Editoriali Pascolando

Perché non ho più bisogno di dischi fisici!

( Salve, un tempo ero lo Zombie di Sdangher, proprio quello scassante, lamentoso zombie.
Ho già spiegato, sullo speciale Lucca Comics 2017, le ragioni della mia mutazione da Zombie a Unicorno Pornografico, senza però ricavarne alcuna ragione: è successo, punto. )

Spesso ripenso al me stesso, non dico di qualche anno fa, quanto piuttosto di qualche mese fa. O meglio ripenso sempre al me stesso anche di qualche anno fa, giusto per interrogarmi su tutto ciò che ha subito un cambiamento nella mia vita, ma per ora preferisco pensare al me stesso di… Gennaio!
E la ragione è semplice: a Gennaio compravo ancora dischi. Dischi fisici, veri. Compravo dove si risparmiava ovviamente, ora da Dodax.it, ora da qualche venditore eBay, bastava che si risparmiasse molto sul prezzo, e se poi il venditore non mi accollava i costi di spedizione gratuiti era una festa: compravo insomma, sebbene a prezzi per poveracci.

E non mi son mai vergognato, del reputarmi sul serio un poveraccio: perché mai dovrei spender 10 se posso spender 5? Davvero non ne vedo la ragione, eppure molti in passato mi han sempre attaccato su questi miei ragionamenti… eh sì, valli a capire, i “normali”.

Non compro un disco fisico da circa… no non lo so, ma credo siano parecchi mesi ormai, fatto sta che ricordo che l’ultimo disco acquistato era arrivato a casa tramite posta questo Febbraio, o forse Marzo al massimo! E considerando che prima compravo dischi come un forsennato, direi che per me è un gran traguardo, al pari di un fumatore che ha orgogliosamente smesso da più di tre mesi di drogarsi di nicotina.

I dischi, prima, eran la mia nicotina: eran lì per colmare un vuoto che in realtà facevo finta che non esistesse, ma intanto i soldi che avevo da parte continuavano a diminuire, ed io come un coglione continuavo a comprare, comprare, ed ancora comprare. Ma poi, cosa compravo? Dove sono oggi quei dischi? Sono lì, sullo scaffale, molti ancora incellofanati, a prender polvere e, se li ascolto, lo faccio in streaming senza scartarli. E proprio qui siamo al punto cruciale, lo streaming.

Prima di oggi ascoltavo il disco in streaming con la ragione di non voler deperire il supporto originale ma poi, diciamocelo onestamente, per quale ragione allora compri un disco, se poi vuoi privartene fisicamente quando hai voglia di sentirlo?

Tanto, ammesso che si ripensi alla rivendita, non tutti i dischi sono come delle prime stampe dei lavori di Burzum, il che significa che nella maggior parte dei casi valgono poco e quindi non ci ricavi un gran gruzzoletto, ammesso che si venda qualcosa. E poi pensi: ehi Dio Tubista, oggi non si vende più nulla!

I dischi non si vendono, alla faccia degli articoli sensazionalistici di gente che capisce di vera musica, e di metal in particolare, quanto io di matematica e fisica (materie in cui ho sempre vantato la media dell’uno e su cui mi son ironicamente definito a ragione “Il Numero Uno”), che spacciano il metal come un genere ancora vivo e vegeto e che vanta un mercato globale e senza blocchi. Ok un attimo, che il metal sia ancora vivo e vegeto è vero. Che vanti un mercato globale, pure. Che ci siano dei blocchi è anch’esso vero, perché in alcune nazioni disagiate il metal è un genere fortemente censurabile anche con la pena di morte.

Quindi, cosa sbaglio? Tutto e nulla. Diciamo che però sarebbero necessarie alcune precisazioni secondo me non banali, e la prima di queste è che se il metal è ancora vivo e vegeto, è grazie alle ugualmente amate e odiate big bands, quelle senza la cui esistenza oggi i tanti gruppi medi e piccoli, noti per far da contorno ai grandi shows e alle grandi band, sarebbero condannate a suonare per loro stesse.

