Articoli Fatal Report

Forgotten Tomb & LaCasta + Stillness’ Blade at Istanbul Cafè

Reduce da un altro fine settimana meno epocale di quanto avessi immaginato, perché ti chiamano gli Implore freschi di contratto con la Century Media Records, e gli si offre un battesimo del fuoco fatto di manichini che non s’agitano manco se li dopi come un cavallo prima della corsa con una monta senza ejaculo, che tipo lo lasci incazzato nero per tre mesi e un quarto.

Insomma già da giorni era segnato sul calendario, quello di facebook perché io non credo nei calendari diffusori di stronzate sulla chiesa e tette rifatte per i camionisti nei solitari viaggi, prima di fermarsi a prendere quello nuovo dal meccanico…

Beh che dobbiamo cambiarti stavolta? I freni sono a livello?

No, e che mi sono spippato tutto il calendario fino a Dicembre 2037 e mi serve quello nuovo.

Era segnato il ritorno in terra pugliese, e nel sud Italia per dire, dei Forgotten Tomb; mini tour per lo stivale. Dietro si sono portati altre band sì, ma siccome siamo su sdangher e a noi interessano i click, lo so io e lo sapete voi che di quei poveri stronzi non ci frega un cazzo.

Sigla

Il concerto s’è tenuto all’Istanbul café in quel di Squinzano, che da oggi eleggo la peggiore città italiana che io abbia mai visitato, e ne ho viste tante… almeno sei.

Partiamo presto, ma un po’ nel profondo del cuore ringrazio un ritardo che abbiamo subito in partenza, poiché ci ritroviamo con la statale in parte bloccata per un tir dal carico ribaltato. Probabilmente si stava spippando su miss Marzo 2040.

L’arrivo in città è dei peggiori. Siamo il solito trio, le solite tre facce da schiaffi per dire, ma quando cammini per strada scrutato come un alieno mentre qualcuno urla ‘satanismo’ e ‘la sfilata di Milano’ pensi… ma dove cazzo sono finito. MA DOVE CAZZO SONO DAVVERO FINITO?!

Il locale fortunatamente è a ridosso della stazione e ringrazio ogni anima pia che è stata capace d’indicarmelo, così da potermici rinchiudere dentro… no, prima una birra.

Si sorseggia mentre le band lavorano per portare la strumentazione all’interno del locale. È la teoria dell’italiano, uno lavora e gli altri tre guardano. Il mio compito oggi era gustarmi una meritata lattina.

Calato il buio e scoperto che la città di notte sembra un incrocio tra Silent Hill, il primo, Grano rosso sangue e Trenta giorni di buio, ci rinchiudiamo nel locale gustando i primi soundcheck con un’altra birra. Mai sapore della Peroni fu migliore.

Saluto i LaCasta, gruppo di Monopoli e secondo della serata, mentre gli opener Stillness Blade, da oggi Stillness Bald, continuano il proprio soundcheck. Nel frattanto inquadriamo i Forgotten Tomb, loro inquadrano noi, e si continua così tra gote arrossite e gesti da donnicciola dell’800 a chi fa la prima mossa per provarci con chi.  Kyoo Nam, il batterista ci viene in contro, si trattiene l’imbarazzo, mi sfugge il verso d’una donzelletta.

Si parla un poco, male, i suoni coprono le voci e prima dell’apertura serata veniamo gettati fuori. Ohi boh, io ho comunque in ostaggio le vostre tre bottiglie di peroni per il vuoto a rendere.

Fuori si torna nell’angoletto a drogarsi bere birra. Kyoo Nam, sempre lui, ci viene incontro incuriosito anche dalla nostra sparizione. Chiariti gli equivoci si discute di povertà, religione, assenza di denaro e di come pur suonando non si guadagni più un cazzo. Io dico che una volta mi hanno pagato 35 euro per usare sette minuti un computer. Chiedono il mio segreto: Una grandissima faccia da schiaffi.

Fa piacere notate come lui si ricordi ancora di noi, essendo che l’ultima volta c’incrociammo nel lontano 2015 durante l’Agglutination.

La birra, nostra amica ma anche nemica, ci fa perdere buona parte degli Stillness Bald. Chiedo venia, urlo un bis per recuperare almeno un pezzo, ma l’orologio è peggio d’una gogna.

Girovago per il locale un po’ fuso per il poco alcol assimilato. Saluto poche facce conosciute e recupero la birra di Gesù (storia lunga). Poi hop-hop è arrivato il momento di sentire i LaCasta per la… la… ho perso il conto.

In primo piano: La Birra di Gesù

Dalla prima volta che li sentii nel lontano 2015, sempre quel maledetto anno, ne è passata d’acqua sotto i ponti e come questa anche il gruppo. Le atmosfere s’incupiscono, ma l’attitudine sul palco è più matura, più ricercata. Noto sulla sinistra un’immagine della dea Kalì, un odore d’incenso che accentua l’atmosfera già cupa creata dai ragazzi, mentre il bassista mi mena una capozzata in segno di gioia.

I LaCasta sono una tra le poche, se non l’unica realtà metal, che misceli noise, ambient, black metal, sludge, hardcore e sodomia. Se nei primi accenni pensai che dovevano molto a band come ad esempio i Celeste, ora che sono usciti dai banchi di scuola, pur la giovane età, per insegnare alle nuove leve, non sono più in grado di classificarli per genere o band similari. Poi rinuncio a capire cosa sto ascoltando e semplicemente agito la testa.

