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Hour Of Penance o Hair Of Hipster al San Metallo di Molfetta

Sigla!

Quale peggior modo d’iniziare un articolo se non con un pezzo degli Insane Clown Posse. Non c’è niente da ridere con questi due Clown (di quelli che chiami al decimo compleanno d’un bambino col cancro) che hanno dimenticato i palloncini a casa e al loro posto usano preservativi pieni di eroina.

Ho scelto il pezzo in questione perché rappresenta quello che forse è Sdangher per me, per la mia psiche, come quella maschera di carne che chiamo volto anestetizzato a un bicchiere d’alcool alla volta, birra per la maggiore, per modellarlo secondo i canoni della normalità. Un falso sorriso e nessuna domanda.

Venerdì scorso s’è tenuto il San Metallo a Molfetta. Voci di corridoio mi dicono sia avvenuto anche Sabato, ma il metalcore non è metal, quindi Sabato non c’è stato San Metallo, solo San qualcosa; credo festa del dildo e dilatatore anale.

Hanno calcato il palco anche gli Hour Of Penance, leaders della serata, e per me doveva essere la terza volta che li vedevo, ma come mi ha insegnato Murphy una sera al bar durante un gin tonic: “quando bevi alcolici ricordati che tutto andrà storto”.

Io speravo di piegarmi lateralmente come la torre di Pizza, e invece le cose sono andate più fuori controllo del previsto, perché quando sei fuori controllo non significa che non sia tu a decidere in che direzione deragliare questo treno, e se in vino veritas poi, allora ho fatto la scoperta più terribile del globo terracqueo: gli Hour Of Penance oggi non mi piacciono.

Ma tu non hai sentito un cazzo del loro live, e hai messo pure una canzone degli Insane Clown Posse a inizio articolo, mi dirà qualcuno da bordo stadio mentre scagazzo sul palco. Ma fingi questa sia una battaglia hip hop senza hip hop e rime, solo scoregge e merda, me contro me, una strisciata alla volta sul viso di chi siede sulla prima fila. Annusami i peli del culo.

Io agli Hour Of Penance c’ero… credo al terzo pezzo, e la prima cosa che ho pensato è stata ‘Paolo… perché quel taglio Hipster!’. Si è risvegliato il mio Gaahl interiore, ho giudicato il suo taglio di capelli, mi aspettavo solo le bretelle, un mac e i selfie con l’Iphone. Anzi no, la macchina fotografica col rullino.

Sono uscito fuori a togliermi lo sbrugno, poi mi son detto “ok, sicuramente non ho bevuto abbastanza, non vedo doppio, sarà stata una svista, dai, manda giù un altro bicchiere di vino”. M’avvicino al bancone del bar, mi volto verso il palco e cosa vedo… manichini.

Dove cazzo è il pogo?

La scala richter del metal si misura in base al livello di pogo: il gruppo è decente solo quando raggiunge l’unica entrata del locale. Niente, più mosci d’un after party di sesso e droga, dove ci si tira una striscia sul culo della tipa e via a menarcelo dentro.

Non s’alzerà manco dopo tre pasticche.

Ma io qui sto solo gettando veleno a cazzo come mio solito fare, perché in fondo la Domenica è solo un incontro free style tra la mia merda è quel cesso delle vostre cervella. Alla fine assimilate solo quello che conta. E qualcuno già urla “questo ha detto Hour Of Penance merda” e continuate a urlarlo, me ne compiaccio.

Quando li vidi la prima volta nel 2011, c’era già stato il primo macroscopico cambio formazione – però le eredità di Francesco Paoli, l’uomo con il quale hanno inciso (dai vocalmente è una belva) i loro due dischi più belli di tutta la carriera secondo me, The Vile Conception e Paradogma – c’erano in scaletta su di quel palco, ma anche perché quel live per me è stato il cigno che canta la sua morte. Certo emette il suo canto più bello, ma è pur sempre l’ultimo.

