La Truebrica del fantino Recensioni

Qui si parla male degli At The Gates 2.0

Non so voi ma io trovo che gli At The Gates e i Faith No More abbiano recentemente firmato due dischi fantasma con At War With Reality e Sol Invictus. Vi giuro, io li ascolto ma non riesco a sentirli. Sembra che esistano ma una volta messi nello stereo scivolano via in punta di piedi senza lasciarmi nulla. Ci riprovo di tanto in tanto, credo di ascoltare dei pezzi, ma mi volto e già è tutto finito. Come cazzo può essere?

Ho pensato che questi due gruppi giganteschi siano così geniali che abbiano pensato bene di fingere di dare seguito alla loro discografia storica, ma che in realtà si siano burlati di noi, con queste illusioni acustiche. Poi vengo a sapere che gli At The Gates tornano con un altro lavoro, stavolta più  articolato, ambizioso. Ok, mi dico, sarà un disco vero, con riff, melodie autentiche, cose su cui meditare, spunti, suggestioni. Guardo il minutaggio e mi accorgo che sono sempre 44 minuti e rotti, come per At War… 44 che sembravano 12!

E si sente che sono 40 minuti. A volte mi pare che siano di più ma alla fine mi sento sempre un po’ burlato. To Drink From The Night Itself è di sicuro migliore di At War With Reality, nel senso che si tratta di un vero tentativo di rimettersi in gioco, fino a un certo punto, però. L’impressione è di un gruppo che non ha più il fiato per misurarsi con il proprio passato e che in fondo si ritrovi a non aver nemmeno molto da aggiungere.

Insomma, tutti conosciamo la storia degli At The Gates. Se ne andarono sul più bello. Chiusero con un capolavoro che definì un certo tipo di metal e gruppi di minor talento sfruttarono la formula all’osso, fino a renderla, almeno per me oggi, insopportabile. Non riesco più a sentire un singolo dei Dark Tranquillity e degli In Flames senza precipitare in uno stato comatoso sbavazzone. Mi sono piaciuti molti dei loro vecchi dischi e riconosco la grandezza di queste band, ma hanno fatto troppi album rispetto a quanto effettivamente avevano da dire. Andavano soppressi intorno al 2001. Gli At The Gates in quel periodo erano immensi, nel loro silenzio inarrivabile. Al nuovo millennio li vedevo leggendari, punto. Erano già da cinque anni fermi all’arrivo, sbadiglianti e con gli occhi cisposi della lepre. Guardavano le tartarughe connazionali arrancare ancora miglia e miglia nella loro interminabile staffetta.

E poi ecco che anche gli ATG, dieci anni dopo circa, sono tornati ai nastri di partenza e hanno deciso di ripercorrere l’intera pista intanto che le tartarughe sprofondavano sempre più sui loro posti, lontanissime dal traguardo. E gli spettri di ciò che erano gli At The Gates del 95, belli, fighi e un po’ tristi, guardano ancora oggi, sempre più annoiati, i loro fantasmi dei natali futuri, che imbolsiti avanzano centimetro di terra dopo centimetro in vista dei culi bassi e incagliati di Dark Tranquillity e In Flames. C’è una storia su come una lepre divenne più lenta di una tartaruga ingrassandosi di troppo tempo perso.

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