Metallo non Metallo Recensioni

Tommy Cash dall’Estonia una rima alla volta

Quando un’artista, gruppo, accessorio che emette dei suoni può avvalersi del titolo sdanghero, con tanto di bollino equino che fa l’ok? Bella domanda, a cui neanche io so ancora dare risposta. Basta essere strambi, particolari, osceni, discutibili, ergo qualsiasi gruppo faccia pornogrind è Sdangher? Se fosse così anche gli SPASM dovrebbero esserlo, ma a me fanno soltanto cagare al cazzo, almeno su album. Dal vivo appaiono molto più validi, ma è anche vero che io dal vivo li ho visti solo su youtube.

I Little Big non è il gruppo di cui voglio parlare, anche se il titolo Sdangher ad onorem se lo meritano. Eppure mi chiedo cosa stiano facendo adesso. Album non se ne sentono e l’ultimo video era qualcosa di… simpatico, ma niente di paragonabile a questo.

L’unico motivo per il quale non chiedo ai miei amici russi se da quelle parti è la normalità viaggiare su di un carro armato e perché ho paura della risposta.

Il punto non sono loro, ma colui che ha partecipato, il famosissimo FEAT che solitamente ti fa andare al bar a dire ‘certo la mia band/progetto fa cagare pure alle capre nucleari a Chernobyl, però cazzo io ho suonato con cazzo nel culo dal paese di chi cazzo se lo incula a quello’. E infatti chi cazzo è Tommy Cash?

Certo, se ora avessi parlato del gruppo pornazzo, ma anche glam che però parla di pornazzi avrei vinto a mani basse, perché il pubblico (non) pagante della nostra (non) rivista è come quegli uomini che comprano le macchine in base alla dimensione del proprio pene, ed è per questo che ciò è fuori dal concetto ‘metal’ in lato non solo musicale ma anche ‘visivo’ è indicato come ‘musica di merda’.

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Fermi un attimo, dimenticate di avere la mente più chiusa del buco del culo d’una porno star al suo debutto anale. Cosa salta subito all’occhio, o anzi all’orecchio? Tutti abbiamo pensato che tutti in questo video facevano sesso, e anche se tutti sapevamo che c’era un doppio senso chiaro come un buco del culo lavato col dentifricio, abbiamo pensato ‘no questi stanno trombando’, perché abbiamo sempre il sesso in testa. Tommy Cash l’ha capito, e invece di vergognarsi e fare ‘no, ma io il sesso nei miei video non lo metto, che se no poi le mamme dei bambini mi dicono che sono uno sporcaccione’, correda ogni video (o quasi) con chiari riferimenti al sesso, che poi ognuno può interpretare come meglio crede, a mani sempre basse.

Tommy Cash è un rapper Estone, e prima di lui non avevo la ben che minima idea dove fosse posizionata l’Estonia, esattamente sopra la Lettonia. L’unica cosa che so della Lettonia è che una volta un patologo m’ha inviato una foto del suo ‘luogo di lavoro’. Che gente strana gli slavi. Passano il tempo a fare squat con le tute dell’Adidas.

Dai suoi testi s’evince fin da subito ciò che ossessiona il suo popolo, ma per i meno attenti ci sono anche i video, tra l’altro ben curati. L’Adidas con le sue tre strisce, il disagio dell’indigenza, comune al mondo rap di prima generazione, che ora invece ostenta alla ricchezza sfacciata. Certo, negli ultimi video è chiara la nuova strada ch’egli ha deciso di percorrere, ma è anche vero che il successo, quello vero, è saper scendere a compromessi con il pubblico, a chi crede il contrario semplicemente piace vivere in un suo microcosmo, come quelli convinti di poter fare i soldi con il black metal. Dai davvero, guardiamoci in faccia, il pubblico non è formato da gente che apprezza l’arte. Il pubblico, quello vero, piscia sugli artisti. Il pubblico, quello vero, vuole musiche elementari, perché non deve sforzarsi di capirle. Il pubblico, quello vero, è quello che dimentica il cantante della passata estate, perché non ha scritto la musica dell’estate attuale, che ricorderà per sempre l’ex con il quale hanno avuto un rapporto orale all’erpes, sempre se per sempre s’intende l’anno prossimo, perché è questo il segreto per rimanere sempre sulla cresta dell’onda. Volete i soldi o la musica? Lui vuole i soldi. Io voglio i soldi. Chi dice il contrario sta solo mentendo a se stesso, o è un figlio di papà con un laccio emostatico legato al braccio e l’ago ancora conficcato nella vena. Anche Tommy si droga però, ma della popolarità, ovvero una delle droghe più costose al mondo. Eppure l’ultimo singolo sembra dire il contrario, così meschino e distorto, un richiamo immaginario al cupo mondo perverso in cui viviamo, ed è per questo che non possiamo fare a meno di cliccare quel pollicione alto su youtube che riempe d’un byte la sua dose quotidiana di considerazione.

Mi hanno detto il rap è musica da negri, poi va beh mi devono spiegare Eminem (quello parla solo di quanto è sfigato) e i Beastie Boys (erano un crossover), e non ricordo quali altri sfigati bianchi, e non citate gli italiani ve ne prego, anche se qualcosa di decente pure noi ce l’abbiamo.

Un consiglio: di Tommy Cash ascoltate il suo debutto Euroz Dollaz Yeniz. Lo trovate anche su spotfy se siete talmente morti di fame che non riuscite manco a scaricarlo illegalmente.

Non so come descriverlo, ma le basi sono oltre la perfezione. Non mancano pezzi diciamo fiacchi, perché il disco perfetto oggettivamente non l’ha ancora scritto nessuno, eppure questo ti tira giù, sempre più giù, con una voce ancora ‘acerba’ per chi vuole quella sporcizia canora di chi ha passato l’infanzia a spaccarsi le corde vocali, mentre macina rime su rime, cupe, lente, doom sotto certi punti di vista. Se fosse stato un metallaro avrebbe sicuramente scritto l’album death doom definitivo, ma ha deciso di piegarsi al dio denaro, mentre tutti gli succhiamo i capezzoli ogni volta che clicchiamo play ad un suo video.

Signori, semplicemente questa è arte, che vi piaccia oppure meno. Se vi hanno insegnato che la bellezza è obiettiva, Tommy Cash oggettivamente è perfetto.

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