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Sandra Torres – La regina del creampie!

Sandra Torres è la tipica ragazza messicana, quindi aspettatevi un bel culotto, non tanto alta… una cugina squinzia di Salma Hayek. La sua peculiarità vincente non è il fisico, tutto sommato appetibile ma in un contesto così competitivo come quello dell’industria pornografica di oggi piuttosto ordinario. Dal punto di vista di chi scrive un corpo normale è un punto a favore di un’attrice porno perché non è tanto il culo perfetto in sé a eccitare ma come lo si propone, però bisogna convenire che, se si finisce per notare Sandra Torres in mezzo alle centinaia di attrici super-fighe, la ragione non è certo l’avvenenza. Sandra Torres non è neanche una virtuosa del sesso orale o di quello manuale e il più delle volte i rapporti sessuali veri e propri con i partner sono rozzi: niente virtuosismi anali e pelvici, nessun guizzo atletico. Però nel Creampie nessuno la batte

Il Creampie è quando l’eiaculazione avviene nella vagina dell’attrice e non sul seno, in faccia o sopra il polpaccio sinistro. Non tutti gradiscono questa categoria che occulta l’idraulica ma risalta il dimenarsi dei corpi nella loro interezza, al momento più intenso della penetrazione. Si tratta in realtà del passaggio imperdibile dell’intera performance perché è quello incontrollabile, vero, definitivo, anche in un contesto fintissimo come un set porno.

Sandra e l’uomo non sembrano partirci per il creampie, è una cosa che lei propone poco prima che lui esploda. Gli dice: “voglio che tu mi venga dentro” e lui allora le domanda se è sicura, mostrandosi incredulo. “Sì, riempimi, cazzo!”, dice lei. Alcune scene del creampie ruotano proprio attorno a questa libertà assoluta, il lancio nel vuoto dei due esseri nel momento del piacere massimo. Potrebbe scapparci un bambino ma lei vuole così e lui l’accontenta e le sbraca dentro. Chi ci è passato almeno una volta sa che è l’equivalente del bungee-jumping senza spiccare un centimetro di volo. Si tratta della follia, l’irresponsabilità, il non badare alle conseguenze che incentiva l’orgasmo con l’ebrezza del rischio accolto, abbracciato, fagocitato. A volte l’attrice di turno, nella scena creampie interpreta una madre che chiede al figlio incestuoso di darle un bambino; altre situazioni sono incentrate su femmine che pretendono la maternità dal proprio uomo e quindi lo immobilizzano e si guadagnano il seme con la forza, nonostante i tentativi di ribellione del  partner. In tutti i casi il bello è assistere al momento in cui la natura si prende tutte le ragioni, alla faccia dei contraccettivi e del crollo delle nascite.

Sandra Torres di solito è nella posizione cosiddetta della pecorina quando implora il compagno di inseminarla. In quella posizione è una delle donne più sexy che ci siano nell’industria ficca e spacca. Nel momento fatidico sembra cambiare lei il ritmo e andare incontro al maschio che è colto in contropiede ma recupera presto e allora risponde, spinge altre due o tre volte e poi brrrrrrrrrrrrraaaaaaaagghhhh! Nel momento clou lei si lascia scappare un gridolino mozartiano e i fianchi vibrano scossi dal piacere e dagli spasmi di lui.

Un’altra cosa in cui Sandra Torres vince su legioni di bambolone da fitness che snocciolano orgasmi come l’alfabeto, è il suo modo di rivolgersi all’uomo che la possiede. Non ha una gran padronanza dell’Inglese. Lo parla, non fa errori vistosi ma sembra quasi ripetere le quattro o cinque battute che ha imparato a ruota. Questa sua meccanica, la goffaggine dell’intonazione, la voce lenta, soffice, tenera, l’aria ingenua e sbarazzina di una neofita, la rendono tremendamente sexy.

Sandra Torres fa film quasi sempre con gli stessi attori: c’è un nero alto e tatuato di cui non si vede quasi mai il volto e un altro tipo che potrebbe essere benissimo il partner nella vita reale. Magari sono film girati da loro due e messi in rete. Lei è una professionista e nessuno lo dubita ma è meno celebre di tante altre. Per dire, su facebook si trova solo una pagina gestita da un fan club peruviano. Il comprimario più ricorrente, il potenziale fidanzato vero, non è niente di speciale: un po’ di pancetta, un pene dal prepuzio renitente allo scappellamento, una buona circonferenza dell’asta e un’autonomia genitale, intesa come durata e resistenza all’orgasmo, piuttosto limitata. Lui nella fiction può essere il marito, l’amante, il figlio, il figliastro, il capo, il vicino di casa, alla faccia della verosimiglianza. Nel momento in cui la Torres gli si rivolge  in quel modo esasperato nell’inflessione ma dal vocabolario limitato, il cervello di chi guarda accetta qualsiasi cosa lei desideri che ci sia dall’altra parte del suo lunotto posteriore.

Sandra Torres esordisce sempre più o meno con il medesimo declamo: “Oh son!” se sta facendo sesso con il figlio. “Oh, husband” se sta facendo sesso col marito, “Oh, neighbour” se sta scopando col vicino all’insaputa del figlio e del marito, “oh my gosh” se a prenderla è il nero alto. Subito dopo questa apertura perentoria segue un pacifico “give it to me!” che più o meno significa “dammelo” o “dammelo tutto”. Poi si passa a “you fuck me better than… ” e qui può dire “your father” se è il figlio, ” my husband” se è il vicino, eccetera. Di solito tra una battuta e l’altra esclama “oh, shit!”, oppure un inappellabile “Fuck!”. Poi dopo aver ripetuto queste tre, quattro frasi per circa sette-otto minuti di scena, lei dice: “cum inside me, give me every inche of your big load”. L’uomo fa: “really?” e lei “oh yeah, give it to me all your big load inside my pussy” ma non fa in tempo a finire la chiusa che lui ha già orgasmato dentro. Punto.

Ok, dirlo così non può rendere l’idea di quanto Sandra Torres risulti vera ed eccitante rispetto a delle attrici che sono donne bioniche del sesso, impressionanti, spaventose, inarrestabili sciorinatrici di monologhi di alta letteratura carnale e noiosamente irreali. Lei è così incerta, impacciata e disastrosa nella pronuncia delle sue misere beghe linguistiche, da spingere chi la guarda a volerle un po’ di bene. Il punto però è questo: a Sandra Torres non gliene frega niente di parlare un Inglese di merda. Lei strascica le parole con voluttà, lei sa e gode pure di questa sua libertà e irriverenza nel lessico di Milton, alla faccia degli Oxfordiani con il joystick in mano che la adorano prima dell’orgasmo e sprezzano subito dopo mentre si puliscono col fazzolettino. E quindi “Oh Son!” diventa “Oooosssssannnn!!!” e “Give it to me” è “givettttommé!”; Shit è “Shed!” e “You Fuck Me Better Than Your Husband” lo pronuncia così: “yu fagggg mi bedder den yur hhhhhassh-benttt!”. A queste esclamazioni alterna dei gemiti sincopati, un po’ jodel e un po’ mariachi. E nel mentre, lei guarda sempre verso lo spettatore e sorride, ghigna, parla, geme, ride, birichina che non è altro. E così vince tutto, che ci crediate o no…  tutto quanto!

 

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