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Freddie Mercury e il fantastico mondo dell’AIZZZ!

freddie mercury

Questo articolo parla di Freddie Mercury e altre menate, nel 2019.

Procedono le riprese del biopic su Elton John e qualcuno si domanda se, per quanto si possa trattare di una boiata piena di falsità e retorismi, non sia utile ad avvicinare i ggggiovani al mondo del rock. Certo, succederà. I film sono sempre stati efficaci nell’introdurre nuove generazioni al culto di vecchi miti musicali. Basti pensare al film sui Doors di Oliver Stone. Ricordo benissimo ragazzini di 13-14 anni in fissa con la band di Morrison, i diari pieni di quelle frasette in stile baci perugina del decadentismo tardivo, i poster, le magliette… Se gli domandavi qualcosa sui Gretiful Dead, Jefferson Airplane o persino Pink Floyd e Stones ti rispondevano che non gliene fotteva niente. Per loro esisteva solo Jim. Magari qualcuno in seguito passò agli altri protagonisti del club 27 e si appassionò alla Joplin (se non c’è prevedo un film su di lei quanto prima) o a Hendrix, ma la maggior parte di quelli che nel 1992-1994 sentivano rock si porta ancora oggi un bagaglio di nomi che va da Guns, Bob Marley, Metallica, Queen, Nirvana e Doors. Punto.

E a proposito di Queen. Gli anni 90 furono i loro. Più che del grunge o dell’alternative rock, l’industrial e tutto quello che siete soliti abbinare a quella decade, almeno in Italy, il pubblico melomanesco era in fissa con la band di Mercury, che dominò le nostre classifiche senza praticamente fare dischi per tutti e dieci quegli anni, e questo per via di un motivo che con la musica non centra nulla. L’AIZZZZ! che si portò via il poverò Freddie.

Io iniziai a sentire i Queen grazie a quel mega-lancio promozionale della morte. Era schiattato di AIZZ e quindi io ascoltavo le sue canzoni. Ricordo (vi prometto che non tedierò a lungo i lettori con l’amarcord) che non avevo neanche un disco. Non avevo nemmeno delle registrazioni in cassetta. Io guardavo a ruota lo speciale di Italia 1 messo in onda dopo la morte del cantante e che prontamente mi ero registrato su una VHS. Si vedevano spezzoni dei videoclip, c’erano delle interviste e la voce off del giornalista che dipingeva Mercury come una sorta di Messia del rock crocefisso da cazzi a forma di peni senza preservativo. Maledetta AIZZZ, come hai osato? Portare via il cantante dei cantanti, la band delle band, il baffo dei baffi.

Dopo uscì Greatest Hits 2. O meglio, mi sa che uscì un po’ prima dell’annuncio della malattia di Freddie e a breve distanza della sua morte. Sì, c’era lo spot in TV, ora ho presente. Dalle immagini e gli assaggi di canzoni non riuscivo a capire che roba facessero, ‘sti Queen.

Dopo la morte di Freddie Mercury comprai la raccolta e me la sentii per mesi. A poco a poco iniziai ad acquistare anche i dischi o a farmeli doppiare. Intanto però scoprii i Led Zeppelin, i Maiden, i Deep Purple, i Kiss, Scorpions… E nel mentre mi accorsi che troppa gente sentiva i Queen. E che la maggior parte non amava nulla del rock a parte i Queen del cazzo.

In effetti la band inglese offriva un buffet pieno di alimenti vari: rock, hard rock, lirica, disco, pop. Facevano tutto, cucinavano qualsiasi cosa e suonava sempre fica, elegante, vincente. Come riuscivano in una tale illusione? Eppure era così.

E io iniziai presto a odiarli, come tutti i fenomeni moderecci senza contraddittorio.

Il bisogno di Freddie da parte della gente, riportò in auge il suo primo disco solista. Era uscito come Mr. Bad Guy nel 1985 e non se l’era cagato nessuno. Adesso, rilanciato col titolo The Great Pretender e successivamente in una versione remix, era diventato un best-seller da paura. Pezzi come Love Kills e Living On My Own diventarono dei tormentoni alla stregua delle cose di Scat-Man e Corona.

Sperai che il fenomeno scemasse ma nel 1995 uscì un nuovo album dei Queen. Non esistevano più eppure ecco un disco di inediti da far schizzare su nella classifica il nome della band ancora una volta: Made In Heaven. La voce di Freddie era usata come un ologramma sonoro (gli anni 90 sono stati la decade più necrofila di sempre. Neanche nel 1890 ci fu tanto amore e fascinazione per i defunti e i fantasmi). Dopo Il Corvo e Brandon Lee, Forrest Gump con Elvis e Kennedy, arrivava Mercury a cantare dall’oltretomba grazie alla tecnologia blasfema.

Altri due anni a farci due maroni così con i Queen. Le canzoni di Made In Heaven erano bruttissime, ma alla gente questo non importava. It Could Be Heaven For Everyone.

Mercury ormai era diventato una specie di San Francesco del Rock. Qualcuno assicurava che non fosse nenche gay, dato che aveva una relazione con una donna. Eppure da vivo Mercury sapeva essere una bella testa di cazzo, come chiunque. Non accettava il punk, snobbava il rock, specie dopo aver fatto i soldi e se nel 1985 Mr. Bad Guy avesse venduto come Dream Of The Blue Turtles di Sting, per i Queen sarebbe tutto finito. Ma così non andò perché Mercury, una volta libero di fare ciò che voleva, non sapeva che cazzo fare, a parte le feste gay e spendere soldi a New York e prendere l’AIZZZ.

