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Currents, Currents, guagliò – La rece di I LET THE DEVIL IN!

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I Let The Devil In è un disco dei Currents, del 2018.

Girate al largo trueisti. I Let The Devil In parte con una sguainata in blast-beat ma è solo un troll prima del solito alternarsi di voce growl e scream effettatissimi, riffoni ultra-compressi e ritornello lagnoso. Siamo sempre lì. Metalcore. Questa musica è nata con i migliori auspici. C’era gente come gli Every Time I Die e i Today Is The Day che faticarono per imporla all’attenzione del mondo e ci riuscirono dopo essersi presa una bella scorta di verdura marcia. Fortunatamente il mercato discografico collassò poco prima che qualche eminenza grigia del music-business trasformasse il metalcore nel next new big thing, e soprattutto prima che ce lo imponesse anche in Europa. Noi del vecchio Occidente su band come Shadows Fall o Killswitch Engage ci abbiamo sempre pisciato un po’ sopra. Non tutte le volte a ragione.

In America oggi non si sa più quale sia il trend in ambito metal. Tenendo presente che il metal non è un trend da un bel pezzo, dalle loro parti. Di sicuro continuano ad arrivarci questi gruppi metalcore. Devono amare ciò che fanno, non ho altre spiegazioni.

I Currents hanno debuttato con The Place I Feel Safest nel 2017, riuscendo a imporsi all’attenzione degli appassionati come una promessa bella e buona. Il ritorno della band con un altro EP di cinque pezzi non era così necessario ma si sa come funziona con le etichette: spingono gli artisti affinché producano qualcosa di continuo, così la gente non se li dimentica. Ma se uno è bravo, la gente NON LO DIMENTICA, CAZZO! Almeno non la gente che ricorda, che spera in qualcosa di bello. Poi c’è la massa dei lobotomizzati e con quelli è una battaglia persa. Va beh…

L’ansia da presenza continua è la principale rovina delle band giovani, costrette a infilare uscite su uscite alla faccia dell’ispirazione e dell’urgenza creativa. Certo, nulla è più bello per un gruppo che creare canzoni e vederle pubblicate, ma I Let The Devil In non ha tutta questa gran necessità di esistere. C’è un bel ritornello (My Disguise) e poco altro. È solo del cazzo di metalcore. Come già ne abbiamo dovuto ingerire e purtroppo ancora ce ne presenteranno a colazione, pranzo e cena.

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