La Truebrica del fantino Recensioni

Soundgarden – Louder Than Love – heavy than metal – faster than sharks – grunge than sponge!

Certo che ne aveva di voce negli anni verdi, Chris Cornell! Ok, è una cosa piuttosto banale da dire ma, cazzo di Buddah, lui sembrava la versione thrash di Robert Plant… E se penso al verde mi visualizzo un enorme green da golf, rasato a zero in cui l’ugola di Cornell sfreccia tipo un letale serpente aborigeno da piedi alle gambe flaccide di tanti ricconi con la mazza dorata tra le mani e le palle proletarie da lanciare il più lontano possibile. Parlare dei Soundgarden per un metallaro non è una cosa facile. Lo potete notare da queste prime righe. Iniziamo con tutte le buone intenzioni e finiamo per riempirvi di cazzate. Praticamente ci sono stati serviti a fine anni 80, come pietanza esotica, nel solito ristorante delle borchie e delle toppe e noi li abbiamo graditi. Poi qualcuno ci ha spiegato che non era metal. Non vero metal, anche se suonava pesante, isterico, sensuale e selvaggio come il metal. E potevamo star tranquilli, non era nemmeno punk! Perché negli anni 80 per un metallaro non c’era niente di peggio che innamorarsi del punk. Succedeva sempre ma era tenuto nascosto tipo l’onanismo in parrocchia.

I Punk non si sarebbero sbagliati con i Soundgarden, perché potevano sgamare con più facilità che non si trattava di punk. Le canzoni erano troppo lunghe e tecnicamente complesse per essere delle punk-songs. E puntando il dito sporco di caccole secche e sangue, i punk però avrebbero detto che era solo sporco metal del cazzo!

Ma non erano nemmeno metal. Nasceva in parte dai Black Sabbath e dai Led Zeppelin ma c’era di mezzo troppa altra roba e dovevamo metterci il cuore in pace, noi del metal e quelli del punk, perché i nostri due generi, come Romeo e Giulietta si erano scopati a merda sotto i nostri occhi chiusi per notti e notti e ora ecco cosa avevano creato: il Grunge! Il grunge come l’amore di Shakespeare si sarebbe suicidato alla grande, strappando più commozione di tutte le canzoni unplagged di Bon Fucking Jovi. Il grunge era una roba che facevano nela città di Seattle (da qualche parte in America) tipo i vetri di Murano a Venezia. E dovevamo andarci cauti a sentirlo, noi metallari, perché come niente finivamo per trovarci con tutti e due i piedi fuori dal metal, senza che ce ne accorgessimo. Questo non potevamo sapere cosa ci avrebbe reso e dove ci avrebbe condotto, no? Chissà dov’era casa di Ronnie James Dio e come ci si poteva arrivare da lì dove stavamo giusto dopo aver sentito e risentito Louder Than Love??!

Sembrano puttanate ma allora era una cosa molto seria essere metal o non esserlo. I Soundgarden con Louder Than Love (titolo che ficcava in culo i cannoni con i fiori a tutti i metallari battaglieri di scuola Slayer) ci mostravano che poteva esserci qualcosa di heavy ma non essere metal e questo ci destabilizzava. Gli Alice In Chains pure facevano questo giochetto ma venivano dal metal e continuavano in qualche modo a rispettare il protocollo metallico molto più dei Soundgarden. Basta sentire i brani di LTL. Sono violenti, pesi ma ci girano attorno. Non ci attaccano frontalmente come cani rabbiosi del thrash e nemmeno ci scuotono per il bavero secondo la scuola hard rock. Con pezzi come Ugly Truth iniziano a danzarci davanti e ci ipnotizzano. Qualcuno ha parlato di psychedelia e va pure bene, ma primo i Soundgarden non si facevano, credevano solo nello stonaggio dovuto alla musica: al più ci mettevano un paio di birre per compensare la perdita di sudore ma fermati lì. E poi menavano. Gli hippie erano rilassati, no? Le psych band ti prendevano e portavano sul sentiero di Oz e potevi fidarti che a parte tanti colori e qualche ragazzo con gli zoccoli e lo zufolo non avresti avuto nessun genere di problemi lungo il percorso. I Soundgarden invece ti prendevano proprio a pizze dopo averti confuso. Era come sballarsi con un infido punk. O dormire con un metallaro nello stesso letto.

