La Truebrica del fantino Recensioni

Skid Row – L’insostenibile Sebastian Bach e gli Skid Row che odiano gli Skid Row! Storia di una non band nata nel 1997 e tutt’ora in circolazione su Blabblermouth!

Capitolo 1 – Questo disco è troppo piccolo per contenerci tutti

Millantavano che lavorare con me è sempre stata una schifezza, che sono una rockstar intrattabile, che lo split è stata tutta colpa mia. Bugie Bugie Bugie…
(Sebastian Bach – Rock Hard, Gennaio 2005)

Deve essere stata davvero dura scrivere, incidere, promuovere un disco quando non sopporti più i compagni della tua band e viceversa. Con questi presupposti Subhuman Race, deludente, contestato e negli ultimi anni rivalutato, come ultimo lavoro degli “Skid Row veri” avrebbe potuto essere molto peggio. A riascoltarlo è chiaramente incapace di reggere il confronto con Slave To The Grind, ma è pur sempre un dignitoso tentativo di chiudere una storia ormai in pezzi.L’album più violento, pesante e oscuro della band, neanche a farlo apposta e, mentre tutti credevamo fosse solo un tentativo di assimilare le nuove tendenze in vistoso ritardo (nel 1995 il grunge, il groove metal sono in giro da un pezzo) era solo la viscerale e inevitabile scommessa di quei ragazzi di dar corpo alla profonda tristezza e al risentimento che erano costretti per contratto a respirare ogni volta che qualcuno li chiudeva nella stessa stanza.

Subhuman Race non è un discone, fermiamo gli entusiasmi revisionistici. Vero, ci sono bei pezzi (Beat Yourself Blind, Into Another, Breakdown), tentativi riusciti di “alternativismo metallico autoriale” (Firesign), qualche chicca dark da riscoprire (Eileen) ma tanti, troppi riempitivi.

Anche la produzione, affidata a Bob Rock (persino la sua scelta è fuori tempo) è sbagliata e anziché irrobustire il sound della band lo affossa in un pantano di suoni ciccioni e catarrismi bachiani (nel senso di Sebastian e ovviamente non il fu Johann).

Vi è il dubbio che Seba abbia finito le corde vocali dopo lo Slave To The Grind tour… Di certo in quel disco lui spende tutto e portare live certi brani spaccaugola per centinaia di sere non deve essere stato una passeggiata. Oggi racconta che al tempo era ignorante in fatto di tecnica e quindi cantava di gola e non usando il diaframma, quindi il dubbio che nel ’95 dovesse competere con i polipi alle corde vocali non è così inverosimile, dai.

Di conseguenza il registro medio tenuto nella maggior parte dei brani, e i sospiri sporchi e affannosi presenti in buona parte dei pezzi, furono un modo poco riuscito di nascondere i momentanei ma evidenti limiti canori più che un bisogno di muoversi in lidi più heavy-thrash a metà tra Lane Staley e Phil Anselmo.

Dopo il calvario promozionale di Subhuman Race il gruppo disse basta. Il successo commerciale e un contratto discografico con clausole ben precise a riguardo, erano i soli collanti rimasti per gli Skid Row. Venute meno le vendite e l’afflusso ai concerti, non c’era motivo per patire la presenza reciproca un giorno in più e quindi non ci fu verso di proseguire, se non per strade separate.

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Capitolo 2 – 1996 – 1997 o giù di lì…

1996-1997 fu il periodo effettivo in cui gli Skid Row e Sebastian Bach rimasero fermi a pensare al da farsi e a come erano finite male le cose. Poi chi da una parte e chi dall’altra si rimisero tutti in movimento. Sabo e gli altri tirarono su nuovamente la band e si diedero nome Ozone Monday, per muoversi senza troppe pressioni addosso.

Sebach invece ricominciò dal proprio passato e già nel 1997 faceva concerti di spalla ai Pantera. Sorprese il fatto che la band texana si trascinasse dietro quello che allora era visto dalla scena come un residuato bellico degli anni 80 ormai senza più nulla da offrire, ma c’era una lunga amicizia tra i Darrell e Bach, più un grosso favore da ricambiare: grazie a lui erano stati proprio i Pantera a far da spalla agli Skid nel loro momento di massimo successo commerciale.

Da lì il cantante non si fermò più diventando uno showman a tutto tondo, accettando qualsiasi lavoro interessante, dagli spettacoli off Broadway fino al doppiaggio dei cartoni animati, le improbabili interpretazioni su serie televisive come Una Mamma per Amica o Californication e i reality che fortunatamente in Italia non sono mai giunti, nonostante il travolgente successo in patria, a detta di Bach.

La sua ex band intanto, dopo l’abbandono del batterista Affuso, dato che erano Sabo e Bolan a detenere i diritti di sfruttamento sul nome Skid Row e che Ozone Monday come progetto alternative rock non se lo sarebbe mai filato nessuno, decisero di rimettersi a fare sul serio con il vecchio monicker.

