Editoriali Pascolando

Chris Rock e la dipendenza da pornografia

Sono bloccato a letto dalle solite malattie invernali, perché ho un sistema immunitario pari alla mia resistenza ad atti di onanismo. Nel mentre mi aggrappo a Netflix nella speranza di vincere un po’ il tedio e scopro che tra le novità c’è uno speciale stand up di Chris Rock.

Dai, chi è che non ama Chris Rock? Io mi vedo persino il leader d’un clan del Ku klux klan in casa, una copia svuotata del Mein Kampf per nascondere  all’interno una vhs di Mai dire ninja piena solo delle scene in cui c’è lui. Il film in se è una merda a dire il vero.

Tra le varie cose di cui ha discusso, ha ironizzato su se stesso, arrivando a parlare del suo divorzio. Non è mai facile come argomento, ma se sei un comico stand up devi anche far vedere il tuo peloso buco del culo se può far pensare il pubblico. Ciò che mi ha colpito è stata una delle motivazioni (perché sono molte e questa non è una recensione di quello speciale che comunque dovete vedere): la sua ‘dipendenza da pornografia’.

Il bello della dipendenza è che chi ne soffre è il primo a non accorgersene. Io stesso in questo momento potrei averne una e cazzo non lo so, e molto probabilmente anche i miei amici potrebbero soffrirne, ergo siamo tutti fottuti. Come faccio a sapere di essere un alcolizzato se nessuno mi dice ‘ma lo sai che stai bevendo un po’ troppo’ quando, se poi accade, è solo una scusa per fregarmi la birra?

Io sono un fruitore modesto di pornografia, e non vado oltre certe categorie. Mi fermo alle orge quando mi sento in vena di hardcore, ma come ha detto Chris, arrivi a un punto che cerchi asiatiche col culo da negra che parlano in spagnolo solo per vedertelo alzare quel poco che basta.

Diventi autistico rispetto al sesso. Cosa cazzo vuol dire? Che non godi più, non ti si rizza più, il sesso diventa… noioso. Come può il sesso diventarti noioso? Un po’ come un emo s’annoia di vivere, ma quella è solo scena. Che bisogna distinguere sulla dipendenza, perché parliamo di porno, mica sesso. Mica ho detto che ti piace andarlo a ficcare, o prenderlo per i sette mari e oltre su una love boat della sifilide. Ti bastano cinque dita, o solo due se hai paura di lacerarti le pareti, perché nella tridimensionalità non c’è più piacere.

Ricordo un amico che mi disse soffrì di dipendenza da porno, al punto da masturbarsi anche nove volte al giorno (dilettante) e non riuscire più a fare sesso con la sua tipa. Lei poi lo sfotteva vuoi perché non si alzava prima, vuoi perché non eiaculava dopo. “Ma cosa pretendi, ho le palle più aride della mia gola quando sono raffreddato alla ricerca d’un cocktail tra le dune del deserto! E che sono una fabbrica dello sperma?

Troppo porno uccide l’amore, ma la colpa vera è che troppo internet uccide l’amore, che è l’espressione più profonda della vita. La facilità con cui basta un click per avere due virus, tre trojan e il film zoofilo che cercavi è troppa. La dipendenza è figlia della facilità con cui ci si fa la dose.

Come quando ci si lamenta che i minorenni bevono e fumano allo sbando, quando nessuno mai chiede come sia facile bere e fumare allo sbando.

Mi hanno sempre detto di non frequentare le cattive compagnie per non ‘insozzarmi’, ma la mia peggiore compagnia è sempre stata me stesso, cazzo!

Ora scusate, ma sento un formicolio tra le gambe che devo attenuare.

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