Chiudete gli occhi e ascoltate Louder Than Love. Ditemi se non è come vi dico. Siete lì e attorno il cerchio sonoro gira e gira. Vedete la band che ruota attorno a voi. Solo voi non girate. Gira tutto tranne voi fottuti culi pesanti. E quando sembra che troviate un fraseggio a cui aggrapparvi ecco che una mano lo ritira bruscamente dalla vostra portata e un coro o un riff da non si sa dove, come un’onda, vi si schianta sulla fronte mettendovi col culo per terra. Alzatevi, siamo appena all’inizio. Cornell sale e scende con quella voce che sembra avere un conto in banca infinito e invece col cazzo! Alla fine ecco che il pezzo si ferma e magari non sono nemmeno quattro minuti ma sembrano dieci e non si capisce dove sia finito tutto quanto. I finali di Louder Than Love si arenano. Non concludono con un bello sdengh! No, sembrano bloccarsi e sprofondare in un banco di sabbie mobili. Ciao alla prossima, ci vediamo al piano di sotto. Ogni giro sempre più giù.

Louder Than Metal. Prendete Gun. Comincia con quel riffone alla Tony Iommi che non ha ancora levato i punti dalla pancia. E poi arriva Chris e dice una roba tipo: ehi gente, so io cosa possiamo farci con una pistola. Non siete stesi a terra? Beh, mettetevici subito, mani dietro la schiena perché qui c’è qualcuno che dice di sforacchiare il mondo di merda in cui viviamo e voi potete essere solo altri stronzi a mollo nella fogna. Non siete completamente avvinti in questa scrosciante dichiarazione di violenza becera e psicotica? Cazzo, io sì. Il pezzo poi accelera. Parlo sempre di Gun. E qui già non è metal. Perché cosa stanno facendo, i Soundgarden? Il pezzo non rispetta il metronomo! Parte lento e cresce e cresce e cresce e non va bene. Ma chi sono, i Doors? Il metronomo, cazzo. Dal doom al thrash? Non si fa. Ti fermi, cambi tempo e riparti alla velocità che cazzo ti pare, ma non ci scivoli dentro come faceva quel rettile di Morrison. Eppure ecco qui. E poi si ricomincia dalla melma della sala operatoria, mentre dello sciroppo di mirtillo cola dalla pancia mal saturata di Tony Iommi. Non so perché ce l’ho con il reparto di chirurgia uomini di Birmingham, tanto più che il chitarrista dei Sabbath neanche c’è mai stato per un intervento all’intestino, ma mi piace pensarla così. Gli hanno sparato e sono stati i Soundgarden con questo dannato pezzo!

Non voglio fare un track by track. Chiudo con Louder Love. Perché se c’è qualcosa di grande nel disco è proprio il pezzo che gli da il titolo. E anche perché da metallaro è l’unico che capisco veramente fino in fondo. I Soundgarden faranno molto di meglio con i due successivi Badmotorfinger e Superunknown, ma qui c’è già il genio, la grandezza di chi è venuto per riscrivere le regole. Perché sì, sì, facevamo tutti di sì con la testa, anche se non capivamo cosa stesse succedendo. Cornell ci urlava qualcosa che non aveva senso. Amore peso! Amore peso! Mentre sotto c’era questa ruota di note che schiacciava le fragili ossicine della nostra amata principessa e alla cabina di comando del supertrattore vediamo Chris stesso con lo sguardo allucinato che nemmeno dopo un sacchettone megamaxi di M&M e tiene le mani strette al volante e il volante ha la forma di una scheletrica testa di vacca e lui guarda l’orizzonte con gli occhi spersi nell’emorragia solare e ride mentre sotto i cingoli poco resta della sua e nostra dolce amata. “Dove sei amore, mio? Sto cercandoti per amaaaaaaarti! Guarda che se ti trovo ti amoooo! Esci fuori o ti amo molto ma molto duro, amore!” Ecco, certa gente sa amare solo così. Più pesante che si possa. Giù, fino a disintegrare il mazzo di fuscelli adorati che erano la regina priva del senso di pericolo che osò stuzzicare un cane infernale addormentato. Certa gente al posto del cuore ha solo un cane infernale addormentato. E questo è un modo metal di definire l’amore, tanto per rimettere tutto nei ranghi.

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