Peccato che il primo disco, inciso con un Mr nessuno di nome Solinger alla voce, è una vera patacca. Tickskin avrebbe fatto la sua discreta figura se fosse stato un lavoro degli Ozone Monday ma non certo come il successore di Subhuman Race.

Confuso, troppo eterogeneo, dal sound innocuo e alla disperata ricerca di un’identità, il ritorno degli Skid Row sembra più un dispetto fatto a Bach che un regalo per i fan della band.

Ovviamente le rimostranze dell’ex frontman non si sono fatte aspettare. Il gruppo però non ha proseguito incurante a non dargli soddisfazione con una litigata a distanza e proseguendo invece per i fatti propri a incidere dischi loffi e controversi.

Per Revolutions Per Minute i nuovi Skid Row hanno scomodato inutilmente il vecchio producer Wagener, angelo custode del periodo d’oro della band, snobbando però artisticamente il proprio passato per una innocua via al punk-rock e mettendo con una furbizia da due soldi la faccia di Sebastian Bach sulle locandine pubblicitarie fuori dai locali dove c’erano i loro concerti, per arraffare qualche poser in più.

Intanto il cantante ha risposto con Angel Down, un lavoro salutato con grande interesse e coinvolgimento dai vecchi fan del gruppo, ma che risulta più un pasticcio autoindulgente di groove metal e alternative glam e in cui fa capolino persino lo spettro Axl Rose, in ben tre duetti più simpatici che riusciti.

Angel Down ha risentito probabilmente del lungo lavoro di gestazione e non solo. Essendo la vera ripartenza di Bach c’è dentro di tutto e di più, come nei primi lavori di Bruce Dickinson/Skunkworks, dove la voglia di sperimentare e di proporsi liberamente andò a scapito della coerenza stilistica, tutta da ridefinire e riarrangiare.

Le cose sono andate poi decisamente meglio con Kicking & Screaming e soprattutto Give ‘Em Hell, in cui Bach ha mollato definitivamente le ombre di Subhuman Race e riabbracciato l’hard rock abrasivo di Slave To The Grind. A far la differenza oltre ai produttori in gamba scelti, c’è una schiera di ospiti e turnisti di classe che Sebastian si è concesso di coinvolgere; autentiche nazionali metal da cui difficilmente sarebbero venuti fuori dei pasticci.

In un certo senso il paragone, per il secondo e il terzo lavoro, passa dal primo Dickinson all’Alice Cooper della maturità. Give ‘Em Hell soprattutto è un lavoro di qualità, esperienza e freschezza, proprio l’album di un padrino del genere, un veterano che la sa lunga e riesce a ottenere tutto ciò che vuole.

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Capitolo 3 – Il ritorno alle origini mantenendo le distanze

Questa è la realtà dei fatti, gli Skid Row odiano gli Skid Row, mentre Sebastian Bach ama gli Skid Row. Da Sebastian Bach non avrete mai una versione punk di In A Darkned Room, io so accontentarmi della perfezione della versione originale. (Sebastian Bach – Rock Hard, 2009)

Peccato Bach sia sempre più incontenibile e sprecone nelle uscite pubbliche. La sua esposizione mediatica è alta e con essa il rischio di dire cazzate che facciano il giro del mondo e rovinare ogni cosa buona fatta in sala d’incisione. Il suo chiodo fisso sono sempre gli Skid Row, a cui dedica puntualmente una frecciata velenosa o una proposta di pace e reunion a giorni alterni.

La leggenda vuole che a microfoni spenti, prima di iniziare un’intervista chieda ai giornalisti almeno una domanda sulla sua ex band, in modo da regalare uno scoop nuovo. Scoop che da tempo non è più, anche perché poi non succede mai nulla.

La sua ex band tira avanti a testa bassa, sopporta gli insulti, le provocazioni e soprattutto ignora le mani tese di Bach, che chiaramente non aspetta altro se non di tornare sotto quel monicker, anche solo per un tour commemorativo. È insopportabile per lui, che si è rifatto da solo, in tutti i sensi, che ha dimostrato di avere le palle, il talento e l’acume di rimettersi in pista (anche qui c’è il doppio senso) e quegli ex amici ed ex compagni di vita, ridotti a esibirsi in localetti infimi davanti a venti persone che rifiutano di riprenderlo con loro, inammissibile!

Il problema pare sia Bolan. Il bassista è il vero scoglio che non cede. Gli altri membri hanno sempre dato l’ok a una reunion ma lui ce l’ha legata al dito dal ’96, per motivi mai chiariti. Non rivuole Bach nel gruppo. Punto. Tanto meno ora che la scelta di pubblicare tre EP anziché un disco intero e riscoprire piano piano se stessi, guadagnando finalmente i consensi della critica e del pubblico, sta dando i suoi frutti.

