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Gli AC/DC controcorrente – Altro che tour d’addio, nuovo album e nuovo giro con Axl!

Al contrario di tante altre band più o meno note che aderiscono alla nuova trovata commerciale del tour (mondiale, regionale, provinciale) d’addio, gli AC/DC… o meglio, il loro biografo fa sapere che la band è determinata a fare un altro album, un tour e tutto il bric-à-brac vario con Axl Rose! Ma che meraviglia, non vedo l’ora di sentirlo il disco. Perché sono sicuro che sarà interessante ascoltare il cantante dei GNSRSES berciare sugli accordoni stoppati di Angus Young. Sono sincero. In studio chiunque può tornare a vivere, persino Rose.

Riguardo il tour invece credo sia un’agonia che si prolunga. Non ho visto la line-up in concerto, ma dai filmati su you tube è palese che Rose ormai non ha più la voce per cantare nemmeno Balla Linda, altro che Yushokmiolnaitlong.

Sembra il calciomercato dell’Inter di fine anni 90, quando assieme a Batistuta si pensava di ingaggiare Romario o Hubner. Il rock and roll come il calcio è una roba fisica e va fatta quando si ha l’età per farla, altrimenti diventa patetico. Io non so voi ma non li voglio più vedere i riccioloni canuti di Brian May su un palco, né il fisichetto da gallo tisico di Angus, che fa il solito zompetto scomposto e rumina la dentiera. Con quei calzoni corti sembra un nonnetto in mutandoni chiuso fuori sul balcone a dicembre. Non sopporto Ozzy che batte batte le manine e non finisce sotto al palco solo perché ci sono le luci apposite a segnargli il limite oltre il quale non deve spingersi. Non riesco a vedere Axl Rose e la sua panza, il viso da Benny Hill e le pose robotiche di vent’anni fa. Non mi piacciono i capelli tintissimi e cotti dalla stiratrice di Gene Simmons e non accetto le panze, i riporti, le gobbe, le rughe, di tutta sta gente che doveva sbrigarsi a morire in una fiammata e invece è qui che sta attaccata alla vita peggio di un circolo di pretozzi campagnoli. E dico addio alla pappagorgia di Steve Harris su maxischermo del cazzo.

Ma no, ragazzi. Guardate la foto di copertina di questo articolo. Sul serio avete piacere di vedere in giro queste facce vinte dalla forza di gravità e dai carboidrati?

Eppure quest’anno a Firenze, tra Metallica, Aerosmith, Ozzy e Priest (di spalla agli Avenged Sevenfold, avete letto bene) sento solo di gente che si sfrega le mani all’idea di andare, comprare il biglietto, ripassare i testi delle canzoni. Fate bene, tanto siete voi che dovete cantarle, chi gliela fa più, se no? Ma sai, dicono, è perché forse è l’ultima volta che posso vederli. Ma chi? Questi? Beato te, chi li schioda? Come minimo li avremo tra i coglioni altri vent’anni.

I grandi padri del metal non stanno dando un buon esempio alle generazioni nuove. Mostrano avidità, insicurezza, mancanza di senso del ridicolo e totale attaccamento alle loro poltrone borchiate. I Priest escono con un singolo che si intitola Firepower! Voglio dire, è ora che muoiano o no?

Niente ha senso se non c’è una fine. Tutto guadagna un significato più bello, più profondo. Cosa sono diventate le canzoni dei Queen dopo la morte di Freddie? E cosa significano oggi i dischi dei Lynyrd Skynyrd o gli Allman Brothers? Questi Big che trascinano gli oceanici di adepti del qualunquismo pop dentro gli stadi o i grandi pascoli della fanga, devono accettare con dignità che è ora di chiudere la giostra. Lo so, su quel palco sentono ancora una forza e una figaggine a cui è difficile rinunciare, però fuori la gente non recepisce lo stesso afflato di eternità. Se Angus Young si vedesse come lo vedo io, smetterebbe ieri.

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