Editoriali Pascolando

Appunti per una storia del grindcore

Chi vi scrive pensa che il grindcore, quello vero, col metallo non rientri un’emerita cippa. Non mi credete? Ascoltate allora il cosiddetto padre e madre di tutto: Scum degli inglesi Napalm Death. Notato niente? Vi pare forse che quei rigurgiti debbano qualcosa al metallo? Forse sono io a essere diventato sordo e nego il tutto continuando a ficcarmi le cuffie a volumi estremi immaginando di riuscire ancora a carpire quelle vibrazioni, ma no, cari miei, quel casino lì non è metal.

Come il metal e la musica estrema in generale, il grindcore non offre questi grandi sbocchi di evoluzione. Ci vuole un nulla per pisciar fuori dal genere e diventare altro. Basta variare un poco i riff e inserirci tecnica e melodia che subito la gente appioppa alla band il titolo di progressive death metal/grindcore, come è successo ai Cattle Decapitation, gruppo che fino a quando faceva semplice grindcore vegetariano (per la serie i temi trattiamoli tutti) non se li calcolava nessuno, poi con Humanure prima e The Harvest Floor dopo hanno fatto il passo più lungo della gamba. I grandi palchi li hanno chiamati e non sono più stati il classico gruppo grindcore che bazzica i bassi fondi, ma a quale prezzo? Il non essere più considerati grindcore.

Ricordo ancora come un sogno un’intervista a Barney, voce dei Napalm Death, in cui gli si faceva notare come il gruppo ormai tendesse più a una forma di death metal floridiano, con notevoli aggiunte di melodia (si fa per dire) e parti pulite (si fa sempre per dire). Sapete cosa ha risposto? Che questo è comunque grindcore. Voi che dite siete d’accordo col suo pensiero? O forse non sapeva come rispondere senza fare la figura dell’ipocrita che ha creato e distrutto un genere? Beh creato, lui ha soltanto raccolto le eredità di Lee Dorrian, quindi non è poi tanto diverso da Gaahl nel documentario sul black metal, con l’unica differenza che almeno lui non se la tira come fosse il padrino dello stupro dei nostri orifizi acustici.

Il pubblico dei Napalm, chiede sempre a gran voce i pezzi delle origini e seppure ormai non siano più il gruppo come fu concepito (nessuno dei membri originali c’è ancora nella line-up) quando suonano quella scheggia impazzita di You Suffer si continua a credere che il grindcore sia vivo e forte in loro.
E dei Carcass poi ne vogliamo parlare? Nati nello stesso periodo d’oro dei Napalm Death, hanno tra l’altro condiviso assieme il chitarrista Bill Steer.
Questi dal canto loro, a differenza dei primi seguirono una strada completamente diversa e invece di parlare d’argomenti come politica, anti-fascismo e difficoltà sociali (temi tutt’ora utilizzati da molti gruppi grindcore), decidono di seguire una strada più simile al death metal adottando invece testi di medicina, patologie e ambientazioni gore. È inutile dirvi che per quanto i Cannibal Corpse poco dopo si siano impegnati a terrorizzare il mondo con le vicende più oscene che un carcere psichiatrico possa aver archiviato, non riescono a raggiungere la sottigliezza disumana dei Carcass e le loro improponibili malattie veneree. Forse solo gli Haemorrhage ce l’hanno fatta a eguagliarli, ma riducendosi a clone dei Carcass, più che altro.
L’ausilio di questi testi combinato a un indole grindcore (sì, perché ormai, alla nascita dei Carcass, il termine è stato bell’e coniato), i pezzi sono sempre iper-veloci ma le voci gutturali risultano molto più gravi, combinate a testi patologici (da qui la nascita del sottogenere pathological goregrind) e la morte.
Nel giro di due anni insomma prima la gente ascoltava solo punk o metal e poi si ritrova un albero genealogico di sottogeneri da non sapere più da che parte andare.
Il contributo di Napalm Death e Carcass per il grind è stato breve. Se i Napalm però loro hanno mantenuto il grindcore nelle vene creando assieme ad altri il ben più conosciuto sottogenere death/grind, i Carcass hanno completamente virato divenendo oggi quasi una band death ‘n’ roll, solo che a differenza degli Entombed loro mi piacciono. Ed ecco spiegato in poche parole com’è nato il grindcore. Grazie grazie, non adulatemi in troppi.
Il trono è rimasto vuoto per molto tempo e fin troppi gruppi hanno cercato d’imitare i padri del goregrind un po’ a modo loro, ma il pubblico è, scusatemi il termine, stronzo.
Gli Exhumed nonostante ci abbiano messo otto anni per veder pubblicato il loro primo lavoro (1998) riuscendo a coniare il nuovo termine, non che titolo del loro album, Gore Metal (definizione che rimane limitata alla loro discografia), tutt’oggi sono considerati semplici cloni dei Carcass, perché sì; siccome siete arrivati dopo non sarete mai i primi e a nulla vale ciò che fate. Dal 1990 a ora non hanno minimamente mutato la loro forma base, suonando sempre lo stesso identico album e aggiungendo qualche differenza qui e là giusto per non confondersi loro. Se quando ascolti Necrocacy ringrazi il cielo che esistano ancora gruppi come gli Exhumed (seppur death grind, perché come detto il grindcore vero non lo trovi più tanto facilmente nei grandi nomi), ti becchi sempre lo stronzo di turno che deve dire “ma questi imitano i Carcass”. Va bene, vaffanculo. Se questi però sono i cloni allora poi mi si spieghi cosa diamine sono gli spagnoli Haemorrhage, se non i Carcass prima di Necroticism.

Altri esempi lampanti di grindcore ce li ha dati il buon Dan Lilker, personaggio prolifico ovunque e comunque. Gli Exit-13 si sarebbero bruciati nel giro di un tiro come una canna rollata male, e invece lui col suo bong a forma di basso ha tenuto alto lo spirito del gruppo (giuro che in inglese fa più ridere ‘sta frase), pubblicando tre album in cui semplicemente ti spiega che fumarsi una canna può portare solo benefici all’umore. Gli Stormtroopers of Death senza la loro vena ‘hardcore’ sarebbero solo stati uno scherzo thrash metal in studio. I Brutal truth sono un gruppo di cui però non si potrebbe mai fare a meno. E chi se ne frega che lo stronzo di turno mi deve dire che a parte Extreme Conditions Demand Extreme Responses non hanno mai fatto niente di buono nella loro carriera. Vaffanculo, non hai mai sentito come si deve Need to Control allora.

E potrei continuare per ore spiegandovi anche perché dobbiamo pure qualcosa ai giapponesi se abbiamo il grindcore di oggi, grazie a una ricchissima scena hardcore e d-beat che purtroppo a causa di “chiusure mentali nostrane” è rimasta sconosciuta ai più. Lo stesso Lee Dorrian ha ammesso di aver rubato qualche idea agli S.O.B. per From Enslavement To Obliteration; senza dimenticare poi il noisecore che ha visto tra le sue fila nomi indimenticabili come Gerogerigegege e Anal Cunt, ma ora rischiamo di divagare. E prima di chiudere mi chiedo se un giorno riuscirò a fermare Jeff Walker e chiedergli prima se s’immaginava che un giorno per colpa sua mi sarei dovuto ascoltare un gruppo dal nome improponibile come Paracoccidioidomicosisproctitissarcomucosis, e poi sapere cosa diamine ne pensa delle Babymetal. Giuro che non ci dormo la notte pur di saperlo.

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