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John Duncan – Storia d’un appuntamento al buio

Tra una sega e l’altra, messo in pausa la visione del nuovo anime di Devilman, stavo in vena di informazione inutile. Cerco qualche intervista che non ho letto su Marco Corbelli, magari qualcosa in inglese. In una tra le tante, l’intervistatore di turno gli chiede cosa pensi di John Duncan e del suo infame Blind Date, e se ne ha mai sentito l’audio o visto un video. La risposta è positiva sulla persona, ma negativa sul suddetto album. Leggenda metropolitana? Storia vera? È successo davvero o e solo finzione? Io per un attimo mi chiedo… chi cazzo è John Duncan? Perdonate l’ignoranza, ma non è che so sempre tutto di tutti. Ho anche io le mie lacune, grandi come le mie stempiature.

Non approfondiamo la mia calvizie, fermiamoci all’anno 1985. John Duncan vuole registrare qualcosa che rappresenti il nichilismo della nostra società e farlo sentire solo a pochi eletti. Poteva registrare che so… i pianti d’un barbone per strada d’inverno. Scoparsi una prostituta e non pagarla. Legare una chitarra e tirarsela col furgoncino come a imitare il traino d’un essere umano. NO! Va a Tijuana, paga il medico d’un obitorio e si scopa un cadavere. Non contento, torna a casa si fa eseguire una vasectomia documentata da foto.

Basta. Io dopo di questa ho il metro di paragone definitivo. Il mio concetto di estremo era fermo circa tra GG Allin che caga sul palco e lancia merda al pubblico come una scimmia, e i Gerogerigegege che si masturbavano davanti alla platea; senza dimenticare i Profanatica che sborravano sulle bibbie per poi leccarle. Sì, poi c’è quel tipo che fa HNW nei cessi ficcandovici la testa dentro. E quello che ingoia e vomita sardine. E Hanatarash nel famoso live infame col bulldozer. E i concerti di Vasco Rossi.

Il seme è simbolo di vita, e viene usato anche in umiliazione sessuale. Il bukkake come sappiamo è una tecnica di mortificazione in cui più uomini deturpano il viso e il corpo una donna col proprio seme. Ergo gli artisti citati s’umiliavano e umiliavano tra feci, sperma e la propria esistenza.

Estremo e nichilista. Io odio il mio pubblico, per questo gli lancio la merda. Io odio me stesso, per questo mi denudo e m’umilio masturbandomi. Io odio dio e l’uomo e gli restituisco il seme sprecandolo sul libro sacro. Io detesto la musica, per questo mi definii anche cantante metal.

John Duncan ci è arrivato prima, ci è arrivato peggio. Ascoltare questo disco a cosa serve poi? Quando fu fatto sentire ai pochi sfigati, a lui è letteralmente costato tutto. È dovuto espatriare per evitare ritorsioni. Il messaggio non è stato assimilato? Forse era troppo puro per essere ben digerito. Oggi da internet e il suo pubblico insofferente può passare con un’alzata di spallucce, ma trentanni fa è stato sicuramente come un rigido pallone di lamiere nello stomaco.

Se facessi un paragone, citerei sicuramente A Serbian Film, per il suo plot estremo. Tutti ne parlano, quasi sempre male, ma pochi l’hanno visto veramente. E questa fantomatica cassetta? In rete si trova, con poche difficoltà, pensate che è disponibile pure su youtube. È forse una versione truccata?

Io l’ho sentita e, sonoristicamente parlando, non è il massimo dai. Ho sentito di peggio. Lo shock nasce più dal concept, perché ci si sofferma meglio sui singoli suoni chiedendosi ‘ma è veramente successo?’. Ci fa veramente paura l’idea d’un uomo che si fotte un cadavere? Mentre scrivo, in un cimitero avranno appena dissotterrato il cadavere d’una tredicenne per farselo nel sedere, e se ora qualcuno inizia a lamentarsi del mio linguaggio, benvenuto nel mondo; quando muori ti fottono e tanto sei morto quindi cazzo te ne frega?

Mi ricorda quella scena di Ichi The Killer, quando uno dei sicari chiede d’essere ucciso e poi scopato, perché ha sempre fatto sesso con cadaveri e voleva sapere cosa si prova a venire scopati da morti.

Se volete carpire la mente dell’artista cercate le sue interviste, perché l’articolo non è qui per approfondire nulla che la rete non abbia già scritto. Mi stavo solo dibattendo su cosa fosse la cosa più estrema che avessi mai sentito. Quando anni fa sentii la prima volta i Cannibal Corpse il mio cervello esplose, incapace d’assimilare quella caterva di suoni. Oggi più avvezzo di ieri non vado nel panico ascoltando più questi dischi, però è vero che sono continuamente alla ricerca di nuovi punti di riferimento.

Ed è qui che entra in gioco John Duncan col suo appuntamento al buio.

Non conoscevo la ragazza con cui avrei avuto l’appuntamento stasera. La stanza era buia, l’ho trovata un po’ fredda e rigida all’inizio, ma molto disponibile alle mie carezze. Ho dovuto lubrificarla non poco per una penetrazione perfetta ma mi ha detto di non preoccuparmi che tanto era appena entrata in menopausa. Non penso sentirò presto altre sue notizie, ma m’è costata più di qualsiasi prostituta.

I concept sono il nuovo metro di paragone per un album estremo, come il bukkake è il nuovo sponsor della Red Bull.

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