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Chiedi chi erano gli Europe – Riascoltare Out Of This World dopo All Of This Time!

Chissà che fine hanno fatto gli Europe? Sì, non vi agitate, lo so che sono ancora in giro, addirittura nella formazione storica, fanno bei dischi e sembrano godere di ottima salute, ma io parlo di questi Europe. Gli Europe degli anni 80, con Joey Tempest che sembrava un magnifico leone delle fiabe e tutti gli altri ragazzoni fonati, così belli, magri, glabri, perfetti suonatori di fantastiche power love metal songs! Cazzo, che fine hanno fatto gli Europe di The Final Countdown? Quelli che vi spianavano il cuore già dai primi secondi di Out Of This World con il coro a cappella di Superstitous…? Non fraintendetemi, io apprezzo i nuovi Europe e detesto la maggior parte dei gruppi che hanno deciso di riformarsi e ripetere il vecchio stile e il vecchio repertorio come se tutti gli anni in cui si sono fermati siano solo un brutto sogno grunge. Però quanto erano terapeutici gli Europe degli anni 80! E quanto mi mancano… Non conosco un gruppo che sappia dare la carica più di loro al tempo. Interi eserciti comunisti avrebbero raso al suolo i grandi covi del capitalismo se sollecitati dalle note di Ninja o di Let The Goods Time Rock.

Su Wikipedia ricordano che Out Of This World è un disco che ha subito il pressing insostenibile del suo predecessore. Doveva ripetere l’exploit di Countdown e non è riuscito a ripeterne i risultati, ma nemmeno il management aveva le idee molto chiare su come supportare l’album. Per dire, lasciarono perdere un tour di successo insieme ai Leppard perché l’Europa era più importante. Ma come cazzo si fa a pensare una cosa del genere? Il cadavere di Biff Byford allora non è servito proprio a nulla!

A impedire il successo di Out Of This World, che oramai è palesemente uno dei lavori più freschi e trascinanti del pop metal 1988… fu The Final Countdown. Non avete letto male, il problema del successore fu che in cima alle classifiche c’erano ancora i singoli del precedente e la gente continuava a sentirsi quelli. I pezzi nuovi non erano all’altezza di Cherokee, Rock The Night o Carrie, ovviamente, ma cazzo More Than Meets The Eye è un pezzone degno dei migliori Europe e Coast To Coast, nonostante paia uno di quei brani umanitari alla We Are The World e se dovemo volé bene, ha un ritornello toccante come un carma natalizio. Quando lo canto agguanto il vuoto attorno a me smanioso di scambiare un segno di pace con i fantasmi più minacciosi delle elementari.

Magari Out Of This World è ancora più pomp dei lavori precedenti degli Europe, ha un suono tastieroso come non piaceva a Norum. Era sempre molto accessibile e Kee Marcello che… Ok, parliamo di Kee Marcello. Sono cresciuto sentendomi dire che era una pippa indegna di John Norum; un musicista normale col un gran culo, nel senso che poteva esserci chiunque altro al posto suo. Era entrato a fare la comparsa del chitarrista in una band di soft-metal. Tipo recitare il C.I.Joe in un episodio di Barbie. Con gli anni però è stato rivalutato e oggi sento che Marcello è un gran chitarrista e non si tocca. In effetti fa cose carine su tutti e due i lavori della band svedese in cui suona. Tira fuori melodie evocative e quando svisa, le sue scale e i fraseggi non sono mai sterili e banali cascate di note alla dove pijo pijo. Sceglieva sempre combinazioni particolari. Il suo problema al tempo credo sia stata la sua fissa che chi beve la scolatura è bello di natura. Quindi dal vivo non è che fosse proprio impeccabile. Norum se ne era andato perché stanco di far parte del baraccone che erano diventati i suoi Europe. Marcello ha visto il baraccone sbracare. Ora che gli Europe sono una tenda da pic-nic, Norum ci sguazza e Marcello fa il solista a Stazione birra o il feat nei dischi di Pino Scotto. Adoro il rock and roll per questo suo gonfiarsi e sgonfiarsi come il fisico di Dave Murray: solo la faccia rimane sempre della stessa circonferenza da coboldo.

Il pezzo che amo di più di questo disco è Just The Beginning. Lo so, non è proprio una cosa che trascende il senso dell’arte ma c’è una magia tale che torno bambino per quattro minuti. Quante altre cose nella vita hanno un potere simile? Qui siamo a livelli da macchina del tempo. Mi basta sentire la tastiera con quegli accordi alla Yes for dummies. Poi attacca il resto della band e lì non me ne frega più un cazzo. Potete camminarmi sul cuore, strizzarmi le palle, puntarmi un coltello alla gola, io griderò che è solo l’inizio!

C’è giusto una cosa che non sopporto di Out Of This World: Joey Tempest fa troppi uh e yeah e ooooyeah e oooooooooyeaaaaah! Ne conto almeno uno su ogni riff, incipit e raccordo, è davvero un continuo. Credo che in questo disco stesse rispondendo per le rime a Coverdale, che l’anno prima, con 1987 aveva ohuyeeeahto senza pietà contro la roccaforte di The Final Countdown, Sperando di vederla crollare. Cose da rockstar in amore che battagliano per avere la meglio sull’harem delle mutandine umide. Lasciate perdere.

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