Editoriali Pascolando

Cavalli e treni

Ho già parlato di Lucca Comics, quindi mi sono bruciato l’argomento e allora eccomi a disequinire su cavalli e treni. Sapete qual è  la parte più ostica d’un viaggio? Ovvio, il ritorno. Tornare alla routine, guardare le stesse facce che purtroppo vedi ogni giorno sopprimendo il desiderio di strangolarle. Stampare un sorriso quando ti chiedono ‘com’è andata la vacanza?’. Bene, poi mi sono ricordato che avrei dovuto incontrarti di nuovo e m’è andato di traverso il cinese.

Mai come quest’anno ho desiderato non tornare affatto indietro, in questa assillante routine lavorativa e familiare. Odio tutti, tranne le persone che amo, e non crediate siano molte. Le posso contare sui miei quattro zoccoli.

Come sono cupo oggi… E che ho deciso di cambiare il mio muso in quello d’un cavallo nero, però prima devo immolarne il volto a quanti più concerti il Padre Eterno Cavallo gli concederà esistenza.

Ho notato che i colori non sono più accesi come un tempo e il crine s’è increspato da quella volta che K.K. Warslut me l’ho tirò di prepotenza. Cago ancora a spruzzo da quel dì. Cavallo da battaglia fui.

Sono tornato Lunedì, più stanco d’un cavallo da monta, peccato non abbia montato nessuno a parte un sedile per sette ore circa. Le mie natiche erano diventate due pezzi di marmo. Quello è un altro motivo per il quale odio il ritorno. Perché all’andata ho la cuccetta e al ritorno finisco sempre in un vagone del regionale? E perché i bolognesi vogliono ricordarci che terroni siamo e in terronia stiamo tornando? Abbandonate ogni speranza o voi che terronizzate.

Tra due settimane finalmente vedrò per la prima volta gli Ufomammut e non sono più nella bardella. Chissà quali acidi avrò modo di provare. Ormai valuto i live in base al livello della droga. L’ultima volta ho visto pipette per il crack. Mi son detto ‘se non è meth, non ti mette l’allegria’. In se trovo futile sballarsi prima d’un concerto, anche perché poi non ricordi un cazzo alla fine, e la passione va a farsi fottere, perché il tutto diviene maschera scusante per nascondere quella che è una vera dipendenza. Ma io non frequento molti concerti, altrimenti me li ricorderei.

A Dicembre avremo anche Archgoat e Goblin sullo stesso palco, un accozzamento più unico di quella volta che bevetti latte, gassosa e vino rosso miscelati con un tarallo ai semi di finocchio. Speriamo di non sortire gli stessi effetti anche.

Nel frattempo mi rimetto in pari con le letture, perché seppur vero non compro quasi più manga, Lucca mi ha regalato qualche libro interessante. Re: Zero non ve lo spiego, che tanto che cazzo ne capite voi…

 

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