Einherjer – Norrøne spor (o della soda tallica)

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Ma come son belli gli Einherjer, ma come son sodi, come son quadrati, schietti, buri, muri, puri, duri, urobori. E potrei continuare per tutta la lunghezza della recensione senza in questo modo riuscire a farvi capire effettivamente come suonino gli Einherjer. E tentare una simile impresa al tempo di you tube e spotify ha del patologico ma questo è il posto dove ogni pazzia è necessaria, anche la più inutile. Prendete i Satyricon da Volcano in poi, metteteci sotto la sezione ritmica più metal classica che possa venirvi in mente (Manowar, Dio) aggiungete melodie folkeggianti da cantare agitando un bicchierone di birra con la mano stretta a pugno e avrete una certa idea di come sia Norrøne spor.

E per come la vedo io, il Padrecavallo che tutti ammirate e seguite (bontà vostra) gli Einherjer hanno bene in testa uno dei requisiti fondamentali del buon metal: la semplicità, la quadra che vi faccia accettare la pera di energia e dirle sì e sì con il cranio crinuto, e poi cori che nutrano il cuore e spingano la serotonina nei canali giusti. Al termine di un pezzo come Mine våpen mine ord o magari The Blood Song, siete pronti a combattere le avversità, la malattia, il raggiro e la concussione aggravata, non temerete di vilipendere le autorità e dalle vostre membra si sprigionerà un coraggio inedito, disperato tipico di chi ama a fondo, fino a rimetterci il portafogli, di suo già mezzo spolpato da un sistema lavorativo che per affrontarlo e sopportarlo, ci vorrebbe un Norrøne spor per ogni mattino, altroché.

Che poi c’è tanta malvagità, c’è l’insalubre scuola dei Darkthrone e di Satyr, gli accordi malevoli del black più blackettone, ma tutto il fiele è messo in una catapulta di cassa/rullante e scagliato come pioggia corrosiva contro i bastioni grigi del mattino più autunnale e spento che possa ottundervi la boria alle 7 e 30. Della serie: il mattino sembra che abbia l’oro in bocca ma per i più di noi sono soltanto cubetti di piscio che vanno sciogliendosi!

Gli Einherjer chiudono il disco con la cover di Deaf Forever dei Motorhead, grandissimo pezzo del periodo Orgasmatron. Cosa buona e giusta. Aggahul! Abubah. Scusate se continuo a scrivere parole senza senso, ma devo raggiungere un certo numero di battute altrimenti il SEO non è a posto.