Burning Witches – So Execute!

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Le Burning Witches sono sfizzere e vengono dal distretto di Brugg, dove si vocifera che il governatore Razzi da giovane svolazzasse di notte, con i denti finti da vampiro e un mantellone viola (quello nero con l’interno rosso non gli era riuscito di trovarlo da nessuna parte).

E lo ammetto senza problemi, sono quattro sfizzere che menano tosto. A sentirle al volo, prima di studiarmi a fondo le loro vite, pensavo che fossero tutti maschioni con una female singer là davanti a buttarla dentro (e fuori), invece no, sono donne dalla prima all’ultima. Vi risparmio i soliti svolazzi vagamente misogini sulle donne che praticano il metallo così bene che sembrano uomini, perché tanto non se ne uscirebbe vivi. Sono un misero maschilista borchiato. Potere ai cavalli. Passiamo al disco.

Haxehammer è un buon lavoro di metal tradizionale, il secondo da quando hanno iniziato un paio di anni fa. Epico e in grado di sintetizzare bene quanto di meglio è successo nel mondo heavy dal 1982 al 1992. Credo di aver fatto l’appello completo ascoltando i brani delle Burning Witches (non è una critica): Crimson Glory, Dio, Slayer, Blind Guardian, Judaskiller, Mercyful Fate, Gamma Ray, W.A.S.P. e ancora e ancora. Però ammetto che l’album è gradevole, divertente e realizzato con passione. Ma la passione non basta. NON BASTA, CAZZO! Ma in questo caso ce la facciamo bastare, perché le Burning Witches riescono a piazzare almeno tre canzoni notevoli. La title-track, così vicina ai Blind Guardian prima che diventassero musicalmente obesi, vale a dire il periodo 1988-1992. Maneater, power baldanzoso con rimandi all’antropofagia e il sesso. Molto interessante… E infine segnalo Dead Ender, che sembra un po’ Holy Diver ma è grossa come un budello dei Manowar. Provare per cessare di miscredere.

Nel finale, per specificare che Dead Ender non somiglia tanto al classicone di Ronnie Dio, le Burning Witches lo coverizzano, tanto per chiarire che il pezzo loro ha delle grosse differenze con l’originale. Ed è vero.