Poi la storia come prosegue la conosciamo, ma per chi non la conoscesse però dico solo che di anime in pena ne sono passate tante e mi ci vorrebbe una lavagna per spiegare come ogni singolo cambio elemento abbia deciso il futuro del gruppo. Detto in modo spicciolo “Oh, che della formazione originale non è rimasto nessuno”. Moschini, come fattomi notare, è sì il più vecchio cronologicamente parlando, ma entrato sempre dopo la produzione di Disturbance (io ricordavo prima, errore mio). Ergo, di quello che furono non è rimasto niente, e di quello che divennero è rimasto ancora meno, come una macchina lasciata chiavi in mano a Xzibit.

E mica questi sono un gruppo grindcore ignorante che ripete lo stesso album in 30 split l’anno.

Edit: come consigliatomi ecco un paragone pratico; i Napalm Death. M’è stato detto ‘ma anche loro non hanno più nessuno dei membri originari in formazione’ ed è vero. Ma è anche vero che da Harmony Corruption la formazione/costruzione e scrittura pezzi ha raggiunto il livello John Wayne, ossia se l’espressione è quella giusta usala in ogni film/album. Mitch Harris, Mark “Barney” Greenway e Shane Embury in quasi trent’anni di carriera assieme anche al compianto Jesse Pintado consolidarono un sound unico, il sound Napalm Death, immutabile nel tempo. Danny Herrera entrato per dare alla luce Utopia Banished semplicemente s’è amalgamato al gruppo, senza apportare inutili diatribe(s) in studio. In trent’anni le evoluzioni sono state poche, perché non c’è bisogno di cambiare qualcosa che è già perfetto.

Di ciò che io vidi su quel palco non è rimasto niente, ma anche perché quelle erano le eredità prima dell’implosione. Non esplosione, ma accumulo convesso d’idee in un imbuto per estrarre un nettare acerbo.

Anzi (come al salumiere vi metto quei 50g in più) di quei due album oggi non è rimasto niente: ma vorrei ben vedere, è come pretendere che il proprio computer funzioni ancora con certe statistiche dopo due formattazioni e cambio componenti. Non sarà mai la macchina di prima, sarà per forza qualcos’altro.

Io sono uno di quelli che Sedition e Regicide li ha bocciati senza mezze misure e non li riascolta solo per non rischiare di darsi del coglione, perché sono dischi che rivaluti nella maturità. Eppure Cast The First Stone l’ho promosso con un erezione semi completa.

Quella da sega solitaria nelle coperte dopo due settimane senza porno che te li sogni la notte, ma non così vogliosamente, che quando finisci quella sega prorompente ti lascia annegare in un vuoto esistenziale tipo visione del mondo post-apocalittica mentre l’unica soluzione rimasta è un cappio da appendere alla porta del bagno: Cast In Stone non sarà mai come il sesso vero, per intenderci, di Paradogma.

E un cavallo, vista anche la delusione del 2nd concerto, vuoi un po’ sotto tono, vuoi un po’ fuori luogo… un cavallo, dicevo, s’aspetta che qualcosa gli diano. A me hanno dato un “ok, bravi, ma dove sono i cinghiali e le costole rotte?”

Se tu mi chiedi “sei andato a un concerto metal?” con la faccia di chi non sa cosa cazzo significhi la parola, ma fa figo dirlo e ti offre uno scopo nella vita, rispondo “certo!”, ma metal inteso come solo metal. Le basi signori, le basi.

E non voglio certo dare la colpa al pubblico bastardo, ancora poi me ne ritrovo un esemplare con la mazza da baseball sotto casa che mi citofona solo per darmi ragione, ma è anche vero che a ogni azione segue una reazione.

Musica floscia = niente pogo.

Quindi sì, meglio dei Fleshgod Apocalypse, ma una spanna sotto gli Antropofagus.

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