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Northward – Tacchi alti sul quattro quarti

Ok, il titolo dell’articolo è una merda. Ma a noi piace. E anche il disco. L’esordio dei Northward; che dal nome farebbero pensare più a una di quelle oscurissime e inter-cambiali black metal band no-immagine, che piovono giù dalla Norvegia un tanto al chilo ogni mese. E in effetti esistono davvero i norvegesi blackmetallers Northward, con un paio di demo e un EP e uno split e un calippo fizz, ma a noi non interessano. Anzi, a me non interessano. Non voglio usare il plurale majestronsis. Qui c’è solo un cavallo a scrivervi. L’altro è in giro a fare la cacca sotto i palchi, non so quando tornerà e scommetto che neanche li sentirà mai, i Northward.

A me garbano. Sono un progetto. Uno dei tanti che continuano a piombarci davanti al grugno, ma le cose oggi vanno così. Non basta una band. Anzi, spesso neanche c’è una band. Ci sono i progetti. Gli artisti sono multitasking. Hanno un gruppo grind, uno black, uno Death, uno epic metal e uno acustico dove fanno qualche soldo alle feste di compleanno e ai matrimoni. Con quello ci mangiano, tutti gli altri servono per svagarsi; rientrano nella categoria hhhhobbyysss (detto alla Fantozzi Ragionier Ugo). Ma non si sa mai che di tante realtà messe in piedi, come tagliole disseminate in un campo, alla fine qualche coniglio non ci finisca intrappolato e compri la maglietta e il vinile a tiratura limitatissima del gruppo Death, black o manga metal che sia. 

Insomma, i Northward sono un progetto, ma bello. A tenerlo su (nel senso buono) ci pensano, la svedesona Floor “sì, ti prego calpestami” Jansen e Jørn Viggo “è la prima volta che ti sento nominare” Lofstad. Dovrebbero esserci anche un bassista e un batterista ma potrebbe anche darsi che abbia pensato a tutto Viggo e basta così. Insomma, essendo un progetto (e si sente) le canzoni ci sono, quasi tutte funzionano benissimo, ma l’insieme, si avverte che non è frutto di un’alchimia di quattro menti incasinate. Non c’è una sezione ritmica che esprima una personalità, ecco. C’è solo gente che fa quello che un chitarrista gli ha detto di fare, più o meno. E se non fosse così, sarebbe grave, perché la mia impressione è la stessa. Comunque.

Il genere è vario: ci trovate i riffoni alla Black Label Society dei tempi di Mafia o giù di lì (Big Boy, Timebomb); fraseggi ritmici tiratissimi e belli cafoni alla Slash & The Maylsenpit (l’iniziale While Love Dead e Let Me Out) e poi di tutto un po’. Io ci ho sentito i Winger della reunion, i Dokken anni 90, una spruzzatina di Fates Warning di Parallels, i Warrant più dolci e melò e ancora e ancora. A dar retta ci potreste sentire chiunque, persino i Darkthrone (l’incipit di Drifting Islands viene da loro) però la confezione è un hard rock in perfetto equilibrio tra moderno e tradizionale. Un momento sembra di ascoltare le Corrs e un attimo dopo ecco Alannah Myles a cavallo del Balrog. Quindi lasciamo perdere.

Quello che conta è la qualità dei pezzi, la spinta, l’urgenza creativa innegabile di due ottimi artisti. Mi aspetto almeno un altro disco; persino migliore. Poi finirà lì. Ci sono i Nightwish, cazzo. La Floor è impeccabile e Viggo ci sa fare, bella scoperta per me. Scommetto che ha praticamente scritto tutto lui e alla fine ha spedito i demo a Floor. Lei ha detto: “ma chi diavolo… ah, sì ricordo. Il tipo buffo che mi faceva le serenate nel backstage, mentre quintali di watt dei Nightwish mi impedivano di sentirle, ma lo capivo dalla faccia che faceva mentre mi guardava. Serenava per me, Viggo! Ah, sì. Lui si chiama Viggo”. E così lei ha messo i testi e l’ugola. Non ho letto nulla, eh? Vado a naso. Adesso controllo che si dice su internet. Cosa vi giocate che è così? 

Allora. No, non è esattamente così. Se giocavate, vincevate. Floor e Viggo si conobbero nel 2007, in occasione di un grosso progetto che coinvolgeva vari musicisti souncazzo. I due suonarono assieme alcune cover e notarono la grande affinità. Non finirono a letto. O almeno non ci è dato di saperlo. In fondo i musicisti non sempre decidono di fare figli se si trovano simpatici, a volte scopano solo artisticamente e realizzano dischi. E quindi la Jansen e Viggo si ritrovarono presto soli per scrivere un po’ di pezzi. Dal 2008 però gli impegni reciproci li tennero fermi.

Poi, nel 2017 (dieci anni dal primo incontro) i Nightwish si sono presi una pausa ed evidentemente anche i Pagan’s Mind (di loro non so nulla ma andrò presto a sentirmeli). Ed ecco qua. La sezione ritmica è autentica. Si tratta della stessa dei Pagan’s Mind. Non fatemi riscrivere i nomi, chi la conosce, sta gente? Ah, e sul brano che comincia come i Darktrhone, c’è anche la sorella di Floorona, Irene. Se non fanno un video esplicativo per la nostra gioia biochimica però è tutto inutile. A orecchio non me ne sono accorto che c’era un’altra gola a spingere. E l’ho sentita svariate volte, quella canzone.

Voglio dare un’ascoltata ai Pagan’s Mind. State lì che vi dico cosa ne penso al volo.

Rieccomi. Sapete, niente male. Sono più tecnici e di certo potete notare la differenza con i Northward, perché i Pagan’s Mind sono una cazzo di band a tutti gli effetti. Se vi piacciono le melodie dei primi, correte a sentirli. Se non vi piace la roba dei Northward, andate nella direzione opposta. Anche con i Pagan’s Mind ho pensato ai Fates Warning, devo dire.

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