La passione può esser davvero così forte da spingerti a suonare per te stesso, giovane o meno giovane musicista innamorato di borchie, capelloni e spavalderia? Sinceramente, non ci ho mai creduto. Non ho mai creduto troppo a chi ammette di fare le cose soprattutto per se stesso, non perché questo non sia possibile anzi, ma spesso perché tale affermazione è posta sempre nella risposta sbagliata, nel contesto sbagliato di alcune rare, (sempre più rare) interviste alle realtà underground.

Puoi fare una cosa per te stesso finché lo vorrai e nessuno te lo nega, ma prima o poi dovrai ammettere che te stesso non ti basterà più e che senza l’approvazione positiva o negativa del prossimo ti mancherà effettivamente qualcosa. D’altronde, come dar torto a questo basilare concetto: la musica è sempre stata condivisione tra chi la crea e chi la ascolta, tra artisti e pubblico, quindi il giorno in cui il pubblico non ti caga, dubito che potrai resistere a lungo per una ragione o per l’altra.

Con ciò, cosa voglio dire? Dico che il metal è un genere fortemente conservativo, spesso a livelli paradossalmente ridicoli, tanto che vedendo un flyer mi domando se non siamo ancora nel 1984, o 2017.

Certo, vedere i big fa sempre un certo effetto, o almeno così dovrebbe essere… a voi forse sì, a me dei big non frega un cazzo! Certo, farebbe effetto vederti un Dave Murray in carne e ossa, ma personalmente dopo i primi secondi di stupore la cosa finisce là, tanto Dave Murray sono decenni che me lo vedo in foto.

Il succo del discorso di tutto ciò è che se oggi il metal ha ancora un certo effetto è, inutile negarlo, per via di quelle band ancora in vita sin dagli albori che costituiscono il principale biglietto da visita per l’ascoltatore medio…ma io non sono l’ascoltatore medio, riconosco assieme a forse pochi altri  l’eredità ben raccolta da ensemble più giovani di tali band, solo che la massa “metal” (dove le virgolette purtroppo sono d’obbligo) non se ne vuole accorgere!

Quindi il metal è ancora vivo e vegeto? Diciamo che sopravvive, quando i nonnetti metal, i big, non ci saranno più, voglio vedere chi ancora starà lì a fare le cornine sotto al palco… o forse campreremo di ologrammi (Ronnie James Dio…che brutta fine ti han fatto fare Ronnie, lasciate riposare in pace uno dei miei pochi idoli musicali) e cover band, chissà!

Il mercato odierno è saturo di band, vuoi anche per la facilità con cui oggi si può produrre un disco (bastano un pc, una scheda audio e qualche microfono), vuoi per tante altre cose. Certo, che se per esempio i Kreator vendano dischi in Indonesia (ipoteticamente) è un ottimo indice di mercato, ma vallo a spiegare agli indonesiani che i Kreator di oggi sono una band per bimbiminkia senza più alcuna identità… ma vabbè, tanto di questo alla Nuclear Blast non frega un cazzo, basta che il solito disco pompa-pompa e che tal disco dia loro da mangiare quindi stop that shit!

Che bella cosa la Nuclear Blast, una label per papponi degna della Sony Music in versione “METAAAAAL! 666!” che produce dischi quasi tutti insignificanti (tolti i Mantar e poche altre eccezioni che alle solite pressioni della label non si son proprio voluti piegare): dite che le mie son paranoie?

Ma secondo voi il metal fa ancora davvero paura in occidente? Se sia terrificante o meno dipenderà sempre solo da un parametro, cioè dal grado di libertà di espressione concesso da una nazione: ok che oggi se in Italia produci un disco che parla di Salvini ti ritrovi inevitabilmente dinanzi allo schermo di quei populisti razzisti indignati di Dalla Vostra Parte, ma vi son nazioni dove se solo osi parlare di qualcosa che non sia “Viva il Leader, sporchi terroni/Donne di merda, mettetevi il burqa e Viva l’Islam/Ave allo Stato, comunisti di merda” sei fritto.

