Editoriali Pascolando

Amore al tempo dei cavalli

Allora, equino affaccendato, come ti va con il lavoro?

Bene, direi…

E con la scrittura?

Oh, al momento non saprei dire, ma in generale credo bene, dai.

E con la famiglia?

Siamo tutti vivi e vegeti.

E con l’amore?

Io amo.

Ami?

Sì.

E non hai paura?

Certo che ne ho. Ma amo da così tanti anni, ormai, che è un po’ come essersi lanciati nel cielo senza paracadute, da un piccolo aereo puzzolente che era la mia vita prima che incontrassi mia moglie.

Nonostante le turbolenze, la tremenda angoscia, ho finito per non cadere mai e quindi mi sono dimenticato che potrei cadere. Voglio dire, a volte ci penso ma di solito mi godo l’aria buona, la bella visuale, e non penso alle complicazioni.

Io amo. Voi amate?

Molti sì.

E avete paura? Soffrite?

Molti rispondete ancora sì… tutti.

Più o meno siamo tutti posseduti da questo sentimento, in balia, e tante volte ci sentiamo fragili come grissini e sicuri di non avere un partner che sia il Tonno Palmera. No. Probabilmente è un polipo o una gigantesca collana di totani.

Io credo che il problema dell’amore sia che non ci hanno insegnato come si fa. O meglio, ci sono state dette molte cose, dai film, dai filosofi, i cantanti… ma la maggior parte di quello che abbiamo appreso, teoricamente, è sbagliato.

Amare come amiamo potrebbe essere sbagliato. Non solo noi che nell’intimo crediamo di essere gli unici folli sulla terra incapaci di vivere una relazione in modo sano. Non esiste un modo sano di viverla, credetemi. Io però intendo che sia sbagliato il modo di amare qualcuno, per tutti quanti.

Per questo soffriamo come cavalli zoppi chiusi in angusti rimorchi da trasporto, in una afosa, eterna, giornata d’estate, mentre il dolore ci tiene svegli ma non distrae dalla paura e dalla strana consapevolezza che il posto in cui ci stanno portando non sia una pensione per cavalli invalidi, ma il famigerato mattatoio.

Amare come amiamo potrebbe voler dire farlo nella maniera più scema e dolorosa possibile. Significa concedere all’altro un potere assoluto. Mettergli in mano la prova del nove di ogni nostro pregio, qualità, abilità. Finché l’altro ci guarda e ci adora va tutto bene. Quando, come sempre accade, l’entusiasmo verso di noi cala fisiologico, ecco che non valiamo più niente. E diventiamo magari gelosi, scontenti, vendicativi. E cerchiamo qualcuno che abbia di nuovo negli occhi quella patina di vaga stupidità e di cieca speranza di redenzione che nasce guardando semplicemente NOI.

Ma se vi dicessi che non è così che si deve fare? Se vi dicessi che l’amore nasce e muore e soprattutto esiste, come tutto ciò che proviamo, dentro di noi e da nessun’altra parte? Per noi e da noi? Che la persona con cui stiamo, non è lo specchio in cui dobbiamo rifletterci? Che nei suoi occhi non dovremmo mai illuderci di vedere finalmente qualcuno che, al contrario di come non siamo mai riusciti a fare verso noi stessi, ci ama e ci loda e ci sborr… ehm  sbroda?

Certo, se qualcuno ci ama significa che vede in noi qualcosa di speciale. Ma è una proiezione. I rapporti di coppia cominciano ben prima che tra noi si sappiano tante cose. Incontrate una tipa per strada e sbam, vi fermate a guardarla come se aveste finalmente incontrato la vecchia amica che cercavate da anni e anni. Lei vi ricambia e sembra che il vostro sguardo le comunichi un segnale che stava aspettando. Finite per bere qualcosa insieme, fare due passi, una chiacchierata e ritrovarvi dopo anni a chiedervi, ma chi è questo che ho davanti?

Il bello è che ci chiediamo una cosa del genere dopo anni. Dopo anni realizziamo che chi abbiamo davanti in realtà, noi non sappiamo chi sia e non sappiamo più neanche perché ci abbia coinvolto così tanto.

