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Alice non abita più qui! – Considerazioni su DaDa

DaDA. Alice Cooper dice che tra tutti i suoi album è quello che gli fa più paura. E in effetti credo che sia uno dei lavori più inquietanti della storia del rock. Di certo è il vicolo più sinistro della sua discografia, quello in cui non tornerebbe mai di notte.DaDa è un figlio non voluto. Tirato fuori controvoglia, nutrito della peggior melma venefica che Vincent Furner potesse offrire in quei mesi immemori del 1983, e mollato al mondo senza voltarsi indietro.

E il mondo lo rifiutò, i fans non vollero saperne, la Warner Bros lo trovò talmente patetico e inutile da cogliere chiudere una volta per sempre i rapporti d’affari con Alice.

Eppure… It Lives! Ancora e ancora, paziente, in attesa che il mondo ne capisca non la grandezza (perché non è un capolavoro) ma la singolarità assoluta.

DaDa.

DaDa.

La voce di bambina che su un tappeto di campionatori alla John Carpenter emerge come un rintocco, sembra riferirsi più che al concetto rivoluzionario di un vecchio movimento artistico, a un padre che non risponde più da un pezzo. Daddy… Daddy.

Una bimba deforme, stupida, che implora il suo paparino. E lui è ricoverato, in stato confusionale. Uno psichiatra gli fa delle domande. Vuole parlarmi di suo figlio?, dice.
La voce di Alice non sembra capire. Figlio? Io ho una figlia, non un figlio.
No, lei ha un figlio. Non una figlia. Un figlio…

DaDa… DaDa…

DaDa è un concept, nei limiti in cui la mente sbrindellata di droghe e alcol dell’Alice del 1983 potesse architettare. A distanza di anni poi lui ha anche specificato che in realtà, Welcome To My Nightmare, Alice Cooper Goes To Hell… sono più album con un tema centrale e canzoni che possono vivere di vita propria. L’unico realmente concept, con i pezzi tutti legati e dipendenti l’uno dall’altro è Along Came A Spider, sul quale prima o poi tornerò a scrivere.

DaDa in effetti sembra una galleria di casi limite in stile From The Inside. Forse però è un’illusione. Come lo era del resto la carrellata di anime in bilico di quel disco. Erano tutti Alice Cooper, no? E Alice era Vincent Furner. E Vincent Furner era… ancora Alice ! Lo so, lo so, è un casino mica da poco.

Qui però non è esattamente così… semplice. Perché la cosa spaventosa di DaDa è che non si sa davvero chi sia il tipo che racconta la storia, che offre la voce… Sembra Alice Cooper ma più probabilmente è qualcun altro ancora. Un essere che alla fine di questo sforzo creativo se ne è andato per sempre in qualche anfratto di una clinica per disintossicanti. Uno spettro di cui mai più sentiremo i lamenti. E questo grazie a Vincent, che decise di darci un taglio con coca, Vodka e birra e biz. Fermarsi con la musica per un paio d’anni e riapproriarsi della propria vita è stato un passo decisivo. Perché quella ormai non era più la vita di Vincent e nemmeno di Alice. Lì c’era una legione di mostri che su DaDa ci raccontano la loro triste storia.

DaDa è sempre lo stesso personaggio. O se volete tutti i personaggi sono sempre lui. Sì perché soffre di personalità multipla. È schizofrenico. Esattamente come Steven di Welcome To My Nightmare e come Vincent Furner con Alice Cooper. È un argomento che gli preme da morire, quello delle entità coabitanti nello stesso corpo. Vite parallele in un solo individuo. È il macello personale di Steven/Vincent/Alice/DaDa, l’inferno da cui rischia di non svegliarsi più.

E’ sempre lo stesso tizio: il padre ricco, avido e spregiudicato che tiene nascosto sotto chiave un tremendo segreto di famiglia. Lo è anche il figlio che lo accusa! (Enough’s Enough). E’ sempre lui il babbo natale dei grandi magazzini con il cervello un po’ fallato e possibile omicida (No Man’s Land). Può essere solo lui il ragazzo mostruoso che vive in soffitta, che invecchia tra scope e cenci, celato al mondo per la sua bruttezza, col suo cranio bitorzoluto da cui “i sogni non entrano e non escono”. Lì dentro, solo quando si sente davvero audace sbircia dalla finestra la luce accecante del mattino invernale (Farmer Lee Wormer). E poi è lui il vampiro anni 80 in versione world music di Fresh Blood che gira per le strade e prosciuga donnine, o il libertino perduto nelle grinfie di Scarlet And Sheba o il tipo tormentato che si ammazza di Vodka in un piccolo motel anonimo (Pass The Gun Around). E costui, che chiude la storia non è altri che Alice Cooper. Il vero Alice Cooper che sta morendo, non il vanesio e impenitente di I Never Cry o il falso redento di Are You Gonna See Me Now. Si tratta di Vincent Dada Cooper dal fondo della propria vita ormai a forma di bicchiere.

 

 

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