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I Ten Years After e il funambolismo metallaro

ten years after

I Ten Years After nascono come Jaybirds all’inizio degli anni 60. Sono un trio composto da basso, chitarra e batteria e si esibiscono nei localacci di Homburg, seguendo le orme dei Beatles. Non fanno molto per essere notati, si limitano a un repertorio piuttosto commerciale e a poco a poco passano al blues di Chicago riproposto alla maniera di Yardbirds e Animals. Nel 1965 i Ten Years After decidono di tirar fuori gli attributi e trasferirsi nella capitale londinese, dove iniziano a mostrarsi nel West End con il nome Blues Yard. Alvin Lee, chitarrista dal talento prodigioso è l’elemento di spicco, quello che fa notare la band tra la miriade in giro.

Gli altri, Rick Lee alla batteria e Leo Lyons al basso, tessono una solidissima base a corollario delle doti straordinarie del funambolico chitarrista. L’ingresso successivo dell’ottimo tastierista Chick Churchill arricchisce ulteriormente una line-up forzuta e versatile allo stesso tempo.

I Ten Years After alla corte di Windsor

L’esibizione alla settima edizione del Blues Festival di Windsor con la sigla che li renderà celebri, Ten Years After, porta alla svolta definitiva, suscitando entusiasmo nel numeroso pubblico e soprattutto l’interesse di alcuni rinomati discografici presenti all’evento.

Il più deciso di tutti è Mike Vernon, produttore di John Mayall, che porta i Ten Years After in sala d’incisione facendoli esordire con l’omonimo album nel 1967. Il disco cattura l’attenzione, nonostante sia uno dei momenti più affollati della storia del rock britannico con tutta una serie di uscite epocali.

Le rivisitazioni fantasiose dei classici blues, la tecnica straordinaria di Lee e Churchill, lo rendono ancora oggi uno degli esordi più convincenti e forse il momento di maggior purezza della band, via via trasportata sulla strada del sensazionalismo e della veemenza hard rock.

Secondo Lee e gli altri quel primo lavoro non riesce a trasmettere però la forza trascinante che i Ten Years After sanno sprigionare dal vivo. Anche dopo molto tempo faticano a riconoscercisi. Non è un caso che questa fissa della maggiore efficacia concertistica convinca il gruppo a registrare un vero e proprio live. Diventa la seconda uscita ufficiale ed esce prima della partenza per il tour americano.

Undead

Il posto che viene scelto è il celebre Klook’s Kleek, storico locale di Londra attaccato agli studi della Decca, dove John Mayall ha inciso il suo primo album. Il concerto esce su doppio vinile, si intitola Undead. Subito è un successo e porterà i Ten Years After al travolgente giro di date oltreoceano. Il tour culmina con l’indimenticabile esibizione a Woodstock, dove avviene la consacrazione definitiva.

La prorompente esecuzione del brano di spicco di Undead, Going Home, fa guadagnare a Lee il soprannome di “chitarra più veloce del west” e dona alla band l’immortalità. L’esecuzione del chitarrista è stravolgente. Lee alterna furenti scale a incalzanti ritmiche boogie, mostrando una tecnica senza precedenti. A tratti supera in rapidità e precisione persino Hendrix.

Secondo alcuni quel momento di gloria, accolto dal pubblico più come un curioso diversivo virtuosistico che altro. Si tratta dell’inizio della rovina per i Ten Years After. Abbandonano ogni ambizione sperimentale e puntano sulla semplicità delle composizioni e la tecnica furiosa di Lee.

Stonendhenge

Stonedhenge del 1969 è un successo ovunque ma in definitiva si tratta di un lavoro per nulla audace e con brani sempliciotti creati apposta per supportare Alvin e la sua pirotecnia selvaggia con la sei corde. I successivi album Ssssh e Cricklewood Green continuano a battere la stessa strada del rock duro e del virtuosismo. La band però è sempre più auto-celebrativa. I Ten Years After si allontanano del tutto dalla raffinatezza e le peculiarità jazz blues degli esordi in favore della solita veste aggressiva e plateale.

Il quarto disco contiene il brano di maggior successo per la band Love Like A Man. E’ l’ultimo guizzo chiassoso e “tamarro” di una carriera destinata a spegnersi. Tutto finisce dopo altri tre album ispirati giusto dalla smania di forgiare nuove hit da classifica.

Ten Years Later

Dopo un tour d’addio nel 1975 la band lascia la scena. Tre anni più tardi, Alvin Lee forma un nuovo trio assieme a Mick Hanksworth al basso e Tom Compton alla batteria battezzandolo ironicamente Ten Years Later. La battuta è poco gradita e le due uscite ufficiali che ne seguono passano inosservate.

Nei venti anni successivi Alvin fa diverse reunion celebrative con i suoi vecchi compagni dei Ten Years After. Inoltre tenta avventure soliste di scarso interesse. Nel 2013, a seguito di alcune insolite complicazioni, il chitarrista muore durante un intervento al cuore di routine.

A distanza di tanti anni possiamo dire che lui e la sua band sono stati dieci anni in anticipo ispirando le principali band di heavy metal e le esagerazioni tecniche di chitarristi hard come Van Halen e Satriani.

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