Articoli Fatal Report

Ink Metal Meeting (24-06-2017)

Essere me, avere trent’anni, essere senza soldi. Essere me, andare a un concerto, ricordarsi solo il giorno dopo che Haemorrhage e Cripple Bastards suonano assieme in una città troppo lontana per le mie tasche. Quando ho detto al mio borsellino se era nelle sue corde, mi ha risposto senti, io ti porto al massimo fino a Trinitapoli, poi fai te.

Ma è meglio tirarselo quando è troppo tardi quel cerotto, così che almeno ciò che hai ti fa godere, come quando scopri la prima volta la masturbazione e non sei ancora conscio di ciò che il mondo del porno a pagamento può offrirti.

Voglio sputare nel piatto in cui mangio? No, ho solo la salivazione in eccesso.

Dopo quasi un anno ho la fortuna di rivedere i Vinterblot sul palco, e a dire il vero a me loro piacciono tanto. Perché quindi non andare? Ciò che mi fa ridere è che nello stesso dì è stato organizzato un altro concerto qui nel sud Italia. Non regalo pubblicità a nessuno, andatevelo a cercare da soli. Questa cadenza più unica che rara tipo allineamento dei pianeti ha portato il pubblico a uno spartaque estivo. Dove vado? Forse la location avrà fatto paura (intendendo l’ubicazione urbana, perché il ‘locale’ era buono dai. Mi hanno detto che sopra di noi c’era una casa famiglia, quindi per la prima volta nella mia vita ho avuto modo di vedere un concerto chiudersi secondo gli orari preposti, o quasi. Abbiamo detto all’una dovete finire? Vi faccio tirare massimo fino all’una e un quarto, ma non sforate di più).

Sarò pazzo io, forse ho bevuto troppo poco, ma ho notato che i gruppi per rispettare i tempi preposti hanno eseguito tagli sulle rispettive scalette.

Inizio serata s’apre con un sigaro e una birra. Non ho ricominciato a fumare, ma alla mia signora hanno regalato dei sigari e il piacere di (ri)provarne uno era fortissimo. Toscanello ne(g)ro.

Se Jack Nicholson quando vedeva la luna si trasformava di colpo nel lupo mannaro, io altresì quando vado a un concerto mi trasformo nel cavallo golossaro.

Solito scambio di saluti, ciao belli come butta, qualcuno che non mi conosce già sa come mi chiamo. I Vilemass all’apertura hanno appena finito. Peccato, ma non è mai troppo tardi per un’altra birra.

Sui gradini fuori dal locale con gli amici si disquisisce di pedali per la chitarra, ergo io e un mio amico, gli altri ci guardano tipo manco parlassimo arabo.

Oh, ma gli Human Slaughterhouse stanno già suonando, e sono uno dei motivi per il quale non mi sono ancora suicidato oggi!

Gli ultimi due pezzi ci si scatena un po’, ricordando alle palle mosce che il metal si poga. Chiedo venia se ho dato per scontato che molti degli uomini presenti siano dotati di testicoli.

Un fotografo rimane ammaliato dalle mie movenze, al punto da chiedermi i diritti per un book cavallografico. Un nitrito di conferma, una mano nelle mutande, ragazzi chiamate D&G che c’è un ferro di cavallo in ascesa.

Nel frattanto chiedo scusa per aver pisciato rigorosamente nel cesso delle donne, ma come m’insegna Clerks 2

Questo almeno spiega perché le donne mi guardavano male…
Non perché avevo deciso di lanciare la moda della zip abbassata.

Ora, capisco che a molti il black metal piace grezzo, anti semita, tutti froci col culo degli altri, solo la Norvegia e le voce pulite lasciale a casa tua, ma voglio ringraziare tutti quelli che hanno supportato i Párodos quella sera. Eravate pochi, brutti, molto brutti, veramente brutti, ma comunque simpatici.

Cosa è andato storto? Ve lo dico io, che quando sono partiti i cori i puritani del metal hanno fatto ‘NOOOO, e che so frocio io?’, lasciando il palco. Senti non vorrei dire, ma siete stati voi a darmi le spalle, non io, quindi. A caval donato non si guarda inculo.

Momento clu la mia decapitazione, quando mettono la maschera di cavallo impalata sull’asta del microfono.

Altra pausa altra birra. Il livello d’umidità è tipo Amazonia. Vedo saltellare rane sotto al palco. O sono allucinazioni da caldo o ne ho leccata una, non so che dirvi.

Qualcuno prova la mia maschera e dopo due secondi urla ‘come fai a respirare?’. Col naso. Respiro col naso. Ogni tanto uso anche la bocca. È una tecnica che mi hanno insegnato quando sono venuto al mondo, dopo una pacca alla schiena.

Fuori s’era discusso ‘ma forse gli Implodead non dovevano essere i penultimi’. Io ho solo detto che se l’organizzatore ha scelto ciò ha le sue buone ragioni e gli Implodead stessi me ne hanno dato dimostrazione.

Saranno state le rane allucinogene di prima, o la birra che mi ha offerto quel tipo con quello strano fetish per i cavalli e la zoofilia, ma dio cane gli Implodead si meritano la prima bestemmia dell’articolo.

Uno shock iniziale nel vedere Donatello, il cantante, che io ricordavo con una folta chioma ora con la cresta da moicano, lasciar spazio al pogo più scatenato della serata. Chi vola a destra, chi a sinistra, io che rigorosamente mi lancio sul pubblico. Non vorrei dire però, ma io peso meno di 60 kg, come è possibile quindi che avevano difficoltà a tenermi in piedi?

Il pubblico si sfoltisce un po’ per il caldo, ma i più duri resistono aspettando i Vinterblot, leader della serata, che salutino il pubblico pugliese.

Dopo quasi dieci volte che li vedo (non ricordo il numero preciso) posso dire che il loro suono ormai è ben rodato. Il pubblico risponde come di consueto con urla e un pogo ormai al limite. Quasi nessuno vuole più muoversi. Guy’s siamo stanchi, godiamoci il concerto.

Ma qualcosa accade, annunciano infatti una cover nel mentre della set list… che può essere una mossa azzardata usare una cover a metà?

Non credo.

Un ragazzo accanto a me urla Freezing Moon. Io dico che andrebbe bene Pagan Fears a sto giro, ma anche Death Crush. Nsomma, non vogliamo andare oltre i Mayhem stasera. No, la cover della serata è ancora più classica, ma capace di scatenare anche le retrovie: Countess Bathory.

E poi via verso la fine vado a coricarmi s’un divano chiedendo di sotterrarmi con la maschera, così che gli antropologi del futuro si chiedano ‘ma questi nel 2000 che cazzo avevano nella testa?’.

Cavalli. Avevamo i cavalli.

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