Pascolando

Flotsam and Jetsam – In fondo al Chaos c’è musica figa!

The End Of Chaos è un disco dei Flotsam and Jetsam, del 2019.

La fine è vicina!

Da tempo il panorama di metal più “robusto” si stava rivelando poco innovativo e mancava di energia vera. Sembra proprio che ultimamente la scena però si stia rivitalizzando grazie a gruppi di sicura scuola come i Powerwolf, i Fifth Angel e i Flotsam and Jetsam, che riescono a sfornare gemme di raffinata violenza, degne di paragone con nomi sacri del thrash dei bei tempi felici.

The End Of Chaos, l’ultima fatica di casa F&J, è appena arrivato nel mio stereo e già ha fatto di me un centauro felice. Mi ritrovo a scuotere la testa come se ancora fossi dotato di adeguata criniera: quando purtroppo l’aerodinamica spietata, gli anni e i chilometri hanno portato via con sé i miei lunghi capelli di un tempo. Va beh!

Un disco faster in perfetto stile thrash metal, che ha tutti i permessi e i decreti per posteggiare nelle nostre autoradio per mesi, con una voce pulita ma decisa (Erik “AK” Knutson ci sa ancora fare) e delle sane chitarre che si impongono con un muro sonoro solidissimo.

Fondati da Jason Newsted nei primi anni ottanta, i Flotsam and Jetsam sono una di quelle band che mi sono sempre piaciute perché coerenti. Il loro genuino metallo non mostra fronzoli inutili, tutto ha una collocazione adeguata nella struttura armonica. Il risultato è un’una iniezione di nitro (e nitriti) nei cilindri da dirittura di arrivo.

l’orrore!

Da quando li conosco, i ragazzi di Phoenix sono famosi per la genuinità della loro musica e le copertine pessime, dalle quali devo dire non si discostano neppure con questo nuovo lavoro: la cover con il mostrazzo che sgranocchia la statua della libertà è inguardabile ma va bene così. Il metallo onora la tradizione, anche se pessima.

Ma veniamo alla musica. In apertura c’è Prisoner of time, pezzo che alterna momenti veloci a tempi rallentati, ma supportati da un lavorone di ritmica che sottolinea la bravura di Michael Spencer e Kelly David-Smith, rispettivamente bassista e batterista del gruppo.

Bellissima la seguente Control, probabilmente il pezzo più movimentato dell’album, un vero toccasana per ridare forza a pazienti stanchi o ai depressi cronici.

                                                           “Negli ospedali, la voglio, negli ospedali!”

Un solo ascolto e si ridiventa quindicenni brufolosi che suonano la solita chitarra immaginaria in giro per casa, come ben sa mia moglie che mi ha guardato con amorevole condiscendenza mentre le passavo davanti indossando le cuffie convinto di essere solo in casa.

I Flotsam and Jetsam ne hanno fatto anche un video e la canzone è talmente figa che distrae persino lo sguardo dal disegno sullo sfondo della pagina (che altro non se non la tremenda copertina di cui parlavo prima). Ascoltate questo pezzo e ditemi che il thrash non è vivo e attivo in questo 2019. Anno non poteva cominciare meglio per chi ama il suddetto genere.

Altro pezzo molto interessante è Demolition Man, pure esso corredato di videoclip reperibile in rete (ben fatto, per altro). Una canzone che ripropone atmosfere anni novanta riviste e aggiornate con maestria.

Steve Conley e Michael Gilbert fanno un lavoro eccezionale con intrecci di chitarre da brodo di giuggiole, dando ottima prova delle proprie capacità praticamente in ogni canzone. L’album intero è una vera lezione di metal che riesce a calamitare l’attenzione dell’ascoltatore dall’inizio alla fine, come si intitola appunto il pezzo in chiusura: The End.

Anche a livello di testi c’è un lavoro non scontato e funzionale ai riff martellanti. Basti pensare al ritornello di Survive: Possiamo sopravvivere ancora una volta? Il terrore, il dolore. La tragica perdita nuovamente. Possiamo sopravvivere ancora una volta?”. Cazzarola è roba che fa sembrare The Walking Dead un carnevale con maschere sporcaccione e cubane seminude che ballano.

Certo ascoltare i dodici pezzi che lo compongono uno dietro l’altro potrebbe risultare fatale a chi non ama il metallo, ma si suppone che, se siete arrivati fin qui nella lettura di una recensione sui F&J, voi siate parte della grande famiglia che si emoziona con un basso che pare un martello pneumatico e un assolo ben fatto (in questo caso ascoltatevi il simpatico volo di note dal minuto 2,40 circa di Prepare To Chaos e ditemi se vi mette nelle vene nuovo carburante per scorribande dure.

Si, amici scalpitanti con le cuffie sulle orecchie, sento nell’aria una nuova grande stagione del metallo in arrivo sulle ali di dischi come questo. Il nostro mondo potrà anche andare in fondo al caos, come sostengono questi simpatici signori americani non più giovanissimi, ma se lo fa con una colonna sonora così allora c’è speranza!

Ed ora apocalitticamente vi saluto e torno a registrarmi il minimo nel mio antro, che sa di olio per motori, biada e birra scura.

A tutto volume, ovviamente!

Ti potrebbe interessare anche

Iscriviti alla Mailing List di Sdangher
Inserendo la tua email, acconsenti al trattamento dei tuoi dati personali.