Editoriali Pascolando

Pensieri in Streaming

Vi sono mancato? M’auguro di no, perché nessuno mi è realmente mancato, a parte un computer per leggere le migliaia di mail minatorie che ho ricevuto.

Ho passato una settimana di vacanza fantastica, quasi totalmente lontano da internet, accompagnato dalla mia signora cavallo, con l’mp3 nella cassaforte. Pare strano, ma sì ho passato la mia intera vacanza, treno a parte, lontano dalla musica. Non l’ho trovato affatto snervante, e anzi posso dire che questo periodo di pausa è servito a me per rimettere insieme i cocci, e ora più che mai mi compiaccio dei numerosi dischi lasciati nell’HD, mentre spulcio la news letter di bandcamp accorgendomi che rischio di affogare tra le migliaia di uscite digitali che impestano la rete. Dobbiamo darci una controllata, amici miei.

Se vi dico quante mail ricevo al giorno da bandcamp riguardo nuovi album… anche se la colpa è mia che seguo troppi gruppi e label. Vorrei anche aggiungere che farmi pagare 10$ un disco digitale d’un gruppo underground di cui non si sa un cazzo lo trovo una rapina. Posso capire fino a 5$ per il supporto, ma poi la tua merda te la paghi da solo, contando anche che bandcamp si mangia la fetta. Perché non lo sapevate? Io ho scoperto con mio rammarico che oltre a regalarti SOLO 200 freedownload al mese, se NON metti il prezzo al tuo disco, non te lo indicizzano neanche tra le uscite del sito, un po’ come a dire ‘o paghi o ti fotti’. E fotte sega, pare quasi un’imposizione. E se è vero che il mercato è fatto da uno scambio di denaro, non capisco perché il mio voler essere integerrimo nei confronti del pubblico sia visto come un male.

Però questa indipendenza commerciale, in cui chiunque con una scheda audio e una minima conoscenza di internet può liberamente pubblicare i propri album nella rete sta diventando insostenibile.

Un giorno, uno degli ultimi in cui ho usato veramente i social network, si discuteva su come non ci fossero reali proposte in ambito musicale nostrano, sottolineando la totale assenza di gruppi capaci d’esportare sano metallo al pubblico (non) pagante. In verità, come fatto notare da uno dei commentatori, le proposte ci sono, anche troppe, ma la loro reale validità va di passo contrario al numero delle stesse. Di gruppi ce ne sono più di quanti ne potremo ascoltare in tre vite.

Vi faccio un esempio: io seguo una micro label online, che offre tutti i suoi album in download digitale gratuito. Anche io vi ho partecipato più volte con le mie uscite. Sapete a quanti album è arrivata questa label mentre scrivo? Millecento. Millecento cazzo di album, alcuni che durano un minuto, altri anche varie ore. E chi cazzo ce l’ha il tempo di ascoltarli tutti? E quanti sono validi per sacrificare il prezioso tempo vitale disponibile?

Appunto.

Il problema è quello, non lo sappiamo, e quindi spulciamo tra i gruppi cercando qualcosa capace di convincerci a cliccare play, rimanendo insoddisfatti, regalando visibilità a chi non la merita, perdendo di vista gruppi magari validi, tornando sempre indietro a quei cd impolverati nella libreria, vecchi e stanchi, perché di gruppi validi oggi non ce ne sono, perché a nessuno ingozza suonare, o forse a noi non ingozza cercare. Punti di vista siori. Punti di vista.

È un discorso che ho fatto più volte con un amico, non so se ora mi legge, parlando di ‘noise’, mercato secondo me ancora più saturo del metal, perché se in quest’ultimo caso un gruppo ti fa un demo/ep/album all’anno, nell’altro diventa una prassi mensile se non settimanale. E il problema e che le label, sopratutto, promuovono solo quello che piace loro, rendendo anche difficoltosa la ricerca a persone dalla vita comoda come la mia.

Immaginate la saturazione delle mie orecchie ora. Questa settimana di vacanza è stata rinfrescante per me, come metadone per un drogato.

Ora che vi ho sfraganato abbastanza i coglioni, parliamo un po’ di vita quotidiana. Sì, ho visto i Root. Sì, l’evento m’è piaciuto. Sì, la location è fantastica. Sì i black metaller mi stanno sul cazzo.

Capisco che il black metal è un culto, capisco che il black metal è un rito, capisco tutto del black metal davvero, io suono anche black metal per intenderci, seppur con un attitudine più raw e lo-fi, e ammetto di fare anche cagare, ma la questione è un’altra. Qual è il vostro problema? Tralasciando i primi gruppi, lasciati a loro stessi senza la minima interazione del pubblico, come ci fosse stato un muro invalicabile tra esso e il palco, ma c’è un limite alla decenza. Non parliamo del pogo, in cui il mio unico timido tentativo in un grezzo momento è stato risposto con un pugno, azione in cui di solito rispondo con una rissa. Con l’alcol e la rabbia che avevo in corpo mi stupisco come mi sia trattenuto. Però tornando a noi, forse il momento più bello col pubblico è stato un ragazzo che ha visto la mia maglietta dei Sedem Minút Strachu e m’ha fatto ‘a ma io questi li conosco, li ho visti all’Obscene’. Attimo d’orgoglio misto invidia in cui gli ho spiegato che li conosco e abbiamo anche fatto recentemente uno split assieme.

Comunque mi ripeto, gruppi promossi, pubblico bocciato. Ci si rivede al prossimo Magma Pure Underground Fest.

E per chi vorrà continuare quella rissa lasciata in sospeso, avviso che il Sabato 19 sono stato presente di nuovo all’Agglutination. Ci si rivede (o si è già visti) sotto un palco.

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