I nuovi lavori degli Skid Row, United World RebellionChapter One e Two, sono incoraggianti. Non siamo di fronte a una rinascita completa ma si può sperare che il gruppo abbia finalmente capito quale via prendere. Mollato il rock leggero e anonimo di Tickskin e il fighettismo autoriale di Revolutions Per Minute finalmente i Sab Bol (Sabo e Bolan e qualche altro tizio) si sono rimessi a suonare heavy con l’attitudine stradaiola che gli veniva tanto bene fino al 1992.

Mancano delle canzoni all’altezza del passato glorioso ma quella è la cosa più difficile in assoluto. Persino Bach fino a qui, sebbene i suoi tre dischi siano pieni di brani di qualità non è riuscito a scrivere più una hit metal decente. Purtroppo nel caso della band il confronto è più insistito che in quello del singer: sono loro a portare ancora quel nome, no?

Comunque, questa nuova dimensione più corta e immediata delle incisioni (pubblicano EP a breve distanza invece di un disco normale, che poi è la stessa tecnica commerciale dei Down, i quali hanno proprio Sabo come manager, guarda caso) sembra riportare il gruppo ai tempi degli esordi, quando alla frenetica attività live si alternavano le incisioni dei dem con quattro,cinque pezzi e pedalare ancora dal vivo.

Così gli Skid Row sono da rispettare e sostenere. Sarebbe bello rivedere il gruppo riunito ma evidentemente non ci sono abbastanza soldi sul piatto per chi davvero non ci sente da quell’orecchio

Capitolo 4 – L’insostenibile Sebastian Bach

Ok, ti racconto la verità senza giri di parole… Ho conosciuto questo produttore che si chiama Zeuss e che ha lavorato con Hatebreed e Shadows Fall. Lui produrrà il mio lavoro (Angel Down). Zeuss è un tipo tosto, un grande talento ma anche uno senza peli sulla lingua. È stato molto franco quando è venuto a sentirmi con la band. Ha detto, Sebastian, dobbiamo fare un disco fottutamente metal ma per farlo ti servono musicisti con le palle. Mi ha fatto chiaramente capire che per lavorare insieme a lui con una buona base avrei dovuto cambiare la band. Mi è dispiaciuto molto, è stata dura, perché quelli erano dei miei grandi amici da lungo tempo, ma non avevo scelta… e così ho mandato loro una e-mail. (Sebastian Bach – Metal Hammer)

Lavorare con Bach è davvero stressante? Meglio essere piccoli che le confrofigure e i paggetti di una star che è un cavallo matto? In effetti, rileggendo un’intervista del primo numero di Hard, del 1990, basta sbirciare l’introduzione per vedere come Sebastian tenesse occupati i suoi compagni al tempo del successo: una bottigliata in faccia a una fan finita poi in ospedale, multe e contromulte per scurrilità durante le esibizioni televisive e tante dichiarazioni sceme… insomma, non doveva essere semplice mandarlo giù ogni giorno, Seby.

Di contro sorprende l’eccessiva freddezza del gruppo nei confronti di un passato pesante quanto si vuole ma che andrebbe onorato di più. In questo Sebastian ha ragione. Gli Skid Row di oggi non sono i tipi da mettersi a fare box commemorativi e non si dilungano mai troppo a rivangare le vecchie storie. Guardano oltre sebbene la visuale non sia delle più esaltanti.

La verità è che avrebbero bisogno come il pane di uno come Bach e continuando a non ammetterlo e perseverare in questa strada senza di lui fanno solo del male a se stessi e ai fan. Va bene rinunciare alla collaborazione di un partner impossibile ma bisogna almeno accettare di averci realizzato cose importanti. Quello che affiora soprattutto nell’atteggiamento cupo e duro di Bolan è un’indigestione pesante che ancora non gli è passata. Sabo invece se ne sta lì con l’aria impacciata di chi non può farci nulla ma che non ci perde il sonno.

Gli Skid Row di oggi sono sulla buona strada per un ritorno dignitoso, ancora non realizzato, ma dubito riusciranno mai a combinare qualcosa di davvero esaltante, a meno che non gli venga bene di racimolare un frontman che sia all’altezza e soprattutto dovrebbero riabbracciarlo comunque Bach e non vivere il ricordo degli anni dei successi come un’imbarazzante vincita involontaria.

Sebastian di suo, ok si gode il presente, fa il ganzo, ironizza e mostra di avere le spalle larghe anche metaforicamente, però non riesce a capire fino in fondo questa chiusura dei suoi ex compagni, ci soffre. Per quanto possa avvalersi dei migliori writers e strumentisti del metallo, reinventarsi conduttore televisivo, attore o ballerino, non ha più dietro dei ragazzi con una precisa visione. La band non inventò il class metal o lo street quando uscì con l’omonimo album ma seppe darne una versione personale.

Nessuno aveva il sound degli Skid Row. Nessuno scriveva canzoni profonde e commercialmente appetibili come 18 & Life o In A Darkned Room. Nonostante Bach sventoli i soldoni che ancora riesce a fare in fondo sa bene che gli manca una famiglia. Quella famiglia erano gli Skid. Amen.

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