Brant Bjork – Godfather of the sand!

brant bjork
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Bran Bjork è stato il batterista dei Kyuss nel momento di massimo fulgore e poi è passato con i Fu Manchu per un po’. Di sicuro costui è un pezzo vivente di storia dello stoner rock. Mi domando da sempre come mai lo stoner rock dovrebbe interessare a noi metallari e perché questi progetti e band stoner finiscano in mezzo alle borchie, Satana e la doppia cassa, ma qui sono le risacche del music business, inutile domandarselo, ne convengo. Del resto, per anni Metal Shock ha avuto in copertina i Green Day o i Red Hot Chili Peppers. 

Dicevamo, Brant Bjork. Sto tipo ha fatto dodici o tredici album da solista, incluso questo Mankind Woman. E non me ne ero neanche accorto. Dal 1999 che pubblica album con i ritmi da conigliera e io ne ero completamente all’oscuro. Come può essere? Come posso aver vissuto tutti questi anni, quasi venti, senza Brant Bjork?

Benissimo, ecco come ho potuto vivere. Ma non sto dicendo questo per criticare Bjork. Anzi, l’album è buono. Ma non abbastanza da farmi venire voglia di sbirciare le uscite precedenti. Di sicuro però Mankind Woman, ecco il titolo del disco, è fatto con stile e dignità. Ci sono momenti che si infilano su per il groppo e lo scaldano fino a farlo rilassare (Somebody, che ha un incalzo funky da grandissimo figlio di puttana) e poi c’è 1968, che rincula di brutto e mi fa pensare a macchine con ruote grandi cosi che sfrecciano nel cielo, fino a coprire il sole nel momento stesso in cui si schiantano l’una addosso all’altra. E noi sotto a beccarci i pezzi in testa. 

Chocolatize ha il titolo più bello del 2018 e anche il resto tira bene. Lanny Kravitz scoperebbe sua zia senza dentiera per avere un pezzo così. Una bomba. Bang. Bomba. Bang Bang. Se la sentiste scommetto che dopo un po’ sareste lì come fessi a ondeggiare dei sì al muro, come cammelli sapientoni che trottano nella notte stellata. E poi c’è Nation Of Indica solenne e minacciosa come una maledizione millenaria. Brant urla fino a scorticarsi il messaggio filantropico su Amore e Pietà, ok, ma c’è qualcosa di troppo folle e allucinato nella sua interpretazione, per dare la sensazione che sia un discorso corroborante. Fa più pensare a un pazzo che incita il mondo su una cassa della frutta capovolta, lungo la grande strada d’America, mentre facce di marmo gli sfilano davanti indifferenti. Ma Brant se ne sbatte. Brant Bjork, detto il luminoso.