Amare significa prendersi cura, ci dicono. Si può amare una pianta, un cane, un giardino e persino un cavallo. Ma non una persona. Non così. Eppure l’amore è quello. Tutto uguale, per il cane e i nostri figli. Si tratta di star bene facendo accidentalmente bene a qualcosa che sta bene a ricevere il nostro bene.

Amiamo un libro, un film, un tramonto. Come mai questa cosa ci rende tanto felici con tutte le cose che ho nominato e profondamente tristi se l’oggetto del nostro amore è una persona? Perché una persona non è un oggetto? Oh, beh, certo.

No, si soffre perché non abbiamo il controllo delle nostre emozioni con un’altra persona e con il cane sì. Un cane ci ama. Non dubitiamo che possa mentirci. Non pensiamo che un domani potrebbe smettere e invaghirsi di un altro padrone. Non lo guardiamo negli occhi un giorno e gli diciamo, tu non mi vuoi più bene. Non gli facciamo una scenata perché un giorno, al momento della passeggiata lui non vuole uscire con noi. Un cane è un cane e ci ama. Ma perché un cane dovrebbe amarci? Chi siamo per essere così meritori di amore? Solo perché gli diamo del cibo? Una casa? Delle carezze? Quindi l’amore è uno scambio. Un baratto. Un commercio. Lei deve amarmi perché io le ho dato: ascolto, orgasmi, tempo, figli, soldi. Io l’amo e quindi devo darle tutto ciò che ho. E se all’improvviso ci amassimo senza darci nulla? Ma solo prendendo?

Sembra un discorso assurdo ma non lo è meno del baratto su cui si basano tante relazioni infelici. Perché un baratto porta a reclamare un tornaconto, non si scappa. E reclamare non è amore. L’amore non si può reclamare. Se lo si reclama e lo si ottiene è amore di serie B.

Che significa prendere dall’amore, anziché dare? Per prima cosa non è la riconoscenza che ci spinge ad amare. Quindi già da qui non è il dare il senso del tutto.

Dare e non pretendere? Impossibile. Innegabile che sia una roba da santi martiri e noi siamo umili peccatori. Noi tutti non siamo mica dei San Francesco e nemmeno il suo cavallo.

Io direi quindi di non dare e di non pretendere. Ma solo prendere a vicenda. Prenderci, yeah! Fisicamente e spiritualmente. Facile da dire, vero? Lo so. A farlo un altro paio di zoccoli.

Quando facciamo sesso… del buon sesso, intendo… cosa succede? Mettiamo che stiamo ehm, leccando la fica della donna che amiamo? Sentiamo uno sforzo ai muscoli della bocca? Un indolenzimento generale alla base della lingua? Eh, cavolo, sono dieci minuti che lecco e lecco… mi sento un formichiere cieco che raspa chilometri in cerca di formiche nei posti sbagliati”

Sapete cosa dicono i manuali di sesso? Se avvertite fatica, fermatevi e passate ad altro. Non deve esserci sforzo ma solo piacere. Piacere nel leccare e piacere nell’essere leccati. Il grande sesso si fa così. Prendere piacere dando piacere. Non deve esserci sacrificio in chi offre e nemmeno in chi riceve. Deve essere un equilibrio totale tra le due cose. Un annientamento del dare e dell’avere. Facile da dire. Lo so.

Per avere del “buon amore” si fa lo stesso in tutto. Ascoltare e trarre beneficio dall’ascolto. Accarezzare e trarre piacere dal toccare. Egoismo puro. In tutto l’amore.

Se smettiamo di essere egoisti sapete cosa succede? Che iniziamo a pretendere pari sacrifici. E inizia il tornaconto. E con esso le polemiche, le recriminazioni e le urla, le guerre narcise e tanta, tanta infelicità.

Ma il matrimonio? L’affrontare insieme le avversità? Il restare uniti nonostante un mondo che sembra volerci dividere?

Oh, beh. Io stavo parlando d’amore, mica di Chiesa Cattolica e mercato del lavoro terziario!

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