Anzi, sei fritto anche solo se parli, quindi anche se i tuoi argomenti rimangono “Viva il Leader, sporchi terroni/Donne di merda, mettetevi il burqa e Viva l’Islam/Ave allo Stato, comunisti di merda”, sei comunque uno sporco metallaro di merda che merita la pena capitale, un blasfemo….eh sì, VIVA IL MEDIOEVO! Al confronto, Feudalesimo e Libertà sarebbe la pagina di un Saladino eretico condannabile per blasfemia e presa in giro delle Sacre Leggi!

Torniamo a noi quindi, cioè al fatto che oggi non sento più bisogno dei dischi fisici e che le mie priorità, come dicevamo, sono altre: se hai pochi soldi e devi campare di altro, allora pensi a quel famoso “altro” appunto, quindi ai dischi non ci pensi. In fondo hai internet no? E lo paghi, no? Bene, allora sfruttalo bene, questo internet! Usa Spotify, YouTube, Bandcamp o quel che cazzo mi pare, ma usa questo! Usalo per conoscere, distribuire davvero bene i tuoi acquisti, non comprare tutto solo perché ti hanno iniettato nella mente l’idea del supporto a prescindere: quello è consumismo amico, io ci sono passato, alla faccia di quelli che ti dicono che il metal non è business, è solo passione! Col cazzo!

Io oggi, supporto ancora, e se supporto vuol dire che compro. Ma per comprare deve essere davvero qualcosa che mi fa vibrare l’animo, per così dire. Compro dischi di band che dal vivo mi han davvero detto qualcosa, o magari solo perché mi rendo conto che son dei ragazzi simpatici, gente che si sbatte per la propria arte e perché, al contrario di tanti modaioli interessati solo ad avere la propria ridicola band per far scena e far metal,  ci crede veramente. Di solito compro toppe, t-shirt, però compro.

Per il resto ora vado di lettore mp3 e smartphone, vado di Bandcamp soprattutto: se mi piace quel che fai e non mi vuoi sborsare più di 5€ o 7€ per un download (a cui devi pure aggiungere le tasse di Bandcamp, problematica si dice derivata dal Trump del cazzo…) o magari CD + download giusto per cimelio, ci sto. Se mi offri un “Pay your price” per il solo download, ci sto anche e anzi preferisco questa opzione al CD, cioè quando una band mi offre il download gratis ma si fa pagare comunque i supporti fisici, è giustissimo.

Ma ovvio, non posso mica pagare per tutti, a qualcuno scapperà il download da qualche Blogspot del cazzo ancora sparso lungo la rete o magari rippo il disco proprio dal Bandcamp e, anche se non avrò la miglior qualità audio del Mondo, ormai ho imparato con felicità a sapermi accontentare per il momento. Poi si vedrà, il futuro non posso prevederlo e mai potrò farlo, però se qualcosa mi piace davvero prima o poi offrirò qualcosa direttamente al musicista, senza intermediari.

Sono arrivato ad un traguardo. Per certi versi ho saputo cambiare e mi sento non dico maturato, ma quasi…e ne son fiero.

Sì, son fiero di me. Ho riconosciuto un problema e tramite una nuova occasione l’ho affrontato e sconfitto. Ora l’importante è non cadere di nuovo nella trappola… ma ce la farò.

E quindi no, non ci son soldi per tutti e meno che mai per me che lavoro in nero da quasi 10 anni, quindi cazzo, vuoi che compro qualcosa da te? Mettiti alla prova e vediamo cosa sai fare, se sei un pivello montato del cazzo o mi sei inespressivo allora nisba, sciò, aria! Non sei degno dei miei zoccoli, figuriamoci del mio corno magico.

Che si sappia.

L’Uniporno,
Dildonato Squirtarelli

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