Quasi sulla conclusione mi avvio verso il banchetto del merchandise ove trovo sempre Kyoo Nam (ma quante volte l’ho nominato?) il quale mi espone il suo apprezzamento per la band in questione. Queste sono le piccole note di colore che renderebbero felice chiunque secondo me.

Piccola capatina pure al bagno dove mentre aspettiamo la fila mi passa accanto anche il bassista dei Forgotten Tomb, Algol. Il solito scambio di saluti e gli pongo i miei ossequi mascherato. Ironicamente scopro che pure lui nel cuore è un cavallo come noi, e in passato s’è divertito a usare la maschera con i suoi amici. C’è qualcosa di magico nel legame creato dal cavallo. Io semplicemente mi aggrappo alla tazza del cesso prima di gettare anche il resto del fegato funzionante per le risate.

L’unica pecca se devo ammettere, a parte il dominio della performance dei LaCasta, è che il noise era poco accentuato. Lasciato più come back ground tra un pezzo e l’altro, a ridosso del poi lo apprezzo quando è più harsh. Ma non mi stavo complimentando prima per la scelta del gruppo? Certo, ma ciò non indica che non ci siano spunti di miglioramento.

E poi tocca ai Forgotten Tomb. Terza volta che li vedo, la 2nd in Puglia. La prima di niente. Recuperiamo l’ultima birra della serata ma per amor proprio delle nostre cellule cerebrali si decide di stapparla solo ed esclusivamente a fine serata.

Come il passato m’insegna, butti giù una di queste sana e ti ritrovi a limonare pure con il cesso del locale.

I Forgotten Tomb vincono il premio per band di cui ricordo ogni singolo pezzo, ma i titoli me li dimentico sempre però almeno ci provo a urlare assieme i cori.

‘resheeee echsistenssssss’

L’apertura è lasciata al nuovo disco, We Owe You Nothing, credo. La mia memoria da vecchio mi ha fatto dimenticare quale fosse, la title track maybe? Era quello il disco? Fate finta sia quella dai. Sono vecchio, smemorato, ricordo male i pezzi, ma mai gli album e i titoli. Sono come quei cavalli che sanno percorrere la propria città senza manco ricordarsi il nome della via dove sono istallati.

E si prosegue con classici, dimostrandomi per l’ennesima volta che Under Saturn Retrograde è un ottimo disco e Reject Existence non può mancare dalle loro set list.

In un momento di silenzio fisso la mia amica, parlando con un tono di voce abbastanza alto da farmi sentire, ma non urlando…

‘Eppure secondo me ora ci stava I Wanna Be Your Dog. Cioè non voglio urlarlo di farmela che credo sia maleducazione (che detto da me è un ossimoro visto che prima ho chiesto you suffer versione funeral), però non ci starebbe male.’

Manco il tempo di finire il discorso che parte appunto I Wanna be your Dog.

Rimanere immobili sotto il palco, cosa che comunque ho fatto poco e niente, diventa un insulto al dioconcerto stesso. Punto due energumeni che insieme formano dieci me e si scatena un po’ di pogo.

Tempo fa’ mi dissero sia impossibile pogare ai Forgotten Tomb; vorrei dire che questa è la 2nd volta che dimostro l’esatto contrario.

Il prosieguo della serata vede due delle mie costole inclinate raddrizzarsi, qualche volo, dei graffi sotto al braccio che non capisco quando mi sia procurato, un headbanging che mi costa cinque punti del mio Q.I.

Quando il fiato diventa corto…

‘Insomma, secondo me due altri pezzi andrebbero bene… vero che in media durano dieci minuti l’uno, però ora ci starebbe proprio di lusso concludere con Disheartenment/Alone/Steal My Corpse, che sono vecchio e domani mi devo alzare presto.’

Accontentato per la 2nd volta. Mi sa che da domani inizio a scrivere le set list per i gruppi. Ho un talento. Quello e il talento di non ricordarmi mai i titoli.

Avessi azzeccato almeno una volta i tempi.

Concluso il pezzo scendono dal palco, ma noi se non fate l’ultima non ce ne andiamo.

‘Ok, quale pezzo volete che facciamo tra […] e […]?’

‘Ti prego, ripeti i titoli che non li ho capiti. Va beh fa’ come ti pare, tanto so tutte buone.’

A ridosso del poi dovevo chiedere un pezzo di GG Allin.

E come concludere l’articolo? Non mi divertivo così da moltissimo tempo, e il pubblico anche è stato un piacere da colpire.

Incontro un attimo Herr Morbid.

‘Scusa, cappello dell’Adidas, giacca dell’Adidas, ma non è che te in realtà sei slavo?’

Risposta.

Ha anche set completi di tute adidas.

Algol chiede chi sia il tipo che ha chiesto I Wanna be Your Dog.
Alzo lo zoccolo come una scolaretta durante l’interrogazione.
Mi si complimenta per la tempistica della scelta, visto che questa è anche a detta loro la prima sera che portano il suddetto pezzo dal vivo.

Un divertimento assoluto sul palco e anche fuori dal palco.

Ci concediamo uno spogliarello reciproco. Chi ha visto pare abbia goduto.

Se dieci anni fa qualcuno mi avesse detto avrei vissuto una serata come questa gli avrei nitrito in faccia, ma con la maturità di oggi e con una nebbia che non distinguo manco lo spacco delle mie chiappe stappo una birra in attesa del prossimo concerto.

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