Alkymist – Progressive Doom EP

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Gli Alkymist sono quattro danesi e debuttano con questo album omonimo definito da loro stessi come una roba progressive doom/sludge metal. Sarebbe a dire che cazzerellano un po’ con rullate e piatti e arpeggi e urla di dolore o di noia o di noia e dolore insieme, prima di spostarci la mascella con un bel riffone sabbathiano. A momenti nelle parti più intimistiche e d’atmosfera ho ripensato ai Tiamat dei primi tempi. Mica male, no?

Non è tutto qui, però. Sebbene ci siano momenti in cui non succede nulla di rilevante (il pezzo in apertura Ghost secondo me non è proprio l’ideale per partire), mentre già con il secondo Djinn, qualcosa di più intrigante succede. E avendo pazienza e una certa dose di temerarietà, a riascoltare questi dieci minuti di gorgheggi, esplosioni, implosioni, frasi d’atmosfera e Tony Iommi abbandonato in un ospizio infestato dal fantasma di Ozzy e Sharon Osbourne, il brano cresce, migliora sempre di più, ascolto after ascolto. Io lo sto sentendo per la sesta volta da stamani e devo dire che ho la netta sensazione che  sia proprio una delle cose migliori dell’intero album. Stamattina non la vedevo mica così!

Anche se mi trovo molto di più a mio agio con Myling, innegabile omaggio alla vecchia scuola di Halifax, è soprattutto il duo conclusivo Paradise e Serpent a mandarmi ai pazzi in allegrezza, perché sa davvero di ricerca sofferta dentro un lago torbido.
L’altro giorno parlavo di come il progressive dovrebbe essere un viaggio di cui non si può intuire la destinazione, tipo una odissea sonora: una cosa lunga fatta di momenti bui, confusione, folgorazione sulla via di Damasco e crescendo verso la cima di un monte da cui vedere solo altri alberi per miglia e miglia.
Ecco, io ritrovo questa cosa più nell’album degli Alkymist, che non rivoluziona la musica e si perde inevitabilmente nella marea di proposte doom/funeral/sludge/stoner con cui l’underground continua a intasarci le tubature acustiche da qualche anno a ‘sta parte, ma in cui, devo ammettere che trovo qualcosa di molto vicino all’idea di prog come spostamento da qui a lì e la sensazione che nel mentre qualcosa possa essere accaduto e ci abbia cambiato. N’est pas?