Editoriali Pascolando

Un cavallo per le consegne!

Salve cari ronzinanti della domenica. Come state? Io non mi lamento. Sapete il lavoro di cui vi dicevo qualche settimana fa? Ancora non l’ho perso. Non sono ancora fisso però resto ottimista.

Mi sveglio ogni mattina alle 4. Faccio colazione, mi preparo e percorro venticinque minuti di macchina attraverso boschi e campagna, con i cinghiali, le volpi, i troll che mi attraversano la strada mentre io inchiodo e spero di non volar via a causa del ghiaccio.

Dopo un’ora sono in giro con il furgone pieno vaschette di ciccia, ruote lisce e abbaglianti che ogni tanto si spengono lasciandomi completamente al buio su una curva pericolosa. Avete presente il lavoro che faceva Lisp nel documentario sugli Anvil? Ecco, il mio impiego è più o meno lo stesso. Porto la carne ai negozi, le macellerie, i centri commerciali. Vado solo. Niente colleghi cazzoni da sopportare. Niente rivalità e beghe d’ufficio. Sono io, le vaschette e lo stereo a palla. I furgoni che usiamo sono russi ma ne hanno uno e con ingresso USB. Io ci attacco il mio Ipod e mi sparo tutto il metal che voglio. Il giro che faccio è di circa trecento chilometri. Mi ci vuole tutta la mattina e non smetto di ascoltare musica praticamente mai. Quando torno al magazzino ho le orecchie sanguinanti e almeno tre recensioni da fare su Sdangher!

Di solito poi mi perdo. Sapete, io sono un disastro vero con le strade. Faccio molta fatica a ricordarle. Potete mostrarmi un percorso di media difficoltà per una decina di giorni e ancora non sarei capace di memorizzarlo. Pazzesco, lo so, ma la mia mente non afferra alcun punto di riferimento, se non con l’obbligo forzato da parte mia. Sono come quelli che non ricordano le facce o le date. Io ho questo problema con le strade. Devo scrivermi tutto e mandarlo a memoria. Il navigatore mi aiuta, almeno nelle città, ma in campagna lasciatelo perdere. Se cercate di raggiungere Castel Cellesi da Graffignano, conoscendo la strada più breve ci vogliono dieci minuti. Se vi affidate al navigatore è probabile che vi ritroverete a vagare per i boschi, su strade sterrate dopo un’ora di bestemmie e buche terribili. A me è capitato e tra l’altro quando succede che io mi perda, vengono fuori le paure che avevo da piccolo di smarrirmi. A volte mi succedeva nei centri commerciali. Adesso ci porto la carne e mi smarrisco ancora, ma non piango più, quello no. Almeno, non se riesco a raccapezzarmi in pochi minuti. Il problema si complica se sta anche finendo la benzina e non c’è una stazione nelle vicinanze. Mi è già successo anche questo. Io ho la fobia di rimanere a piedi con l’auto. Non mi è mai successo. Giovedì ci sono andato vicino tanto così. Quando dietro una curva ho visto la pompa con il GPL, tra l’altro, stavo per baciare il benzinaio.

Che un disastro come me faccia le consegne per vivere è paradossale, ma tenete presente che per dieci anni circa ho dovuto amministrare la contabilità di un laboratorio analisi. Quando l’ha saputo il mio professore di matematica ha avuto un accesso di risa tale che gli si è slogata la mascella. Con i numeri e le operazioni per me è tipo quando devo ricordarmi le strade. Posso sbagliare anche con la calcolatrice, allo stesso modo di come posso fallire con il navigatore.

In generale però con il lavoro non è così male, sapete? Vado in giro con le scarpe macchiate di sangue, un camice in stile Re-animator e la barba sempre più lunga. Mi sento davvero affascinante. Neanche mi pulisco i vestiti. Adoro sentirmi un macellaio. Ho una specie di smania lussuriosa per la carne. Quando sto per mettere i grossi quarti nel furgone, passandoli con un braccio meccanico da un uncino a un altro, a volte li abbraccio. Sapete come fanno i pagani con gli alberi? Ecco, io lo faccio con i manzi. Adoro il contatto con la carne cruda.

Spesso devo caricarmeli in spalla e faticando il triplo. Succedeva la stessa cosa quando lavoravo per un’agenzia funebre e dovevi mettermi in spalla la cassa con il morto, anche lì c’erano dei momenti in cui sentivo di morire schiacciato sotto il peso di tutta quella legna e cadaveri.

Il lavoro è così. Mi fa sentire incapace, maldestro, un autentico impiastro. Sarò bravo a recensire dischi e a far incazzare i metallari, ma non ci ricavo nulla. Devo ringraziare Satana che forse ho trovato un impiego così spassoso e vicino alla mia sensibilità anche se lontano dalle mie abilità. Pensate se io fossi stato un vegano o magari se avessi avuto delle crisi d’ansia in autostrada… beh, una volta le avevo ma ora sembrano passate. Vado a 130-150 Km/h con il sorriso di un Sampei. Supero carovane di camion, duello con i furgoni Bofrost e tutto questo senza mai farmi saltare i nervi.

Le strade che faccio poi sono molto belle. Vedo case e fabbriche abbandonate, vecchie ville dall’aria spettrale, boschi e pascoli dimessi. Ogni tanto mi domando se sia mai passato da quella o quell’altra parte e ho un tuffo al cuore ma poi mi passa. Il navigatore mi rassicura. E poi mi fermo nei bar quando voglio. Riparto quando voglio. Sono un cavallo felice, tutto sommato.

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