Editoriali Pascolando

Life Is A Really Heavy Life – ovvero se vi trovate nella merda siate la pala di voi stessi!

Salve sdangheri da strapazzo che non siete altro… post domenicale del giovedì; visto che non riesco più a scriverne di domenica provo a fregarmi così. Inizia l’estate e come sempre il blogger si domanda se valga la pena continuare a scrivere articoli nonostante la calura, nonostante le vacanze, le uscite discografiche sempre meno interessanti, i negozi via via tutti chiusi, il sudore via via più copioso, i soldi via via via via via… La risposta è la solita, almeno per quanto mi riguarda: sì.

Sto passando un altro bel momento, sapete? Difficile, molto difficile. E ogni volta che mi prende male, a rimetterci è sempre questa povera stalla con quattro pulci canterine in un pagliaio pieno di aghi. Ma non voglio fare la fine di Max Novelli. Lui ha chiuso Rude Awake Metal e io più di chiunque altro posso capirne i motivi ma sono altresì certo che sia un errore. Non lo dico per lui. Magari per lui non lo è. Errore per me. Ho bisogno di questo blog e questo blog ha bisogno di me. Ne consegue che non lo mollerò. Magari non scriverò con la stessa frequenza forsennata di qualche settimana fa ma continuerò a esserci.

Al momento ho solo deciso di prendermi una pausa dalle recensioni degli album nuovi. Sto pensando di tornare a qualche titolo meno recente, almeno per un po’. Continuerò a parlare di pornografia e tegami senza coperchio ma questo ci sta, sono un cavallo e sfreccio nel vento pensando più che a dove metto i miei zoccoli a dove ho messo le zoccole. Spero che voi tutti equinidi che mi continuate a leggere (problema vostro, non mio) stiate bene e abbiate la vostra razione di biada. Io vi assicuro che sto una merda ma come dico sempre quando mi sento dire così da una persona a cui voglio bene: prendimi, sarò la tua pala. E ora questo io lo dico a me stesso. Siate anche voi la pala di voi stessi quando la merda è così tanta che non riuscite più a vedervi la punta delle scarpe.

Mia figlia ha sognato che cagava se stessa. Ha sei anni e sogna queste cose. Io mi sono appassionato subito. Avrei potuto dirle che si è data inconsciamente della stronza, ma mia figlia in teoria non conosce ancora il senso profondo di questa parola. Quindi direi che il significato è tutto da scoprire. Partorire noi stessi. Lei è una femmina, non può ancora avere figli ma sogna di ritrovare una mini se stessa nella tazza. C’è uno psicologo in sala? Io invece stanotte ho sognato che avevo una relazione con una donna molto più grande di me, brutta e dispotica. E le concedevo tutta la mia euforia virile nonostante di euforico ci fosse ben poco nella situazione. L’ho trovato orrendo. Me la scopavo e mi chiedevo perché. Oltretutto non riuscivo a capire come potessi avere un’erezione. Era grassa, mascolina e anche poco igienizzata. E lei mi prendeva pure in giro, mi sfotteva dicendo che non ero così aitante e duro. Ma ti sei vista?, le dicevo nella mia mente? Ma non glielo chiedevo mica. Non so come nei sogni si possa pensare ad alta voce senza che gli altri sentano pure loro quello che ci diciamo. Non so. Nel mentre ci penso vado a farmi mezzo cocomero.

Sono un terrificante divoratore di cocomeri. Ne posso mangiare tre quarti di un bestione grosso da qui a lì, senza avere una diarrea di sensi di colpa. Del resto cosa c’è di più voluttuoso di una bella fetta di cocomero mentre la  brezza notturnina soffia dolci carezze sui piedi sudati, e là fuori gli insetti e gli uccelli conversano con la notte estiva delle loro minchiate. Non ditemi che il sesso è meglio di questo. Lo è se dopo posso andarmene in cucina a fare questo: il cocomero, la brezza, il sudore sulla pelle, il mio pene floscio e un po’ imbronciato nelle mutande.

Va beh, riguardatevi. C’è un sacco di gente raffreddata, con questi sbalzi di temperatura.

Vi saluto, anzi no. Fottetevi. Ci leggiamo la prossima volta.

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