Editoriali Pascolando

Nanowar and Mastrota and Lucca Comics 2018

Questo è per me l’ultimo Lucca Comics fino a nuovo ordine. La passione per l’universo geek è andata scemando nel tempo. Videogiochi ne pratico pochi, e pure vecchi. Manga ne leggo, ma di rado e centellinando, perché so tutti uguali ormai. I comics, a parte Spawn per dire un nome, non m’interessano. E poi diciamocelo: i trve cosplayer mi stanno sui coglioni.

A scrivere queste parole mi viene il magone, però è la verità. Poi se il biglietto degli stand continua a salire così di prezzo, la prossima volta dovrò chiedere un mutuo per poter visitare l’ennesimo venditore con la stessa roba venduta all’infinito ovunque.

Se nei miei primi anni di Lucca Comics ho notato una certa disuguaglianza tra i vari rivenditori, oggi l’unica variabile è il prezzo. Una caccia allo sconto.

Qualcuno asserisce numeri da record, ma a parte il picco del Sabato, ho trovato invece la città piuttosto agibile. Il 2014, quello è stato un anno pieno di gente.

E quindi mi si chiederà, com’è stato questo Lucca Comics? Non un avventura come in passato, ma giusto una pausa tra una pioggia di merda e la prossima pioggia di merda.

E il metal?

Il metal non è venuto meno in questo evento, seppure il fonico del Lucca Comics abbia dato il meglio di se, ricordando che da queste parti vanno avanti solo le raccomandazioni.

Ho avuto la fortuna di rivedere i Nanowar of Steel, peccato per i pessimi suoni. Mr Baffo c’è rimasto un po’ male quando gli ho detto che la sua voce era quasi assente da bordo palco, ma la verità è amara come il sapore d’un ano. Tutti lo vogliono, ma al palato non è come lo immaginavi.

Hanno iniziato con leggero ritardo, con quelli del Lucca Comics, cronometro alla mano, a urlargli dietro di darsi una sbrigata, che i Lacuna Coil dovevano fare il sound check d’un ora e mezza. Altro che il live dei Six Feet Under annullato.

Ci avevano promesso la presentazione del nuovo album, e così è stato… in parte. Ma almeno dategli il tempo di cantarci quei due pezzi in più invece di limitarsi solo a regalarci le già blasonate tracce presenti su youtube da mesi, delle quali una anche assente dal disco.

Questa non è una critica a loro, ma anzi alla pessima gestione del Lucca Comics che li costringe a correre come Varenne verso la vittoria. Ma a me sinceramente non piacciono le clip porno di dieci minuti quando mi masturbo.

Poi qualcosa accade. Feudalesimo e Libertà sembra concludere come la volta precedente la serata, poi vanno via, si fanno desiderare e… NO. Lo imperatore non vuole andarsene. Sta per annunziare qualcosa. Avevano promesso l’annuncio della sua vera identità dopo anni di omonimia. Finalmente darò un viso a colui per il quale mi sono spaccato la schiena in questi anni.

Un viso conosciuto, la presentazione d’una televendita. L’imperatore s’è desto. È Giorgio Mastrota.

Il resto è storia, anzi è LA storia.

Giorgino è emozionato, segue con lo sguardo il resto della band perché non è avvezzo a un emozione simile. E mica se l’aspettava il pubblico che urlava come manco Sasha Grey avesse promesso un bukkake free ai primi cento acquirenti.

Concluso il concerto lo trovo mentre scappa con il bodyguard verso la sua dimora. Riesco almeno a rubargli un abbraccio, convinto che più di così la serata non potrebbe migliorare. E infatti non migliora.

Cacciati dall’area palco, vi torniamo per ascoltare i What A Funk e… i Lacuna Coil.

Qualcosa non è andato come doveva

Se già il palco non faceva abbastanza cagare, hanno fatto di tutto per farmelo odiare.

Un’ora e mezza di sound-check, dico un’ora e mezza di sound-check per cosa poi?

What A Funk con uno spazio tempo disponibile di soli venti minuti, col bassista che lotta col suo strumento assente. E se mi togli il basso nel funk cosa cazzo mi rimane? Appunto.

Poi salgono i Lacuna Coil con la loro aria ganza e quel rock/metal uscito dalla MTv genetation che non vuole saperne di crepare.

Ho resistito tre pezzi, che manco tanto conoscevo, poi ho gettato la spugna. Se qualcosa sopportavo di quella generazione, ora non reggo manco le mummie che vogliono tenerla in vita. Bocciati ancora prima di essere ascoltati.

Sul treno del ritorno dormo pensando a giorni di gloria migliori.

Metallo o non metallo? No, gara cosplay

L’ultimo giorno, per puro caso,  ci ricordiamo che dovevano salire sul palco, per concludere il Lucca Comics i Wind Rose; gruppo power metal Pisano. Sulla carta non mi piacevano, ma è un concerto gratis, quindi gusti tutto come quando vai al buffet e riempi il piatto a occhi chiusi.

L’evento doveva essere per le sette, ma siccome il palco è bloccato dalle due con la gara cosplay, perché non ritardare tutto d’un ora? A chi darà mai fastidio? Non so, tipo a noi poveri fessi che abbiamo deciso di venire prima per prendere posto.

I porco deo sfrecciano come le madonne sui camion. Trovati due colleghi del metallo si fa a gara a chi farà scendere i presentatori dal palco per ruttargli il porco clero della leggenda, mentre noto il bassista dei Wind Rose pronto a decapitare col suo basso il primo carnevale che gli passi accanto. Fortuna non mi sono vestito oggi.

L’ora di attesa è stata letale, ma almeno il compenso è stato valido.

Certo una band come questa non l’ascolterei mai su disco con una certa frequenza; anzi non lo ascolterei e basta. Ma live è impossibile non scatenarsi con loro.

Certo, se magari il fonico si ricordasse che oltre la tastiera esistono una chitarra e un basso gli direi anche grazie, ma è chiaro che da queste parti i volumi non contano.

Salutata la band, si torna a ritroso sui propri passi, mentre un signore inglese ci chiede informazioni sul concerto, sull’evento in se, sulle nostre avventure, regalandoci come dono il consiglio d’ascoltare i Sublime. Un dono per la nostra bellezza, giovinezza e… barba.

La città sta già dormendo, rimangono in piedi solo gli operai che per il mattino dovranno aver smontato e portato via gli stand.

Eppure questo silenzio è inquietante. Un contrasto con il rumore bianco della mattina che fischia ancora nelle orecchie.

Ci soffermiamo giusto un secondo alla pizzeria per mangiare un pezzo, mentre il pizzaiolo dietro il bancone mentre pulisce gli ultimi arnesi sporchi di farina canta, non capisco il perché, l’inno italiano per eccellenza, la colonna sonora d’un estate conclusa, non che la canzone del mio duemila e diciotto dal millenovecento novantacinque.

Seduto sul treno quasi non credo sia passata una settimana e dovrò tornare alla mia routine.

Mi mancherà il Lucca Comics? Forse, ma non tanto come evento in sé quanto più in senso di pausa vacanziera nella mia vita, che mi  ha accompagnato per molti anni, tipo un amico con il quale ti trovi una sola volta l’anno, perché sai di sopportarlo solo in piccole dosi.

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