Panzercrow – Ma questi da dove spuntano?

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Potrebbe essere un bell’incipit per un racconto dell’orrore. Sentite qui. Siamo così abituati a scaricare roba, tutto il giorno, (per me è così), che a volte dimentichiamo cosa finisce sul nostro pc. Io ricevo promo da tutte le parti e più o meno tiro giù sempre qualcosa. Magari neanche ascolto, però se è un download gratis, in genere non resisto. Poi me ne vado anche su quei sitarelli russi dove trovo praticamente tutto quello che esce di nuovo prima ancora che le etichette si ricordino che dopo gli uomini vengono i cavalli, e quindi io scarico e scarico e scarico. E dimentico. 

Stamani ho iniziato a sentire ‘sti Panzercrow. All’inizio pensavo fossero uno dei promo che mi ha mandato la Nuclear Blast. Ma non era con quelli. Poi ho provato a ricordare quali nefandezze abbia ricevuto negli ultimi tempi. Alcune etichette mi mandano tanta roba dall’Indonesia, Messico… Adoro i porno di quei posti, ma il metal fa davvero pena. Di solito è power o thrash anni 80 fatto da ragazzini, nulla che meriti davvero un ascolto completo. Insomma, per farvela breve non sono riuscito a risalire a chi mi ha mandato i Panzercrow. E quindi i Panzercrow, per quanto ne so, potrebbe anche avermeli inviati direttamente Satana. E io li sento. E poi comincio a fare cose stupide e crudeli, tipo strizzare capezzoli al postino o magari rubare lo smartphone a un bambino. 

“Facile come rubare uno smartphone a un bambino” va oggi a sostituire la vecchia caramella, non trovate? 
“Non accettare smartphone da uno sconosciuto” suona un po’ meno efficace. Lì le caramelle ancora non si lasciano soppiantare. O se vogliamo, non si lasciano riconfigurare.

La realtà è meno interessante delle nostre fantasie idiote, quindi i Panzercrow, a parte che non sono granché, non mi hanno nemmeno spinto a fare niente di pericoloso, suicida o terribile. Si tratta di uno dei tanti promo che ho imbarcato senza criterio. 

Però non sono proprio malaccio. La copertina potremmo rubarla per il libro dei Malnàtt. Se la vede Porz un pensierino ce lo fa di sicuro. Quanto al disco… Si tratta di un PROGETTO horror metal con forti rimandi al punk dei Misfits. In fondo non vale uno dei dischi minori della line-up senza Danzig, però, Nightmare Returns (this is the title) ha qualcosa di molto sudicio e amorevole insieme. Si sente che la mente bacata dietro l’album, il finnico Jack13 degli Scarecrow, (mai coperti, eh?) se la spassa parecchio a fare l’anfitrione del regno delle tenebre. Quando ruggisce di essere “The Black Wizard” sembra un bimbo felice con molto catarro. A tratti la voce ricorda Peavy dei Rage, che prova le note alte di Tom Waits. Tipo così, esatto.

I pezzi non sono niente di speciale. Mi piace Another Song Of Vincent Price, che a un certo punto sembra più un omaggio a Peter Steele, con quei cori buffi. L’incedere è tipo I Wanna Be Your Dog degli Stooges suonato un po’ meglio e nell’insieme potrebbe anche funzionare, se non fosse che il finale Jack13 urla In The Name Of Hammer Horror. Il pezzo sembra infatti una sorta di evocazione furiosa dello spirito di Price. Torna fra noi nel nome del rock and roll, o qualcosa del genere. Ma alla fine sbraca tutto quanto con quel citare la casa di produzione sbagliata: cosa cacchio centra la Hammer, Jack13? Avresti dovuto dire: In The Name Of AIP! 

Comunque. Ci sono parecchi episodi inutili. Return Of The Living Dead non avrebbero il coraggio di pubblicarla neanche i Gatti morti di Vicolo Pericoli, per quanto è trita. Dire che questa canzone è trita però fa pensare alla carne e sembra quasi un gioco di parole, ma non è voluto, chiaro?

Poi c’è anche un omaggio piuttosto grezzone a Leonard Cohen, con Burning Angels. Io pensavo fosse una dichiarazione d’amore molto malata a delle fracicone piene di tatuaggi e con l’alito che sa di merda di gatto ma sembra qualcosa di molto più impressionistico. E via, la conclusiva soft-rock Bone Collector’s Song  ha un suo perché, se le si concede qualche riascolto. Sì, lo so, sembra Perfect Day di Lou Reed dal fondo di un bicchiere sporco, però via via che gira e rigira su quell’accordame in minore, e alla chitarra si aggiunge la tastiera con un fraseggio barocco, il brano guadagna una specie di enfasi sornioncella. E quando il pezzo finisce è come se mi fosse scorso davanti agli occhi un carrozzone decadente pieno di tipi strani, controfigure del clip di Black Hole Sun, per capirci. Che volete, io sento anche con l’immaginazione. Mica è da tutti, no?