Editoriali Pascolando

Vien di notte l’uomo nero – Ma cosa succede ai bimbi cattivi?

L’uomo nero vien di notte,
per darti tante botte,
farti urlare forte,
e finirti con la morte.

Ricordo che da piccolo (tutti mi scherzavano eccetera eccetera)… insomma ricordo che a volte, nonne e zie mi parlavano dell’uomo nero. Se non mangiavo quello che avevo nel piatto, se non la finivo di lagnarmi, se non andavo a dormire sarebbe arrivato lui, il nero e mi avrebbe portato via; non so dove; non so a far cosa. Nonostante la vaghezza di dove sarei finito con questo tipo scuro, ne avevo paura. Magari, per quanto ne sapevo, chissà, mi avrebbe condotto in un mondo pieno di giocattoli e divertimenti… eppure sentivo che non c’era da illudersi! Le zie e le nonne erano convinte che non si sarebbe trattato di una cosa piacevole. Nessun bambino è mai tornato, mi dicevano; motivo in più per credere che magari, laggiù con l’uomo nero si sta pure bene, no?

No. L’uomo nero è tuo nemico. Lui è la cosa peggiore che possa capitarti, dicevano le nonne. Va bene, ma allora difendetemi. Perché mi lasciate portar via? Perché non sei un bravo bambino, ecco perché. I bambini cattivi non fanno bene al mondo e meritano di finire con l’uomo nero.

E così me ne andavo a letto e provavo a dormire ma il sonno tardava. E mi mettevo a pensare: all’uomo nero, sapete. Mi immaginavo di sentirlo arrivare nella mia stanza, con le sue lunghe cinture tintinnanti, le collane, le bigiotterie, il tonfo sordo dei tappeti e delle borse di calzini. Un grosso tonfo annunciava il suo arrivo. Puf, in terra tutto il suo carico di roba. Che poi chiedevo come avesse potuto portarsi via anche dei bambini con le braccia così ingombre di oggetti. E me lo parevo in fondo al mio letto, con i suoi occhi bianchissimi, il sorriso a scoprire i denti d’avorio.

Perché io l’avevo già visto l’uomo nero. Mica c’era da immaginarlo. Più di una volta si era già spinto fino a casa mia. Le nonne e le zie lo allontanavano sempre dicendogli che non serviva nulla, che non avevano soldi e dopo che lui se ne andava borbottando qualcosa di incomprensibile, ecco che mi dicevano: “lo vedi, cicciolo? Mi chiamavano cicciolo perché ero grasso. Va beh, dicevano:  “quando arriva quel tipo nero tu scappa sempre, se no lui ti porta via, hai capito?”

Quanti di voi sono cresciuti con queste scemenze? In fondo si tratta di razzismo per principianti, no? Oggi magari non è più così ma forse non è un caso che ad accanirsi contro i negri, gli immigrati negri, sia soprattutto gente dai 30 anni in su.

Li chiamo negri per farvi sentire quanto sia pesante e fastidioso usare questo termine. Nemmeno i razzisti lo usano più. Magari la scrivono su un muro di qualche palazzo ma non la pronunciano, questa parola. Eppure negro è una parola stupenda, evocativa di una storia lunghissima, fatta di odio, di amore, di vita e di morte. Ma non si può dire. A rigor di logica bisognerebbe evitare anche ebreo, ma la gente non ci fa caso. Lui è ebreo. Lei è ebrea. Eppure ebreo è stato un insulto per minimo vent’anni, no?

Quando ero piccolo io, le nonne e le zie dicevano negro e senza neanche starci a pensare, come avrebbero detto albero o camion. Un tipo nero di carnagione era negro. Punto. Anche mia madre ogni tanto lo diceva. Oggi uno della mia età piuttosto che dire negro si farebbe cadere la lingua in terra. Eppure c’è qualcosa di sbagliato in questo. Non si può rimuovere un frammento di storia. Non si possono bandire le parole. Escludendole dal parlato quotidiano le si carica di un tale potere che se ora io dicessi negro in piazza, si volterebbero tutti. Avrei l’attenzione delle forze dell’ordine in un secondo! Senza neanche usare il telefono sarebbero lì ad arrestarmi. Se si tornasse a dir negro come si faceva vent’anni fa, finiremmo per restituirgli quel significato utilitario e basta. Tanto non è una parola che fa il razzismo ma un pensiero sì. E per quanto sia difficile ora considerarli tali quelli di tanta gente sono pensieri che volano contro i negri. Tutti i negri venuti in Italia. Sarebbe facile dargli la colpa delle schifezze che capitano in strada, della prostituzione, delle droghe, degli omicidi, della disoccupazione. Certo però mi viene pensato che se andassi io in un paese straniero e cercassi di introdurvi droghe, puttane e massacri non ce la farei senza qualcuno che in quel paese ci vive e mi permette di praticarli. Nessuno è così potente da entrare in un altro paese e procurarsi un’arma, della cocaina, un lavoro così, scendendo dal barcone e andando all’ufficio di collocamento più vicino.  Sento insomma che c’è di sbagliato qualcosa in ogni pensiero che ogni tanto mi prende sul liberarsi di loro, cacciarli, farli fuori col mitra, rimetterli in schiavitù. Loro. Ecco una parola da eliminare. Loro. Non c’è umanità in questa parola. Ebrei, negri, romeni, italiani significano tutti la stessa cosa per il razzista: LORO.

E invece di dire loro dovremmo dire NOI.

Ne abbiamo sentite tante in questi giorni. Un fatto di cronaca ha scatenato la solita rissa mediatica e sociale. Una ragazza fatta a pezzi e messa in due valige; il vu cumbrà che arriva con due borse piene zeppe di calzini e pezzi di ragazzina. Combra amigo!

Lei era bianca e italiana. Una vittima eccellente. Fosse stata un’egiziana senza cittadinanza sticazzi. Drogata? Non sottilizziamo. Eh, no invece, un momento. Ma non sono sempre quelli che parlano male dei negri a voler mandare in Siberia i tossicomani?

E poi il peggio: si sono mangiati alcuni organi della pischella per dei riti strani, roba loro, da ignoranti africani che si sono trovati dal giorno alla notte nella civiltà mentre con la testa sono ancora a far gara con le gazzelle, sti barbari!

Cannibali. Sono anche cannibali. Sempre saputo che è così. Ecco cosa fa l’uomo nero ai bimbi cattivi: se li mangia. Vedi che le mie nonne e le mie zie la sapevano lunga? Oggi le mamme non dicono più nulla di queste cose ai bambini. Non li mettono in guardia contro l’uomo negro cannibale che porta via i bimbi cattivi. Eppure era una drogata, così si dice, quindi una ragazza cattiva. E mi pare il minimo che gli uomini negri se la siano pappata e che poi l’abbiano messa in alcuni trolley da consegnare al fiume nero, dove da millenni finiscono tutti i monellacci che non danno retta alle zie e alle nonne…

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