo il cuore, inoltre si prendono la grossa responsabilità di allungare il passo, tra un riff e un solo fischiato, con qualche buona melodia, invece di buttarla sulla caciara brutale e l’old school greve e intransigente.

Nulla di speciale, sia chiaro. Dopo sei o sette ascolti potrete depositare il file mp3 nel cestino del pc senza dubbi: non vi verrà mai in mente di tornare sopra a, come si intitola, aspettate… Appalling Ascension. Però c’è bisogno di roba come Poison Fumes, ovvero un bel supplì compatto speziato di cori e ripieno di un riffone al centro che sembra un malloppo di mozzarella avariata fatto apposta per lo scapoccio solenne e la polluzione sudorifera. Non ci vuole molto per rendere liete le ore del metallaro, ecco. Tutti i pezzi dicono questo: un riff decente, atmosfera, senza rinfacciare agli altri le innumerevoli ore trascorse in cameretta a fare gli esercizi di Steve Vai.

Unico appunto, l’introduzione. Dopo un minuto di fischi e blaterazioni gutturali vengono le ragadi allo scroto. Ah, un’altra cosa che inizia davvero a starmi sulle palle è la scelta dell’Inglese come lingua. Basta, siete del Portogallo, no? E portogallate, che cribbio. Tanto con il growl non si capisce una sega comunque! Non ditemi che è per avere una maggiore diffusione semiotica! Eh??

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