Editoriali Pascolando

Gattini morti ammazzati vs umanosauri

Oggi, sul giornale locale di VT, l’articolo più urlato è su una nidiata di felini sterminati con l’antigelo. Che cosa orribile, certo. Però io non trovo sia un fatto così degno di risalto. Sul piano giornalistico è una puttanata usare la prima pagina per una caccola di notizia come questa. Vuol dire che non c’era proprio altro. Almeno spero sia stato così. Mi sorprenderebbe scoprire che i cronisti abbiano preferito i gattini a un caso di malasanità o a una prostituta malmenata.Continuo a pensare prima agli uomini. Voglio dire, stanotte probabilmente, nella provincia non è capitato granché. Forse una rissa, magari un furtarello in campagna, però dare così evidenza a un evento tanto minimo per i giornalisti è arruffianarsi solo il pubblico social. Il pubblico moderno,  quello del digitale è così in simbiosi con i gattini: offriamogli qualcosa che gli interessi davvero! Per la gente comune, questo amore sviscerato per gli animali domestici è un reflusso di sensibilità che dimostra solo quanto la nostra epoca sia intrisa di solitudine, tanto che si è finiti per umanizzare gli animali e sterminare i nostri simili a colpi di bannaggi e revoche d’amicizia su facebook.

Gente, amate le bestie, ok, ma amate gli uomini, anche quelli che non amano le bestie del cazzo.

Non sto dicendo che uccidere i gattini sia un fatto accettabile, tollerabile. Dico solo che sono gattini e non bambini. I bambini sono più importanti e meritano l’urlo a tutta pagina apparso oggi sul Corriere di Visturbo. Se devo scegliere tra un bimbo e un gatto io scelgo un bimbo. E anche loro, i gatti, se si tratta di far colazione sceglierebbero un bambino, possibilmente in vaschetta. Se un siluro fotonico ci trasformasse improvvisamente in esseri lillipuziani, i cari gattini ci divorerebbero dopo essersi divertiti a sbudellarci vivi.

La natura non è nostra amica. Se ancora non siamo stati spazzati via da qualche calamità terribile non è perché qualcuno lassù ci ama ma proprio per la spietatezza e la crudeltà con cui abbiamo sterminato intere razze di predatori (vedi i lupi) e sottomesso mandrie di carne da sostentamento, pellicce per il freddo, ossa per fare delle armi e cacciare. L’uomo è a capo della catena alimentare, è il tirannosauro 2.0 e come la madre che l’ha concepito, la natura, lui fa i propri interessi. Chi ha ucciso quei cuccioli con l’antigelo se ne è semplicemente liberato. Avrebbe avuto decine di gattini senza sapere dove metterli. Poteva piazzare una foto in bianco e nero sulla bacheca della coop. Il tenero mondo non si sarebbe fatto vivo e lui, di quegli otto cuccioli magari ne avrebbe piazzato uno. Gli altri?

Le vecchie intorno a casa mia li mettevano nelle buste di plastica e li lasciavano morire nei secchi dell’immondizia. Mi spiegavano che era inevitabile. C’erano molti gatti intorno a casa, animali che venivano nutriti e trattati bene. Quando però uscivano fuori tutti quei cuccioli, c’era bisogno di sfoltire la rosa. Io lo ritenevo ragionevole. E lo ritengo ancora pratico. Sparatemi, se volete. Se al mondo c’è qualcuno che desideri la morte di un altro uomo solo perché la pensa diversamente da lui su dei gattini, allora non voglio vivere in questo mondo. Sposatevi i micetti, assumeteli, chiamate loro invece del 118, quando vi cola sangue dal culo.

Del resto non potete nemmeno lamentarvi troppo. A volte nel cassonetto ci finivano i neonati. Ora pare che non succeda più tanto spesso, ma negli anni 80 era diventata una moda. Al punto che mia madre condiva spesso le minacce di morte con il secchio dell’immondizia, quando la esasperavo.

L’uomo domina o è dominato. Questa è la realtà. I gattini sono i nostri giocattoli sentimentali. Qualcuno dirà che sono individualisti e indipendenti, liberi e fieri. E che ci odiano, aggiungo io, come i poveri schiavi degli imperatori più disgustosi. Non ci sgozzano perché hanno bisogno di noi. Gli diamo la pappa e il caldo durante l’inverno. Sono pragmatici figli di puttana.

Del resto non potete neanche dire che io sia di parte, visto che sono un cavallo.

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