Editoriali Pascolando

Burning Elvis… I giovani devono bruciare le spoglie dei padri e ripartire dal metal!

Riguardo la sempre più imbarazzante ridda delle band storiche, incapaci di dir basta e fermare sto cazzo di train of rock and roll, sempre più fuori norma, ingolfato e inquinante, l’obiezione è sempre quella: se la gente va a vedere gli Ax/Dc, i Priest, i Queen, non possiamo certo attenderci da questi vegliardi la consapevolezza che sia ora di smetterla. 

Beh, giusto, ma vi ricordo che accadde la stessa cosa ai tempi del grande Re del rock and roll, Elvis The Pelvis Prestley. Lester Bangs scrisse un pezzo su di lui a pochi giorni dalla morte ricordando l’ultimo concerto del cantante a cui aveva assistito. Ebbene, Elvis non cantava, parlava. Iniziava i pezzi e le urla sommergevano la musica, il pubblico che aveva pagato biglietti supercostosi era lì felice e intonava a tutto fiato le strofe di Love Me Tender autorizzando lo stanco e panciuto sovrano a placar subito la sua boria monarchica e rimettere il suo sederone sul trono.

E allora Elvis si fermava e iniziava a parlare, chiedeva che si abbassassero le luci, gli davano fastidio agli occhi. Sudava, rifletteva, perdeva il filo, ripartiva con una canzone e lasciava il pubblico a cantare al posto suo. E andava avanti così, sera dopo sera. E la gente era felice. E avrebbe continuato ancora e ancora, fino a oggi e domani e..

La gente era commossa, lo incitava, lo adorava. E pagava per questo.

Non possiamo aspettarci che sia la gente a fermare lo spettacolo. E non possiamo nemmeno pretendere che lo facciano gli artisti. C’è chi tenta con la tecnologia di mandare avanti lo spettacolo: l’ologramma di Ronnie James Dio è il futuro che non vorremmo, vero? Ma di nuovo, non possiamo pretendere che siano gli scienziati o i produttori sempre pronti a far soldi dove e come sia possibile, a fermare ‘sta cosa del grande treno del rock and roll.

E poi nel metal è proprio come dice Porz. I padri si rispettano e gli si paga i tour e persino la pensione con le cover.

Il metal è tra le poche dimensioni artistiche in cui le vecchie scuole sono venerate e imitate. Le nuove leve non bruciano i templi degli dei antichi, non mettono in discussione i riff di Tony Iommi o le tarantelle degli Iron Maiden.

C’è rispetto, cultura del passato e ortodossia felice, neanche fossimo nell’Antico Egitto.

Mi piacevano i Korn, che nelle interviste ammettevano di non sapere un cazzo di musica metal prima del 1992. Oggi internet ci impedisce di essere ignoranti. Prima le generazioni o si facevano un bel recupero delle puntate precedenti nella collezione di vinili dello zio o gli toccava accontentarsi di ciò che trovavano sugli scaffali e di quello che passavano su MTV. Se eri nato prima del 1978 non sapevi nulla dei Grand Funk e pensavi che l’hard rock fosse quello degli Alice In Chains. Non conoscevi Back In Black ma se ti dicevano Ac/Dc gli rispondevi The Razor’s Edge, pensando di saperla lunga. Ricordo un report su HM in cui Alex Ventresca si lamentava perché quando al Monsters del 1992 i Black Sabbath suonarono War Pigs, un ragazzo urlò “ma è quella dei Faith No Mooooore!” Ma in quel tempo di ignoranza vereconda nascevano i Soundgarden, i Saigon Kick, i Type O Negative, i Napalm Death, i Kyuss.

Preferivo questa ignoranza che rendeva innocenti e spensierati, rispetto a oggi. Ora un ragazzino di 14 anni prima di iniziare a scrivere canzoni conosce già tutto quanto prima di lui e giustamente gli cascano le palle al solo pensiero di tentare di aggiungere qualche cosa di diverso.

Non serve leggere tutti i capolavori della letteratura per essere grandi scrittori. In un certo senso, non fa nemmeno bene. Lo stesso vale per il musicista. Gli serve giusto qualche imbeccata e una grande insofferenza. La reazione a una musica che non può capire perché figlio di un’altra epoca, di una nuova generazione. Non è possibile oggi che i Black Sabbath piacciano anche a mio nipote. Io da piccolo li trovavo pallosi e amavo i Metallica. All’omonimo preferivo diecimila volte The Eternal Idol. Avevo dodici anni e vivevo nel 1991. Era giusto così. Col tempo, imparai ad apprezzare i Sabs con Ozzy e riconoscerne l’effettiva grandezza rispetto a quelli con Tony Martin ma da ragazzino io impazzivo per Anno Mundi. Capivo quei suoni, quelle melodie. La voce di Ozzy, come quella di Plant o di Gillan mi sembravano assurde. Per me erano meglio Dickinson, Chuck Billy e Bobby Blitz.

Oggi al ragazzino piace Lemmy o Ozzy più di Corey Taylor o Randy Blythe e questo secondo me è il peggio che possa capitare. Non sto dicendo che siano migliori questi due dei mostri sacri ma che un pischello dovrebbe crescere senza capire la grandezza dei padri, così da riuscire a sfancularli e vilipenderli con le proprie trasgressioni creative alla faccia loro. Poi un giorno potrebbe dire, oh, cazzo, avessi capito subito l’importanza e l’essenzialità assoluta di Paranoid non mi sarei azzardato ad aggiungere una nota! I Metallica amavano i Saxon e i Witchfinder General più dei Black Sabbath. Per loro c’era una nuova musica eccitante che aveva ragione. Quando i Maiden salirono sui palchi d’Europa era chiaro che i Kiss dovessero levarsi dai coglioni e così gli Steppenwolf, gli Slade e tutta la masnada che aveva dominato il rock duro nei dieci anni precedenti. Oggi un marmocchio si veste come i Sweet e scrive un pezzo alla Keep Yourself Alive e lo mette in rete e poi muore. Questo significa che i nuovi musicisti parlano e sognano e immaginano con gli occhi di gente morta o quasi sul punto di.

 

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