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Machine Head – Catharsis è un grande gesto!

Più che un grande album, Catharsis è un gran bel gesto, un esempio da seguire per l’intera scena metal. Non voglio entrare tanto nello specifico del disco (uso questo termine per ovvie ragioni sintattiche di non reiterazione). Quello che mi preme elogiare è la motivazione che c’è dietro a un lavoro di rottura. L’atto in sé. Ma partiamo dall’inizio. Il 23 settembre Robb Flynn lancia un comunicato che i siti metal girano a tutti gli utenti: il nuovo disco è in dirittura d’arrivo e sarà melodico, non vi aspettate la solita roba thrash! Il popolo metal inizia subito a mugugnare. Il solito traditore! Che buffone! Che orrore! Qualcuno tra i commenti fa notare che se non altro è uno slogan onesto e coraggioso. Di solito tutti dicono: il nuovo lavoro sarà il più pesante di sempre! Anche se non è vero quasi mai. Nel senso che è pesante al solito o anche meno del solito, invece Flynn se ne esce con questo annuncio che sa di mani avanti, quasi di rispetto e premura per i fans: non voglio che restiate delusi e vi dico la verità, i Machine Head voltano pagina, basta con l’heavy thrash degli ultimi dieci anni, adesso comincia un nuovo capitolo.

Da lì in poi ogni aggiornamento sul disco della band è sempre più accolto con risate, malumori, invettive e rabbia. Escono i primi singoli, i video promozionali e il pubblico però resta con i pomodori in mano. Presto non sanno più neanche cosa dire. Non capiscono se c’è da preoccuparsi per i Machine Head, più che arrabbiarsi con loro. Ma no, diamogli addosso! Buffoni! traditori! Lo sapevo che eravate dei venduti! Sopravvalutati, come band di successo siete un mistero della fede!

C’è chi azzarda delle accuse di plagio riguardo Beyond The Pale, il primo singolo pubblicato. Il riff è rubato a Love? Degli Strapping Young Lad. Viene addirittura interpellato Devin Townsend (il quale è anche stato produttore dei Machine Head, tra l’altro). Lui risponde che non sa proprio se quel riff è uguale al suo, ma di sicuro il ritornello di Love? lui l’ha sicuramente rubato a un pezzo degli Yes!

Tra l’altro nessuno si è accorto che i Machine Head hanno già usato quel riff; massì, nella seconda parte dell’ultimo brano di Bloodstone & Diamonds, Take Me Through The Fire. Va beh, si vede che la gente era meno attenta dopo l’ascolto di un’ora e cinque di quel mastodonte thrash. E poi, essendo un album più canonico, ortodosso, il quarto in dieci anni, ormai la guarda verso gli Head era irrimediabilmente un po’ abbassata.

Chiusa la parentesi plagio si è passati a sbeffeggiare Flynn per il battimani di Kaleidoscope (altro singolo, altro argomento invincibile) e a rinfacciargli le solite opportunistiche svolte stilistiche. E qui mi incazzo io.
Ammesso che Catharsis sia un tentativo di cavalcare una moda mi domando esattamente QUALE sia?

Il metalcore! Ha risposto qualcuno. Ma andiamo, è un sottogenere ormai vetusto come gli altri. Tanto più che buona parte dell’album ricorda molto più il vecchio nu metal, figurarsi. E vogliamo dire che Flynn abbia subodorato un revival del crossover e si sia portato avanti col lavoro?

Anche perché Catharsis è un album molto vario, dove i pezzi hanno ognuno un proprio sapore specifico. Alcuni poi sono ottimi, altri buoni e almeno un paio li ho trovati trascurabili ma cosa importa? Dopo averlo ascoltato potevo citarli quasi tutti subito. Ditemi, cari insinuatori, a quali mire commerciali abbia teso la machiavellica mente di Robb Flynn quando ha scritto Bastards, una tirata irrefrenabile che sa di punk e cuore grondante. Si può aver da ridire sul manicheismo americano dei buoni e i cattivi ma c’è davvero la schiettezza di un padre che urla un NO enorme, esasperato, ferino verso il potere avido che cannibalizza il mondo di cui fa parte? Siate coraggiosi, figli miei, siate strani!, urla Flynn. Cazzo, c’è niente di più vero e bello? Ma no, è solo posa commerciale! Certo!

E il metallaro sbuffa, non si convince. Attacca Beyond The Pale e il suo Groove stagionato. Paiono i Korn di Untouchables! (che per me è un complimento). In effetti se i Machine Head fossero usciti con un abc del Groove metal così nel 2002 si sarebbero meritati quei pomodori che si stanno sfaldando in mano ai defenders, ma oggi, nel 2018, un singolo così fuori tema, fuori moda, fuori tutto, è una provocazione assoluta ed è sublime!

La maggior parte di quello che si sente su Catharsis non è frutto di una strategia, capite? Non si allaccia ad alcuno sfondo cool, non c’è una cometa mainstream da seguire. Si sente che è tutta roba uscita così. Non sto dicendo che Flynn abbia sempre guardato alla coerenza e all’onestà, ma di sicuro stavolta ha avuto il coraggio di cambiare per sopravvivere e non irrancidirsi in uno stereotipo.

Robb Flynn ha sempre avuto una sua opinione e l’ha detta. E oggi tira le orecchie a una scena metal che ha paura di cambiare, di non soddisfare le attese del proprio pubblico, di dire qualcosa su ciò che capita là fuori e prendersi qualche fottuto rischio creativo. E lui ha deciso di farlo. Non c’è vintage, né retro-thrash, né doom, o stoner o Black Sbobbath docet del cazzo. Non si parla di streghe, minacce nucleari anni 80 o la solita apocalisse biblica. Robb e la sua band hanno preso una direzione nuova e Catharsis chiaramente non basta a farci capire quale sia. Ma che importa?

Ed ecco la differenza tra una grande band e una mediocre posse di topparoli della domenica. Che poi possiamo estenderla anche a ognuno di noi, agli uomini veri e le mezze pippe. Dobbiamo decidere se essere ciò che gli altri si attendono da noi, se continuare a indossare l’abito che ci è stato cucito addosso a costo di castrarci in nome di una coerenza fasulla e infelice ma sicura, oppure dar retta al cuore e deludere un bel po’ di gente!
I Machine Head hanno fatto questo. Avrebbero potuto incidere un altro The Blackening o peggio un disco b-side di Burn My Eyes e invece hanno mandato avanti il cuore. Melodie, chitarre acustiche, messaggi di reazione. Si tratta di un lavoro in cui la rabbia spesso è canalizzata in una direzione positiva, ottimistica, quasi.

Catharsis è un grande album al di là dei suoi effettivi meriti. Non si tratta di una bizzarra crisi di mezza età, come l’ha definito Metalitalia e nemmeno di un disco stupido, come hanno scritto quelli di Decibel. È un gesto di palle e coraggio che fa sentire tutti quanti così vigliacchi e pecoroni da essere imperdonabile. Viva i Machine Head, dico io. Viva chi ha le palle all’altezza del proprio heavy metal!

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