Recensioni Top Gun Grind

Final Exit – Seasons Are Going and Going​.​.​.​. And Lives Goes On LP (SPHC​-​75)

Non ho vergogna nel dire che i Final Exit li ho scoperti troppo tardi. Va da sé che il 97.76574839% dei lettori di Sdangher li scoprirà solo dopo questo articolo. Ma andiamo con ordine. Da dove provengono? Giappone. Cosa fanno? Noise/grindcore con addirittura elementi rock che (s)porco il clero, se non getti al vento tutta la libreria dei cd per fare spazio a un loro disco! Promossi. Dieci più. Gruppo dell’anno, ogni anno.

Vi mentirei se dicessi  che ho ascoltato tutta la loro discografia, anche perché gran parte di essa è solo su cassetta in edizione ultra limitata, che non trovi neanche su discogs, e fino a quando la recuperassi tutta, sta recensione farebbe la muffa.

Ricominciamo da trentatré; come li ho scoperti? Ringrazio l’Obscene Extreme Fest del 2014… che anno quello! Non mi ricordo un cazzo a parte aver ascoltato loro per la prima volta. Oh sì, mi hanno regalato la mia prima maschera da cavallo. Cazzo centra? Seppur di dimensioni spropositate, il cavallo se spinge c’entra sempre.

La SPHC è stata molto gentile nei nostri confronti e mi recapita la riedizione in vinile d’un grande classico del suddetto gruppo: Seasons Are Going And Going…. And Lives Goes On. Quando l’ho detto al mio amico mi ha fatto: ma non era uscito su mini cd quello? Giuro che sono andato a rileggermi il bio di questo album per capire… lo posso chiamare album? Il vinile è su singolo lato, perché la durata dell’album, come forse quelli più audaci tra gli intelligenti che sanno cosa sia un mini cd, è di soli undici schizzofrenici minuti, in dodici tracce come sono i mesi delle stagioni. Le tracce in se non centrano un cazzo con i mesi, per me sono solo una scusa per dare un titolo. Mica è un concept album sul passare delle stagioni, altrimenti io ho scritto la discografia completa sul mondo della cropofagia. Comunque sia, titoli a parte, stavo dicendo, uscì su mini cd; confermo. Dov’è la fregatura? Nessuna, perché ora hai il vinile a lato unico, così l’altro te lo fai autografare con la cappella a spirito.

Il disco può piacere al metallaro medio? Sicuramente no, ma allo sdanghero medio spero di sì. Immaginate un intro/middle/conclusione in stile rock, surf rock che sfocia improvvisamente in grindcore e poi noisecore. A volte l’ordine è inverso, ma questa è un’altra storia. Certo, ora verrà il mio amico medio a dirmi  che se va beh è il solito rumore, certo. Torna ad ascoltare il tuo merdalcore registrato in casa col computer. No, non è un disco lasciato al caso. I minuti sono pochi, ma scorrono lunghi come un album intero alla cui conclusione ci si sentirà arricchiti come un disco di almeno trentasei minuti circa. Poi fatemelo dire, Hisao (il chitarrista) è d’una bravura immane, ma io mi sono innamorato di Ryohei (il batterista), poiché ha un tocco unico sulla batteria. Non solo va visto un loro live per gustarsi le pose assurde di quest’ultimo (altro che drumming or cumming) ma è proprio il suo tocco sulle bacchette, capite? Io ricordo quando sentii Sedem Minút Samurai dei Sedem Minút Strachu e negli ultimi trenta secondi circa del Side B la batteria mutò improvvisamente. Quando li contattai in privato mi dissero che allora erano nello studio di registrazione dei Final Exit e nella conclusione entrò proprio il succitato Ryohei. Un tocco più leggero, ma al contempo più ‘sclerato’. Potenza ragionata fuori controllo.

Bisogna anche vedere un loro live per capire le mie parole e guarda caso ve ne ho regalato uno sopra.

Disco stra consigliato, per chi si lasci sfuggire le stagioni come sabbia tra le dita epperò volesse anche solo per un minuto il piacere d’un rumore infernale di mezza estate.

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