Editoriali Pascolando

Io ce l’ho con le donne

Perché ce l’ho con le donne? Vi assicuro, posso anche sembrare un femminista nei discorsi che faccio di solito ma io covo un profondo risentimento nei confronti delle femmine.

Da un sacco di tempo è così. Cammino per strada, ne incontro una che mi piace e istintivamente cerco di stabilire un contatto visivo. Non mi caga e io resto lì. Me la prendo sempre.

Non riesco a scrollar le spalle e puntarne subito un’altra o magari sgranocchiare una battuta sessista tra i denti. No, io ci resto sempre di merda.

Poi mi dico che non sono stato scartato, non sono stato respinto. Quella ragazza mi ha semplicemente ignorato.

Ecco. Essere ignorato è ancora peggio. E come ti fanno sentire ignorato le donne… nessuno come loro. Ma in fondo cosa pretendo io dal genere femminile?

Ammirazione. Attrazione. Fascinazione.

Sono cresciuto in un contesto culturale in cui, fin dalla tenera età, mi è stato detto che per avere un attestato di qualità e di valore sociale, occorrono le donne. Puoi anche essere un ricco manager ma se non hai la bella moglie vicino e non ti fai mai vedere con una femmina degna del tuo portafogli, allora c’è qualcosa che manca. Sei gay oppure non sei normale.

Bisogna averne il più possibile, di donne. Più te ne fai e più sei un grand’uomo.
Quindi, per essere un grand’uomo io devo piacere alle donne e per piacere alle donne io devo imitare gli uomini che piacciono alle donne. Facile, no?

Non mi sono reso conto per anni di quanto fosse imbecille questo modo di vedere le cose. Imbecille e disumano. Mi ha sempre destinato al fallimento, alla solitudine e al disprezzo di me stesso… e delle donne.

Per prima cosa essere come gli uomini che hanno molte donne significava per me mortificare la mia reale indole. Farmi i capelli come puntualmente non mi piacciono ma li porta tizio così, e lui si che ne acchiappa.

Vestirmi in modo che solitamente non mi piace. Parlare in modo che solitamente mi fa sentire idiota e muovermi, atteggiarmi come un idiota. Nella mia vita è stata sempre tutta una specie di pantomima sciamanica in cui credevo che aggirandomi per le strade mascherato da controfigura di un sex symbol, ne avrei avute a decine… beh, alcune… via, almeno una.

Neanche una. E a ragione.
Immancabilmente tornavo a casa, solo e vestito da scemo.
Per piacere alle donne bisognava che fossi come non mi piaceva essere. Il mestiere del seduttore prevedeva questo: fingersi interessato, fingersi forte, fingersi educato, fingersi comprensivo, fingersi audace, fingersi virile. Funzionavano tutte ma l’ultima purtroppo non mi riusciva proprio. Il mio compare là sotto ha sempre detestato le scenette. Lui è un uomo tutto d’un pezzo (di cazzo).

E mi disprezzavo. E mi disprezzavo perché mi disprezzavo. Dovevo interpretare il fico. Io che non lo sono mai stato e che non ho mai capito che non si può interpretare il carisma. O ce l’hai o almeno credi di averlo. E io non ho mai creduto al mio carisma.

E questo perché le donne erano il patentino da conseguire se avessi voluto sentirmi un uomo in gamba, valido, ammirevole. Non notavo che gli uomini con molte donne erano i più ridicoli, disprezzabili, vili. Erano bambini da adottare.

Se c’è una cosa che ho imparato sulle donne è che sono davvero molto intelligenti. Così intelligenti che finiscono per incularsi nei vicoli più ciechi, fetenti e inutili della specie maschile. Quante femmine brillanti ho ascoltato per giorni, da buon amico confidente (che non chiavava mai ma aveva due orecchie grandi quasi quanto le proprie palle) arrovellarsi sulla non risposta di un loro spasimante. Perché ha detto questo? Ma perché non l’ha detto? E perché l’ha detto quando non doveva dirlo e poi non l’ha detto più?
Sembravano critici d’arte sotto LSD davanti a un quadro cubista disegnato da una scimmia. Ecco molte donne brillanti, sballate dagli ormoni, alle prese con dei banali narcisi con un bel culo e un faccino d’angelo perduto! Ah, quante ne ho conosciute…
Siamo troppo semplici per la loro complessità. Più siamo fottutamente maschi e più le mandiamo in tilt. Prendete la faccia di Kahl Drogo. Quel nerborutone del Trono di Spade. Ecco, il suo sguardo si illumina solo quando vede sesso, violenza e ancora sesso. Quando non si accende è solo spento. Ma una donna in quello spento vede un televisore criptato.

No no, guarda, la spina è staccata. Non c’è niente dietro quel nero, a parte sogni di sesso e violenza. Noi maschi siamo così. Pensiamo una cosa per volta. E molte volte è sempre la stessa. Fica. Fiiica. Fiiiiiii. Ca.

Ho sempre desiderato essere io l’oggetto ossessivo di qualche donna. Ho sempre voluto essere io l’argomento spacca maroni degli amici sfigati e confidenti, gli eunuchi della confidenza, che stanno perenni a tenere il moccio alla povera incompresa che soffre e ama un cactus nel deserto. Uno dei tanti cactus nel deserto.

Quel pene ha più spine di un cactus, si potrebbe dire. E io le voglio tutte.

Ora sono un uomo sposato, amo mia moglie e so che il 99 per cento delle cose che il mondo degli uomini insegnano ai futuri uomini è fatto di ignoranza, pubblicità e stereotipi cinematografici. Non ho dei maschi da tirar su, ma due femmine che già ne sanno più di me. “Papà, quando fai la pipì e poi ti sgrulli il pisello sembra una lingua che esce da una bocca stretta stretta”.
Vorrei tanto aver la capacità di ammirare le donne per strada, quelle che mi piacciono, come si ammira un bel mare, o che so, un tramonto. Con la noia e la serenità ottusa di chi non pensa mai che potrebbe essere l’ultimo. E invece là sotto non c’è mai abitudine, mai rassegnazione, ma noia. Ogni giorno io subisco tempeste genitali continue e quando una donna passa e non si cura di me, resto lì, in una baraonda di rabbia, desiderio e sogni a occhi aperti. Se solo potessi parlare con il mio pene e spiegargli che le sue pretese di fottersi mezzo universo non sono proprio fattibili. Che per avere una donna occorre tempo, immaginazione, estro, uno spettacolo d’arte varia in piena regola, come cantava Paolo Conte.

Se lui, il mio pene, mi ascoltasse una buona volta, e non scattasse sull’attenti a ogni donna che vede. Se potessi poi dire al mio cuore, tu ami già e sei felice. Non cercare dietro un nuovo sguardo il solito vecchio amore… Se potessi dire alle mie mani, siete troppo piccine per agguantare la costellazione di glutei che sculettano allontanandosi sdegnosi dal vostro aspetto insignificante, allora forse avrei un po’ di pace. Se potessi sradicare i vecchi programmi inculcatimi nel cervello e abbandonare una buona volta pregiudizi e false illusioni, forse la smetterei di ridurmi a una specie di scimmia che grida ficaaaaa, ficaaaaaa, muoio di ficaaaaa ogni volta che una ragazza passa, immersa nei propri pensieri da Albachiara o più che altro nel proprio cellulare di mi piace e crepasse sta zoccola!

Ti potrebbe interessare anche

Iscriviti alla Mailing List di Sdangher
Inserendo la tua email, acconsenti al trattamento dei tuoi dati personali.