Ma va beh. Ormai c’è Red Ronnie ad aprirvi a tutti gli occhi 1111!!!!!!111 su chi era davvero Freddie Mercury, a me non resta che tagliar corto e darvi il link di un episodio saliente del suo gerontoxy bar.

Ma chiudiamo con la rassegna Queen anni 90. Dopo Made In Heaven arrivarono altre raccolte e altri pretesti per usare e mettere in giro le hits dei Queen. Uscì persino un Greatest Hits III in cui erano inseriti gli estratti di Made In Heaven e del Mercury solista rieditato. E qualcuno lo comprò!!!!!111!!

Questa fu la chiusa degna di una decade molto merdosa. Era il 1999.

E non voglio andare oltre. Faccio un salto direttamente a Bohemian Rhapsody, il film che ha rilanciato ancora una volta i Queen tra i giovanissimi e ha garantito alla band nuove generazioni di fan per i prossimi decenni.

Vorrei dire una cosa a riguardo di chi gioisce: i pischelli di oggi sono un po’ diversi da noi. Vi porto a esempio il soggetto a me più vicino: mia figlia Matilde.

Lei ha scoperto i Queen poco prima del film e sua madre ha pensato bene di portarla al cinema a vedere Bohemian Rhapsody, tanto la parola gay si usa per definire un uomo molto felice e le scene torbide sono spinte la metà di uno spot della Saratoga.

Ovviamente la piccola si è commossa e una volta uscita dal cinema era così innamorata di Freddie Mercury da non capirci più nulla. Nei giorni successivi andava al PC non per giocare a qualche immonda schifezza di videogioco gratuito della rete o per seguire le ciance senza capo né coda di una vlogger di quindici anni.

No, stava lì imbambolata a guardare i video dei Queen.

Uno di quei giorni sono andato edicola e ho scoperto che Classic Rock aveva fatto uscire, con tempismo stategico, un numero speciale sui Queen. L’ho comprato e l’ho regalato a mia figlia. Lei se lo è divorato.

Il film ho poi deciso di vederlo insieme a lei e non l’ho trovato malaccio. Ci sono delle inesattezze ma pazienza, Malek mi piace e la storia alla fine, più o meno è quella lì. “Ciò che conta è vedere la mia bambina trafitta dal rock”, ho pensato. “Ora potrebbe passare a Prince, Rolling Stones, Beatles, The Stooges, Cannibal Corpse…”

Campa cavallo…

Fino a due settimane fa lei non ha voluto altro se non vedere i video dei Queen. In macchina le ho messo gli Iron Maiden e i Tears For Fears. Niente. Anzi, ormai mi dice che devo togliere ‘sta roba. Lei ha le proprie idee su ciò che gradisce o meno sentire, su quello che vale e quello che non vale in musica. I Queen valgono, il resto no.

Iniziano a ristarmi sul cazzo, i Queen, dopo quasi vent’anni.

Poi l’altro ieri Matilde mi comunica che ascolta ancora le canzoni della sua band preferita, ma iniziano a saperle noiose.

Fine dei Queen per Matilde.

Ne consegue che: va bene, i film sono utili a propagare il rock e i suoi miti nel corso dei secoli. Ed è anche vero che le tragedie garantiscono nuovi miti e nuovi film, ma la fruizione dei giovanissimi è diversa. Io passai due anni a sentire i Queen prima di iniziare a essere sazio. Avevo poco e lo gustavo moltissimo. E mi ci vollero mesi per rimediare una cassetta o un CD intero dei Queen, dopo il Greatest Hits 2. Se avessi avuto You Tube e Spotify quanto avrei impiegato a riempirmi le palle con tutta la loro discografia?

Non sto dicendo che era meglio prima, bando alla nostalgia da due soldi. Però questa differenza c’è. Io, dopo due anni di frequenti ascolti, nel 1993, decisi di mollare i Queen. Dopo due mesi, mia figlia fa lo stesso e non ha altro a cui passare. Fine della sua esperienza col rock????!!!?!!

Spero di no.

Toccherà anche a Elton John. E poi a Janis Joplin. Ma le nuove generazioni fagociteranno tutto molto in fretta. E rigurgiteranno subito per fare spazio ad altro. Alcuni magari finiranno per comprare i vinili dei Queen e dei Grand Funk Railroad ma avranno l’età da vinile. Cinquant’anni. Non è mai troppo tardi per il rock.

Altri, molti altri no. I pischelli conosceranno i pezzi famosi del rock e poi si dedicheranno ad altro. Non resteranno invischiati. Non gli ci vorranno anni per ascoltare canzoni di cui avranno prima sentito solo parlare per un sacco di tempo. Non spenderanno un soldo per il rock.

Al contario di quello che dice Adriano Cellinmano (a cui voglio bene) rock e lento non sono antitetici, perché il rock, il vecchio rock, va gustato lento. Il pubblico di oggi non è rock, è speed metal. Solo che lo speed metal gli sa una merda.

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