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Un tango con Lesté – Riflessioni a freddo cadaverizzato sul primo album dei Bang Tango che si intitola Bang Tango

Bang Tango è il primo disco dei Bang Tango. Scusate se apro con una frase così imbecille ma è per il SEO. Quando cerchiamo di fregare le macchine in fondo sono loro che fregano noi. Guarda che incipit di merda. Comunque, ora parliamo dei Bang Tango e del loro esordio. Che dire? Mica male, dai. A distanza di anni tutti i perché non ce l’abbiano fatta sono lì. E tenete presente che il successivo Dancin’ On Coals è molto meglio ma anche qui ci sono cose pregevoli come lì ce ne sono di spregevoli. Per dirne una dell’omonimo di quelle buone, mi piace che la band sporchi il glam-street scortica-ginocchia con il swing notturno del rock più lugubre e cimiteriale anni 80. Non è che i Bang Tango siano una versione Kiss dei Joy Division, sto solo dicendo che sia Joe Lesté (che mi ha sempre fatto pensare alla cioccolata, sebbene lui non sia nemmeno nero), che Kyle Stevens e Mirk Knight mi fanno pensare a Billy Idol che suona con gli Hanoi Rocks o qualcosa del genere. Inoltre ci mettono anche un bel po’ di funky.

Il funk non è mai piaciuto molto ai metallari ma ci fu un tempo in cui praticamente tutti i gruppi metal e crossover rock lo inserivano nei dischi, tra sleppate e sincopi; persino alcune thrash band facevano i siparietti funky del cazzo. Non piacevano a nessuno, nemmeno a loro. Un giorno cercarono di assassinare Flea dei Red Hot al Lollaqualchecosa con un giacchetto chiodato e allora il rock system istintivamente o per lo shock, la smise con il funk. Io non ho mai conosciuto un metallaro che si sia mai esaltato per quella roba. Eppure oh se ne facevano di funky-gallo nel periodo 1990-1992! I Bang Tango cominciarono un po’ prima, ma giusto in alcuni episodi del disco. Non è che Do What You’re Told ci lasci qualcosa di speciale. Ne abbiamo già quasi abbastanza quando arriviamo lì, ma Love Injection ha un bel ritornello e ci mette seduti, ci infila una cannuccia tra le nostre labbra socchiuse e ci convince a succhiare qualsiasi cosa sia dall’altra parte! Love Injection, that’s my Kind of Love!

Joe Lesté è un fenomeno, il pezzo grosso, il Mr.Big dell’album, però a volte ho come l’impressione che non sia capace di padroneggiare la sua vociona. Ci sono momenti in cui parte in quinta e sembra quasi di immaginare un salto sonoro da un palazzo a un altro. Sapete, come se ne vedono nei film americani degli anni 80, durante gli inseguimenti tra guardia e ladri sui tetti. Lui inizia a urlare e non si sa se piglierà la terrazza dell’altra nota.

Certi momenti queste incertezze si notano più sulle strofe basse, del resto. Perché quando Lesté spara alto sembra Ron Keel che ha studiato, ma nei momenti in cui deve interpretare cose più medie, emotive e coinvolgenti, ecco che diventa come il ginocchio nella MotoGP. E poi uno non si emoziona con dei gargarismi, cazzo. Può eccitarsi, ma emozionarsi naah. Sfido qualsiasi figa a bagnarsi con Just For You. Secondo me quel pezzo rende la micia di cartavetrata. Chiaro che è acustico perché esistevano già i Guns di Lies, usciti a novembre del 1988, mentre i Bang Tango hanno esordito cinque o sei mesi più tardi. Non dico che il pezzo non fosse già scritto, ma nessuno mi leva dalla testa che qualcuno gli suggerì la pensata di farlo acustico, in stile Patience.

E ok. Nemmeno Axl ha una vocina carezzevole, però riesce a dosarla un po’ meglio di Lesté. Finché resta basso, tutto sommato fila via. Poi sale come fa Axl, con quegli uuuuuuuuuuuh rochi che crescono e crescono e crescono e mentre però Rose esplode e chiude con il solito ouohooh! Joe va su come una trave nel culo delle orecchie finché i fonici non gli levano il microfono dai denti e lo allontanano con una pedata. Just For You non è male, ma quando arriva al fondo si capisce che la sofferenza del Conte Lesté de Lioncourt è solo tecnica. Nel senso che non sa gestire bene la propria e quindi soffre come un gatto preso nella porta. Semplicemente non è il genere di pezzo per lui. Ci voleva un bel muro di chitarrone esplosive e invece resta la stringa da bivacco, il coro in falsetto e lui che soffre, soffre, minacciando di fare ogni cosa solo per noi o per lei o per te. Tipo smettere di cantare? Ti prego, smetti. Sei inquietante.

Per il resto ci sono pezzi che ancora reggono e nell’insieme è un disco che qualche schiaffo sul cotozzo lo rifila. Someone Like You, Breakin Up A Heart Of Stone e Shotgun Man sono fiche. Ora e sempre amen.
Delle prime due recuperate i video. Lesté era una grandissima fica a quel tempo. In alcuni fotogrammi somiglia tanto al figlio di Danzig e Steven Tyler. O se volete alla sorella maggiore di Neve Campbell. Sapete, no? Quella di Scream. E come se scream il Lesté!

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