La Truebrica del fantino Recensioni

Vi siete accorti mica del ritorno degli Ugly Kid Joe?

“Vorremmo crescere lentamente a ogni album perché solo in questo modo è possibile diventare importanti” (Whitfield Crane – Metal Shock, 1996).

Queste le chiacchiere del 1996, durante il giro promozionale di un disco non eccezionale (liquidato in modo troppo frettoloso persino dalla band, ormai esaurita) e senza dubbio da rivalutare: Motel California. Ricordo che le canzoni erano insolitamente troppo corte. Molte non superavano i due minuti e mezzo. Talvolta più che gli Ugly Kid Joe sembrava di sentire i Red Hot Chili Peppers ma c’era almeno una super canzone: Would You Like to Be There, riproposta in una splendida versione acustica nell’EP Starway To Hell, primo segnale di vita (2012) dopo la formale reunion degli Ugly, risalente a due anni prima.

In questo mezzo disco un po’ disomogeneo e a tratti moscetto c’era un brano straordinario, No One Survives, che con l’attitudine cazzoncella e festaiola dei vecchi Kid Joe centra davvero poco e che è il vero antipasto del nuovo sorprendente Uglier Than They Used Ta Be.

Chi se lo aspettava un lavoro simile da un gruppo che sì, nei primi anni 90 sembrava lanciato a razzo verso il successo e che poi invece si eclissò in piena era alternative, lasciando appena tre dischi e una manciata di grandi hits rammaricanti?

Con questa faccenda delle reunion il più delle volte si raccolgono solo delusioni. Del resto è difficile per una band che ha interrotto un cammino evolutivo un secolo prima ricominciare come se niente fosse. I chili in più, i capelli in meno, i soldi e i mezzi in diversa misura, talvolta l’assenza di un produttore e un’etichetta che spinga finiscono per condizionare il nuovo album, al punto che nella migliore delle ipotesi pare di ascoltare un ex progetto ibernato e ancora del tutto da scongelare. Inoltre spesso, la smania di tornare insieme, suonare in giro, incidere ancora grandi canzoni si esaurisce nel giro di un LP, un DVD e una raccolta con inediti, quindi è tutto abbastanza deprimente.

Nel caso degli Ugly Kid Joe sarebbe un peccato se dopo questo lavoro si fermassero di nuovo perché hanno dimostrato di avere ancora qualcosa da aggiungere e di non essere la bolza parodia dei vecchi se stessi. Quello che sorprende infatti, in Uglier Than They Used Ta Be è l’energia e soprattutto l’oscurità che cova dentro. Mirror Of The Man per esempio è un brano “orizzontale”, profondamente autoriale, un blues elettrico di grande phatos che suscita immagini ambigue, tetre, bibliche diapositive sull’umanità, mantiene bassi i giri del motore, conducendo l’ascoltatore avanti e avanti in una passeggiata sardonica lungo la main street della vita più fottuta. Nothing Ever Changes, con solo chitarra e voce è ancora più lugubre ma esprime una tensione degna delle migliori cose acustiche delle finte ballate dei Monster Magnet. L’album pesta anche molto sodo, non fraintendetemi. Bad Seed è un gran manzo da scapoccio e Under The Bottom, per quanto inizi con un giro grunge troppo scontato, rivela diverse sorprese per i fanatici del metal tradizionale.

Ci sono alcuni momenti che forse risentono un po’ troppo dello stile di band nate dopo gli Ugly, la briosa Hell Aint’ Hard To Find potrebbe essere l’ennesimo singolo dei Foo Fighters e la pur bella She’s Already Gone deve troppo al megasingolo degli Stone Sour, Through Glass – ma quando Whit grida I Don’t Wanna See You Die voglio vedere quanti di voi non si sentiranno salire dalle palle una vertigine di cieco risentimento verso il destino merdoso di cui l’uomo è schiavo.

Menzione per le cover. Ce ne sono ben due ma chi conosce la storia degli Ugly Kid Joe sa che possono rivelarsi molto più di semplici riempitivi o tributi romantici e sterili. In realtà Ace Of Spades (con l’ospitata di Phil Campbell, presente anche in un altro brano) è piuttosto ordinaria però attenzione! Papa Was A Rolling Stone dei Rare Earth messa in chiusura è una bomba e forse uno dei momenti più ispirati e travolgenti dell’intero disco.

Uglier… è una delle migliori uscite che mi sia capitato di ascoltare nell’ultimo anno e in assoluto tra i pochi titoli rilevanti del fenomeno reunion che ci affligge. Gli Ugly Kid Joe potrebbero tirar su una seconda parte di carriera alla pari di quanto sono riusciti a fare gli Europe. Spero solo che continuino a esistere e che lavorino alla grande come in questo album.

 

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