Editoriali Pascolando

Alex Britti e il cantautorato superdotato!

Nasce bluesman e si estingue nel pop. La parabola del fuoriclasse che sceglie la via della grana e con un brano allegrotto Solo una volta (o tutta la vita) guadagna consensi e inaugura un inciucio gagliardo tra Battisti, Pino Daniele, Jovanotti e Ray Charles.

L’album It.Pop, mostra principalmente che Britti non è un fenomeno stagionale: ha spessore cantautoriale e una svisata che levati. San Remo lo aspetta a chiappe aperte e lui ci va con un brano scritto su misura per GIORGIA… solo che lo canta lui. Rispetto a NEFFA, che scrive melodie funky/soul fuori portata per la sua voce da patatino laringoiatra (e che poi interpreta impassibilmente) Britti avrebbe pure una certa estensione e padronanza vocale ma non al punto di coprire, nella splendida Oggi sono io, le note che piazza lassù dove osano le aquile di Ligonchio.

Alla fine di ogni esecuzione lui guarda il pubblico e sembra un po’ stordito, con le vene gonfie sul viso in una specie di immolazione pappalardiana, ma l’Italia lo premia facendogli vincere la categoria Nuove proposte. La vera svolta però non è l’intimismo fusion-pop ma una serie di canzuncielle allegrotte: La vasca (ode al fancazzismo grinzo); Però mi piaci (un ballabile sull’autolesionismo sentimentale) Io con la ragazza mia tu con la ragazza tua (orgia sintattica di aggettivi possessivi) e 7000 caffè (su una relazione non ben chiara tra sesso e caffeina).

A mano a mano che il tempo passa, con hit sbarazzine e fraseggi in stile Umbria Jazz, la figura di Britti diventa sempre più quella di un dolente uomo di talento costretto a far musica del cazzo per campare.

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