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John Carpenter e i temi perduti II – Un alto tasso di autorialità

L’immaginario di Carpenter ha sempre avuto un rigoroso profilo sonoro fatto di suoni, fraseggi, trame insistenti che lui stesso ha composto attingendo al rock, al prog, al metal e l’elettronica dei Tangerine Dream. Il precedente Lost Theme non era il primo tentativo discografico slegato dal cinema (si ricordino i Coupe De Ville) e anche su Lost Theme II sono coinvolti il figlio Cody e il figlioccio Davies ma siamo sempre nell’asfittico mondo di Carpenter: i momenti sognanti di Hofner Down (dove manca giusto la voce di Midge Ure per ricondurci al mondo ansioso e romantico della new wave più gotica); le terrifiche ma risentite Dark Blues e Bela Lugosi.

La musica del regista ha avuto una chiara evoluzione fino al 1995, poi il suo cinema è rimasto intrappolato nella retorica artigianale. Non esistono film per queste nuove composizioni e John non ha cercato di renderle indipendenti. Gli arpeggi, le cavalcate percussive sanguinano un bisogno vitale di immagini e storie e nessuno del pubblico ha il talento visionario di Carpenter per crearsele da solo.

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