Recensioni Supernatural Horse Machine

Mi piace l’ultimo dei Black Veil Brides!

Mi fa specie provare delle emozioni così intense ascoltando musica di gente che quando uscì il Black Album era ancora nei grembi delle proprie madri. Eppure è così. Andy Biersack, cantante dei Black Veil Brides, ha vinto. E non posso permettermi di snobbarlo solo perché è giovane, carino e con un grande talento per le melodie pop. Se ironizzassi sull’aria pubere del gruppo scoperto e prodotto da Nikki Sixx farei la stessa figura dei metallari attempati che snobbavano gli Europe nel 1986 dicendo che erano un gruppo per ragazzine, mentre invece avrebbero dovuto dire che era la band metal più tosta d’Europa in quel cazzo di anno! E non ditemi che è una questione d’età, voi veterani entusiasmati appresso alle band di ventenni che praticano il thrash bay area. Conta la passione, non l’anagrafe. Io poi ragiono in questi termini riguardo il metal. Per me funziona ed è la musica che amo di più al mondo quando mi trasmette l’energia giusta per guardare in faccia la mia vita e affrontarla. Non conta nulla il sound, la tecnica, l’originalità e l’intransigenza. Ci sono dischi, canzoni capaci di trasmettermi la carica e questo io voglio per continuare a battermi nella vita. Non ho bisogno di altro. Che siano i Saxon, gli Him, i Poison o i Carcass, non me ne è mai fregato un cazzo. Ma riconosco che anche io a volte devo vincere i pregiudizi e ammettere che amo gruppi apparentemente indegni di indossare il chiodo e usare certe chitarre.

Sto dicendo questo perché in tutta onestà, il nuovo disco dei Black Beil Brides, intitolato Vale, può anche avere una produzione bombastica da bimbiminkia e risolvere ogni ritornello in un coro di oooooh e aaaaaaah creati su misura per uno stadio di uomini in crisi di mezza età ma dentro ci sono riff e melodie capaci di accendere la miccia su per il mio culo e costringermi ad abbassare il finestrino e cantare in faccia al freddo della mattina, a squarciagola i ritornelli di The Last One, The Outsider, The King Of Pain. Sono pezzi grandiosi perché aggiungono benzina se solo ve li lasciate infilare nel buco stretto del serbatoio che vi ritrovate! E poi c’è Vale (This Is Where It Ends), la ballad finale, che mi ammazza, cazzo. Gli Avenged Sevenfold non scrivono un lento così dal 2008, giuro!

La vita ha preso un’altra svolta
Un uragano ha spazzato via
Il fuoco che un tempo bruciava

Se vi siete lasciati o vi state lasciando certi versi finiscono per toccarvi duro. E io sto messo così. Dieci anni insieme finiti, due figlie a vederci allontanare come due blocchi di Pangea. E stanno di merda. Tutti stiamo di merda. E qui, proprio nel momento in cui Andy realizza che “la vita ha svoltato” il cantato va in maggiore. Sapete, no, di solito ogni ballad metal è formata da due segmenti (ogni buona ballad, intendo): una parte iniziale è triste, pessimista, oscura e una parte è un raggio di sole tra le nuvole pesanti, un’apertura in maggiore prima che l’oceano intero caschi dal cielo dentro il ritornello spaccaventricoli.

Melodia che si ripete:
Il tempo ha preso ha preso la nostra scintilla (meglio non so tradurlo)
Così abbiamo scelto di fare pur di restituire 
Un ritmo al tuo cuore spezzato

C’è un amico a cui sto pensando in questo momento e che spero legga questo articolo. Lui sa fino in fondo che vuol dire scegliere per ridare un battito a un cuore spezzato, il cuore morto di chi c’è stato accanto e non può rimanerci più se vuole ricominciare ad amare e a vivere ancora. Siamo distrutti perché ce lo chiede implorando: lasciami andare, rinuncia al tuo amore per me, solo così mi ridarai la luce che ti ha fatto innamorare di me.

E poi la chiusa:
Non riesco a rimetterlo insieme (il cuore)
No, non tornerò
Qui è dove tutto finisce

E questo momento del ritornello è cantato da Andy Biersack nel tono più basso e dimesso che la sua voce gli permetta di impastare e poi, alla fine lo fa su un’ottava sopra, prendendomi per il collo e soffocandomi via ogni proposito di non disperare per una stupida canzoncina da pischelli vestiti da emo black metal.

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